Le paure dei pazienti ci risvegliano le nostre paure

Cara Sonia, 
come stai? scusa il ritardo ma è da un po' che sono in fibrillazione per motivi di lavoro. Mancano 5 medici, abbiamo tanti problemi, tanti turni e tanta stanchezza così ho traascurato le cose che preferisco. Comunque in una delle mie notti di guardia, quando ancora si viveva...!!! ho scritto delle riflessioni che solo oggi riesco a riportarti.  


Dunque riguardo all'esperienza di laboratorio di scrittura per noi medici:  
 
Intanto mi ha spinta la curiosità a vivere questa esperienza per conoscere le mie reazioni di fronte ad emozioni che normalmente non contatto, ma tendo a rimuovere.  
 
L'esperienza: ho vissuto lo scrivere come potenza, forza, coraggio che ci permette di esprimere con più chiarezza e lucidità quello che siamo. Scriviamo sempre con distacco, con distanza dagli eventi, dai sentimenti e riusciamo a vedere e a vederci con più obiettività, con più profondità e questo ci consente di accettarci, di perdonare e di perdonarci.  
 
Perchè ad un medico può servire: per conoscere meglio le proprie e le altrui emozioni, per contenere le emozioni degli altri, per meglio accoglierle senza uscirne turbato o impaurito. Contattiamo le nostre paure per contenere quelle degli altri. Soprattutto sono le paure che ci bloccano, che ci fanno male, che non vogliamo sentire ed un paziente ti invia sempre la paura di morire, di non farcela. Le paure dei pazienti ci risvegliano le nostre paure, non solo del morire, ma delle nostre inadeguatezze, di non essere all'altezza, di non essere riconosciuti, di non valere, di non esistere...di non essere amati. Dai colloqui con i pazienti emergono tante paure legate al presente ed al futuro. Lo scrivere ai nostri familiari, a persone che sono state significative nella nostra vita ci fa ricordare i nostri momenti critici, ci fa ritrovare la radice dei nostri sentimenti legati al nostro vissuto, alle nostre relazioni che nel ricordo scritto e non solo pensato diventano lontani e svuotati da forti emozioni, forti contrasti. Questa "fredda analisi scritta di noi stessi" ci libera dal nostro passato e ci consente di vivere più nel presente nell' oggi. A differenza del pensiero interiore che "gonfia i ricordi di emozioni" lo scrivere ha un effetto di lasciare andare e quindi quasi una funzione di perdono. Per questo scrivere ci allontana da un passato che forse solo nel ricordo pensato non è poi così vero. Questo distacco "da noi stessi" diviene la forza per poter ascoltare, accogliere, condividere ed aiutare chi incontriamo nella nostra professione. E' un percorso che non finisce, perchè mai ci libereremo del tutto, ma vale la pena iniziare.

Luisa