E' grande il bisogno di raccontarsi

Da alcuni anni faccio parte di una nota Associazione che offre sostegno ai bambini ricoverati in ospedale ed alle loro famiglie. In particolare mi occupo della formazione dei nostri numerosi volontari.
Ho seguito alcuni corsi di aggiornamento per svolgere al meglio questa attività ma oggi partecipo ad un corso solo per me. 
Entro, per la prima volta, nella sede della Fondazione Giancarlo Quarta che lo ospita, l'ambiente è soft e accogliente. Mi invitano ad accomodarmi in una sala riunioni dove ci sono già altre persone, per ora sono donne. Sul tavolo alcune graziose ciotole con dei biscottini e per ognuna di noi un blok notes di carta immacolata. Già mi piace questa cosa! 
Attendiamo tutte l'arrivo di Sonia, la nostra docente, non ci conosciamo tra di noi, siamo qui per un corso di scrittura autobiografica. Non solo, l'esperienza che ci accomuna, sebbene con risvolti diversi per ognuna di noi, è quella della malattia grave che un giorno, più o meno all'improvviso, è entrata prepotentemente a far parte della nostra vita. 


Con un giro di tavolo iniziamo a conoscerci raccontando brevemente un frammento del nostro vissuto. Sonia, dopo averci letto un brano tratto dalla sua autobiografia, ci invita a scrivere una lettera indirizzata a se stessi e al termine ci propone, per chi se la sente, di condividerla con le altre leggendola ad alta voce. 
E' grande il bisogno di raccontarsi! Ascoltiamo tutte in religioso silenzio la voce di chi narra di sè. In alcuni momenti questa voce è incrinata dal pianto, interrotta da una pausa, accompagnata da un mezzo sorriso. Si crea quasi dal nulla un clima di intimità che invita a lasciarsi andare. Sappiamo che nessuno giudicherà le nostre parole, ci sentiamo libere di esprimere le nostre emozioni a volte trattenute o nascoste per anni. Sonia ci conduce abilmente nel percorso della narrazione del sè. Accoglie i nostri timori, ci invita a esprimere ciò che nasce dal profondo, dal dolore inespresso, apre la strada per una diversa interpretazione del vissuto. 
Al termine del primo incontro non mi sono accorta del tempo trascorso se non che qualcuno deve correre a prendere un treno. Non ho ancora memorizzato il nome di tutte, siamo in otto, ma sento di aver fatto un buon lavoro insieme a loro, ho la sensazione di essere un po' più leggera.
Mentre scendo le scale rifletto. Le donne da sempre sono le detentrici degli equilibri famigliari e oggi, occupate in mille attività, fanno sempre più fatica a trovare un momento da dedicare alla loro interiorità. Quando poi la malattia o un lutto, nel senso più esteso del termine, le colpisce duramente non sempre la famiglia riesce a reggere il carico emotivo di una situazione che cambia così repentinamente.  
Chi soffre non sa come chiedere aiuto, chi vorrebbe offrirlo, a volte, non sa come canalizzarlo. 
La scrittura autobiografica guidata permette, a chi scrive, di rivelare parti di sè ancora inesplorate e ricche di potenzialità. Quando il dolore, negli anni, viene accantonato o represso logora la persona che lo trattiene. Liberare questo dolore, attraverso la scrittura e la condivisione con chi ha vissuto realtà simili, oppure anche diverse ma di profonda sofferenza, aiuta a sentirsi meno soli e ad avere la possibilità di recuperare energia vitale per se stessi e per chi ci sta accanto. 
Grazie Sonia. E al prossimo incontro! 
Raffaella