Viaggio nell'autobiografia3

Non si viene al mondo attrezzati di una mappa che ci consenta un immediato orientamento dentro un orizzonte di significati già disponibili. Si nasce, invece, gravati dalla responsabilità di disegnare la mappa mentre si sta in cammino. Non ci è dato di costruirla in un luogo quieto, ma nel bel mezzo dell’esperienza. In questo senso siamo animali erranti alla continua ricerca del senso dell’abitare la terra e il mondo”.
                                                                                                                              (Luigina Mortari)

Ripensare la propria storia, ripercorrendola nelle sue tappe più significative, ricercare un senso di continuità e coerenza dentro il proprio percorso evolutivo, costruire un progetto di sé e per sé attraverso un processo che è certamente riflessivo e cognitivo, ma soprattutto emotivo, rappresenta un vero e proprio spazio per sé che diventa cura di sé. Spazio per sé che, nel tempo e nel raccoglimento, nell’attenzione e nella concentrazione, crea un luogo interiore di silenzio e di ascolto lontano dai ritmi incalzanti e spersonalizzanti della vita quotidiana. Un tempo per sé ritrovato scrivendo di sé, che diventa il tempo dell’incontro con sé stessi, lo spazio entro cui costruire la propria soggettività e la direzione del proprio progetto di vita. Accingersi a raccontare la propria vita diventa, dunque, un modo per rispondere alla necessità di trovare non un significato, ma il senso della propria esistenza.