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Hanno dubitato delle mie parole, senza dubitare delle loro sicurezze

Ho 45 anni, tre figli, una vita normale, serena, senza preoccupazioni economiche, io sono casalinga per scelta, e mi occupo dei figli, della scuola, dei miei hobby di pittura, lettura e bricolage.
Sono equilibrata, mai eccessiva e contenta di quello che ho. Mio marito per fortuna ha un ottimo lavoro che ci permette di vivere agiatamente, senza sfarzo ma senza che ci manchi il necessario. Questo per inquadrare la mia persona e la mia personalità.
Sono sempre stata bene fino a marzo di quest’anno quando all’improvviso un’emicrania micidiale mi ha portata al pronto soccorso con codice rosso perché non riuscivo più a parlare, non avevo più sensibilità alla parte destra del viso ed al braccio destro. ù
Devo dire che mi hanno subito soccorsa, hanno fatto quello che ritenevano fosse da fare ed escluse le cose più importanti mi hanno trattata con FANS endovena che nel giro di qualche ora hanno risolto la situazione.
Il neurologo che mi ha visitato dopo ha deciso che si trattava di ansia e stress e senza richiedere ulteriori indagini mi ha prescritto ansiolitici tutte le sere, che io ho rifiutato, e sono uscita dalla studio a queste sue parole “allora si tenga i suoi mal di testa e la vita così com’è”.
Dopo,  la mia  vita si è modificata davvero, ero sempre più stanca, sempre in preda a micidiali mal di testa che mi costringevano a letto (anche 10 episodi ogni mese) e sempre più preoccupata, ma forte della TAC del pronto soccorso che non evidenziava nulla di patologico in testa, me li tenevo pensando fosse una cosa capitata ma che sarebbe passata.
Estate da inferno fino ad agosto quando durante alcuni lavori di sgombero di un magazzino in cui volevamo fare un appartamento, mi sono sentita male, con vertigini, vomito, fatica a respirare.
Di nuovo al pronto soccorso.
In ambulanza l’infermiera mi si è avvicinata e mi ha detto, testualmente “signora, ora che siamo solo fra donne, mi dica: - col marito tutto bene?- perché sa, alle volte la vita è difficile ed è normale un po’ di ansia". Non riuscivo a capire nemmeno se ero viva o morta e ho solo risposto che andava tutto bene.
In ospedale hanno fatto RMN, visita cardiologia, visita neurologica: andava tutto bene per loro quindi anche il medico ha cominciato a chiedermi della mia vita, se io fossi contenta.
E mi hanno somministrato ansiolitici che io buttavo puntualmente nel lavandino senza nemmeno avvertirli perché ero talmente sfiduciata che aspettavo solo mi passassero le vertigini per potermene uscire. Dopo una settimana a letto ce l’ho fatta.
Nel frattempo però anche la mia fiducia in me stessa veniva meno, nel senso che tante volte mi sono chiesta se non avessero ragione loro, se tutto quello che sentivo non fosse mia invenzione per avere magari più attenzione dalla famiglia o per chissà quale altra ragione.
Per fortuna mi sono sempre risposta di no, che io proprio mi sentivo male, non era “una finta”. E ho continuato a cercare qualcuno che mi desse risposte.
Finalmente sono arrivata al centro cefalee della mia città dove una neurologa empatica mi ha ascoltata, mi ha visitata bene, ha preso nota di tutte le sfumature che uscivano dalle mie parole nel racconto della mia storia e si è presa un po’ di tempo per darmi una risposta.
Dopo qualche giorno ho ritirato il suo referto dove indicava alcuni esami da effettuare ed il sospetto di un PFO al cuore.
Ha prenotato lei per me le indagini ed aveva ragione in pieno: c’è qualcosa che non va nella coagulazione del sangue e il mio cuore ha un forame ovale pervio con importante shunt destro sinistro. Sarò operata e spero questo risolva i problemi fisici.
Ma oltre al momento difficile dal punto di vista della salute, mi fa molta rabbia aver subito queste vessazioni da parte di persone arroganti ed evidentemente limitate che hanno,  messo in dubbio le mie parole, senza mettere in dubbio le loro sicurezze.
Quando il personale sanitario comincerà ad accettare il fatto che il miglior medico di una persona è la persona stessa?
Quando riusciranno ad alzare il viso dalle scartoffie e cercheranno di capire la persona, se sono davanti a chi chiede aiuto psicologico, che deve essere indirizzato da chi può aiutarlo o a chi ha bisogno di aiuto perché ha una patologia e sta male?

Commenti   

 
#2 Massimo Capoleoni 2007-12-29 14:34
Vorei sapere se i vari medici e non che l'hanno visitata mancando della sensibilità e del rispetto dovuti al paz. sono stati poi informati della evoluzione e della diagnosi. Ci deve essere un modo per offrire a chi sbaglia,e tutti sbagliamo, la possibilità di conoscere l'errore e la possibilità di migliorare.
A tutti deve essere data la possibiltà di apprendere anche dai propri errori. Questo anche a tutela degli altri paz. che forse così potranno trovare medici migliori
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#1 Germano Calvi 2007-12-21 12:37
Cara Signora,
grazie per averci raccontato la sua storia. E' tutta attraversata dal tema dell'ascolto, che mi è molto caro e che ritengo così importante nel rapporto tra medico e paziente. Ascolto che dovrebbe essere concentrato sull'altro, sul paziente, e non sulle proprie idee o sui propri preconcetti.
Davvero grazie.
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