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C'è come un rinnamorarsi della vita

Per fortuna ormai sono già al sesto anno dall'operazione per cui si può dire che il peggio è passato. Quando è iniziato, non ho avvertito nessun disturbo: niente!
Io non ho mai fatto l'autopalpazione perché non ho mai capito bene come si doveva fare, ma ogni anno facevo una mammografia su consiglio del mio medico.
È venuto fuori durante un controllo, in seguito a un’ecografia.
Il tumore era piccolo ed è stato preso molto in tempo.
Quando mi hanno diagnosticato questo nodulo, nonostante facessi i controlli all’Ospedale Oncologico, per l’operazione sono andata al Centro Oncologico.
L’ho scelto per la sua fama e anche per l’aspetto estetico, sapevo che lì usavano tecniche meno invasive e quindi migliori da questo punto di vista.
Ho preso appuntamento e casualmente sono capitata con Carlo Bolognini, figlio di Bolognini.
Mi ha operata lui.
Purtroppo c'era già una ghiandola intaccata per cui mi hanno fatto lo scavo ascellare, quindi l'intervento è stato più pesante di quanto avessero prospettato.
Prima non erano riusciti a valutare esattamente la cosa, essendo così piccolo avevano pensato che fosse più limitato, invece…
Ovviamente tutte queste tappe sono dei traumi non indifferenti.
Non sono andata all'Ospedale Oncologico perché in occasione di questi controlli avevo avuto a che fare con una struttura difficile. Ogni volta partiva mezza giornata, in particolare quella volta avevano perso la mia cartella e ho dovuto litigare per farmi fare questa ecografia, perché avendo perso la cartella per loro non esistevo più.
E tutta una serie di cose del genere. Quindi avevo già quest’esperienza negativa, ma credo che avrei comunque scelto il Centro Oncologico per la fama, e anche perché avevo chiesto consiglio ad alcuni parenti.
Ho un cugino dirigente Asl che, in quel periodo, stava lavorando proprio con Bolognini sullo screening del cancro alla mammella, e ovviamente loro mi hanno confortato in questa scelta. Però non ho approfittato dei parenti medici, ho preso l’appuntamento tramite l’assistenza sanitaria nazionale. Quindi sono stata operata lì e devo dire che mi sono trovata benissimo: è un ottimo albergo!
Adesso le cose sono un po' cambiate anche lì, perché sono oberati, arrivano pazienti da tutta Italia, soprattutto in senologia, ma, al tempo, ho trovato un'attenzione, un'efficienza e una cortesia veramente notevoli, e questo vuol dire tanto perché in genere io sono una persona molto critica nei confronti della medicina.
Da subito sono stata visitata da Carlo Bolognini che è stato molto attento e mi ha tranquillizzata dicendo che il mio caso era poco grave e che non dovevo temere per la mia vita e quindi, nella storia traumatica di questa vicenda, ero relativamente tranquilla.
Quando poi è venuto invece fuori lo scavo ascellare e si è trattato di prescrivere la terapia, è iniziata la fase più pesante, perché mi hanno prescritto chemioterapia, radioterapia e il tamoxifene, che è un ormone sintetico che serve a contrastare gli estrogeni, per cinque anni.
 Di fronte a questo sono andata fortemente in crisi, anche perché ero appena emersa da una vicenda familiare dolorosissima.
L'anno prima era stato un anno tremendo, avevo perso mia madre, avevo perso parecchie persone care tutte in quell’anno, tra cui mia cognata, che non aveva neanche 50 anni, per un tumore all'intestino.
Era condannata, non aveva nessuna speranza, ma era morta in particolare perché avevano sbagliato la chemioterapia, c'era stata un'accelerazione perché le avevano prescritto una chemioterapia troppo forte. Morale, noi uscivamo distrutti da questa storia e quindi quando ho sentito “chemioterapia” sono impazzita.
Irrazionalmente, me ne rendo perfettamente conto, però sono impazzita. Ho detto “io non la faccio”. Però non sono completamente incosciente, ho due figli, perciò ho detto: “Vediamo se c'è qualcuno che mi conforta in questo”.
Ho quindi fatto il classico “giro dei tre”.
Ho consultato un primo dottore, poi un'altra oncologa che lavorava in un'associazione dove c'erano delle mie amiche, e poi sono andata dalla dottoressa Deltoro che è oncologa e omeopata.
Nonostante abbia tutti questi parenti medici io ho sempre curato i miei figli con l'omeopatia.
Ho consultato queste persone relativamente alle terapie possibili e sono stata molto confortata nella mia scelta, anche se chiaramente mi hanno detto che dovevo fare la radioterapia e la cura con tamoxifene.
Visto che non si possono sentire troppe persone, alla fine ho scelto la dottoressa Deltoro, con cui ho avuto un rapporto di grande fiducia. Per altro lei non mi ha detto subito ”No, è inutile che lei faccia la chemioterapia”. Lei, omeopata, ha sostenuto la posizione del Centro Oncologico fino alla fine della visita. Solo alla fine della visita ha detto: "Credo che lei possa evitare la chemioterapia".
Naturalmente mi ha prescritto una cura, sperimentata ormai da tanti anni in una clinica svizzera dove ovviamente non prendono i tumori dall’inizio ma curano le persone già operate. In questa clinica sono andati anche personaggi noti, e lei ha importato questo tipo di cure in Italia.
Si tratta di un medicinale omeopatico a base di vischio che viene iniettato sottopelle.
Ho seguito lei. Ho quindi fatto la radioterapia, che è stata pesantissima e mi ha spossata tantissimo, e poi per cinque anni ho fatto questa cura ormonale. Dava anche dei fastidi ma io la sopportavo abbastanza bene. Inoltre lei mi aiutava con delle cose omeopatiche per sopportare meglio sia la radio che il tamoxifene. Per il resto ho seguito tutto l’iter del Centro Oncologico, dove ho apprezzato molto il fatto che quando ho detto che rifiutavo la chemio, l'oncologa che mi seguiva è stata molto civile e mi ha detto: "Lei non si deve sentire in colpa per questo, non deve pensare che noi la giudichiamo per questo".
Secondo me era anche d'accordo, ma questa è solo una mia sensazione.
Le ho parlato della cura omeopatica e lei si è segnata tutte le terapie che mi aveva prescritto l'omeopata.
L'ho trovato un segno di grande civiltà, e non è così facile da trovare, l'omeopatia è ancora vista come una specie di stregoneria.
Devo dire che nella mia vicenda, complessivamente ho avuto degli incontri civili, non è stato un aspetto per niente sgradevole della storia.
Comunque ho fatto questa cosa per cinque anni e ora da un anno sono libera.
Naturalmente devo fare tutti i controlli e questo periodo, tra ottobre e novembre, è il periodo che mi tocca. Però, tutto sommato…
La diagnosi mi è stata comunicata all'Ospedale Oncologico.
La dottoressa che ha letto l'ecografia ha visto subito che c'era un nodulo che era “partito” e mi ha detto che dovevo farmi operare immediatamente.
Questa è stata la prima comunicazione.
Dopo ho saputo che lei è un’ottima lettrice di ecografie, però devo dire che è stata piuttosto brusca nel dirmelo, rude. D'altra parte capisco che debbano essere un po' decisi, devono farti venire un po' di paura perché tu prenda provvedimenti. Invece quando sono andata al Centro Oncologico, fin dalla prima visita sono stata molto rincuorata, anche perché indubbiamente la mia situazione era molto agli inizi, tant'è vero che non pensavano che fossero già intaccati dei linfonodi, visto che era talmente piccolo.
Piccolo ma cattivo!
Al Centro Oncologico hanno una grandissima esperienza, ne operano talmente tanti!
Lì sono stata trattata bene pur essendo una qualsiasi, non avevo nessuna raccomandazione. Anche l'operazione è stata ottima, mi hanno salvato il seno, ho una cicatrice che tutti dicono “che bella cicatrice!”, quindi sono stati attenti anche sul piano estetico. Ciò nonostante, quando dopo l’operazione ho visto che non si erano limitati a togliere il nodulo, è stato un momento difficile.
Anche se loro avevano prospettato questa eventualità, io avevo capito che fosse una possibilità molto remota. Per cui quando mi sono ritrovata lì, con tutti i tubicini, é stato un risveglio duro. Non ero tanto preparata a quello.
Per quanto riguarda la chemio, il mio rifiuto sicuramente era in parte determinato dall’episodio di mia cognata, che mi aveva segnato molto.
Poi consideravo gli effetti collaterali, la perdita dei capelli, le afte, eccetera.
Le chemio sono diverse e non c'è proporzione. Per esempio, quella che ha “ucciso” mia cognata era una chemio che non le ha mai fatto perdere i capelli, mentre quella che da protocollo avrei dovuto fare io mi avrebbe fatto perdere i capelli.
È chiaro che se mi avessero detto “guarda che tu rischi la vita se non la fai” io avrei affrontato anche questa cosa.
A dire il vero, tutti i miei parenti erano terrorizzati. E sono stati anche abbastanza bravi perché non hanno esternato troppo il loro pensiero, me lo hanno detto una volta per tutte poi basta: secondo loro sbagliavo, avrei dovuto farla.
Io lo capisco, uno che è fuori è più apprensivo rispetto a chi deve decidere del proprio corpo. Ma io sono sempre stata così, quando ho avuto i miei figli ho cercato di fare parti il più possibile naturali, ho sempre avuto con la medicina un certo tipo di rapporto.
Forse sono stata anche presuntuosa, ho avuto la presunzione di capire che quello potevo farlo. Però poi ho comunque cercato delle conferme. Inoltre conoscevo delle persone che erano passate attraverso il mio stesso tipo di esperienza e che avevano rifiutato la chemioterapia e queste esperienze mi confermavano la mia scelta. Io sono sempre stata molto critica nei confronti della medicina ufficiale. Riconosco che, ad esempio, gli antibiotici sono indispensabili, ma sono critica nell'abuso, nella leggerezza con cui vengono prescritti i farmaci.
I miei figli chiaramente non hanno mai avuto niente di grave, ma se li avessi curati normalmente avrebbero assunto tanti di quegli antibiotici! Mio figlio, in particolare, aveva una debolezza alle vie respiratorie, per cui sarebbe venuto su ad antibiotici. Non dico che non ne abbia mai presi, ma sempre con una certa intelligenza, senza integralismi. Anche perché io non credo incondizionatamente nell'omeopatia, so bene di tutte le posizioni contro, ma anche se è un placebo, pazienza, non m’interessa, se ha funzionato, allora benissimo, viva il placebo!
La cura omeopatica che ho fatto io è stata tutta basata sulla relazione di fiducia con questa dottoressa. Ho appuntamento lunedì con lei, una volta all'anno la vado a trovare. Lei è stata un grandissimo conforto, più dell'anima che del corpo, volendo fare queste distinzioni.
Un bravo medico omeopata ha un approccio col paziente di tipo olistico, per cui si parlava per un’ora, era un po' come andare dallo psicanalista. Per tutta questa relazione di fiducia: quello che lei mi ha prescritto e io ho fatto.
Devo dire che ho anche disobbedito, perché dopo un po' di anni io non ne potevo più. Erano iniezioni molto dolorose, per cui ad un certo punto ho cominciato a farle a singhiozzo, poi ho smesso prima che lei mi dicesse di smettere. Gliel'ho anche detto. E lei mi ha detto: "perché viene da me?" le ho risposto: "perché mi piace tanto!".
La terapia con tamoxifene invece l'ho fatta fino alla fine perché evidentemente ho capito che era importante.
Io ho tentato di evitare tutte le altre terapie, però lei mi ha detto: "signora, adesso non esageri…". Cinque anni di pastiglia, come la pillola, da prendere tutti i giorni, e non è da poco.
Alcune persone hanno dovuto sospenderla perché dà dei disturbi neurologici, gente che non riusciva più a concentrarsi, non poteva lavorare. Io devo dire che l'ho sopportata bene anche grazie a delle gocce, che mi hanno aiutata pure dal punto di vista psicologico.
Io sono andata in depressione e lei mi aveva consigliato di andare dallo psicanalista. Io ho resistito, non per sfiducia nella categoria, ma perché volevo farcela da sola.
Sono sicura che queste gocce, un cocktail omeopatico a base di piante, mi hanno fatto molto bene perché ho provato a sospenderle e vedevo che la depressione aumentava.
Per i miei figli è stata dura perché, sebbene la malattia sia stata presentata come una cosa non grave, un’operazione, loro poveretti avevano appena vissuto la vicenda dolorosissima della zia, che era una zia adorata, amatissima e giovane.
A febbraio ha saputo di avere questo tumore e a dicembre era morta. È stato un anno, fulminante! con noi che andavamo in giro in tutta Italia con questi vetrini nella speranza che qualcuno ci dicesse qualcosa di diverso. È stata proprio una cosa spaventosa.
Per me, la mia malattia non ha prodotto particolari conseguenze.
Ho continuato a lavorare, la dottoressa mi aveva detto che avrei dovuto smettere di lavorare nel periodo della radio e invece ho continuato, perché mi serviva, almeno mi distraevo, se stavo in casa era peggio. Oltretutto io sono libero professionista per cui non mi potevo mettere in malattia.
Ho continuato la mia vita cercando di essere il più possibile serena, anche con i miei figli che poverini avevano già vissuto una cosa difficile.
È ovvio che mi sono interrogata. Pur stando attenti a non cadere in interpretazioni psicologistiche della malattia, però t’interroghi.
Avevo trovato interessante una cosa che il dottore da cui ero stata mi aveva detto, cioè che in Germania hanno fatto una ricerca su donne operate al seno, e hanno notato che dietro le cause in genere si trova, o una separazione, o un trasloco, o un lutto. Questa cosa del trasloco mi aveva colpito molto.
Io non avevo il trasloco, non avevo una separazione, però avevo tanti lutti.
Chiaramente non sono dati epidemiologici, sono cose piuttosto soggettive, ma fanno riflettere.
Anche se per me non è stata una cosa grave come per tante altre persone, il tipo di malattia ha comunque un simbolico che è collegato alla morte, non c'è niente da fare, e quindi tu quello devi attraversare, ti devi preparare alla morte. E a 50 anni, proprio nella nostra società dove la morte viene sempre esorcizzata, negata e nascosta, è stato un bel viaggetto...
Devo dire che ne sono venuta fuori anche arricchita. Ti ricarica rispetto alla vita. Io mi svegliavo la mattina ringraziando il fatto di essere in vita.
Apprezzi quello che sembra scontato e dici no, non è così scontato. Poi ero in piena elaborazione di vari lutti. Di mia madre, che io adoravo, e anche se aveva 84 anni per cui lo si mette in conto, per me è stata una grandissima perdita. E in più c’era la storia di mia cognata e di altre persone giovani morte in quell'anno di cancro.
Il ‘98 me lo ricorderò per tutta la vita, più del ‘99 che è stato l'anno della mia operazione.
Io ero in piena elaborazione del lutto. La morte era molto presente.
Anche l’aspetto di doversi occupare così tanto del proprio corpo è pesante. Serve tanto tempo! attraversi la città per andare al Centro Oncologico, sono giornate che partono per il tuo corpo che si sta un attimo sgretolando, e io non ero abituata, perché sono una sciagurata, fondamentalmente rifiuto di usare farmaci, li ho sempre usati al minimo, i miei figli non mi hanno mai visto a letto una volta nella loro vita, non ho neanche mai l'influenza…
Per me, o il cancro, o niente!
Dovermi occupare improvvisamente del mio corpo, doverlo curare così tanto, questo è stato stressante. Però forse serve anche questo. Con tutte queste coincidenze, su cui uno s’interroga, è stata una cosa impegnativa.
Per fortuna sono passati questi cinque anni e quando l'anno scorso ho potuto smettere la terapia mi sono sentita rinascere.
Torni come tutti gli altri mentre prima sei un sorvegliato speciale.
Quando non devi prendere più medicamenti, soprattutto, ti senti una persona libera, hai conquistato un stato di libertà. E siccome hai attraversato tutto il resto te ne accorgi, mentre prima questo stato era scontato, te ne accorgi e sei grata.
Uno può essere più o meno credente, ma sei comunque grato.
C'è come un rinnamorarsi della vita, e in questo senso è stata un'esperienza interessante anche per questo. Dopo di ché basta però, non vorrei rifarlo!

Commenti   

 
#4 marianovella 2011-06-21 10:49
La mia storia è iniziata ora ed è molto simile alla tua: caso borderline (a "cavallo" tra il I ed il II stadio) con indicazione di protocollo per la chemioterapia a cui far seguire radioterapia e ormonoterapia. Ho rifiutato la chemio che mi avrebbe garantito un 3% in più di possibilità di sopravvivenza alla malattia: il rapporto costo(enorme sacrificio)/ben eficio (minimo) mi ha fatto propendere per questa scelta. Non ho consultato altri medici, mi è bastato il commento dell'oncologo di fronte alla mia decisione irremovibile: se lei fosse una mia parente non gliela avrei neppure proposta, ma dobbiamo seguire il protocollo e offrire alle pazienti tutte le terapie utili al raggiungimento del massimo dei risultati. Io capisco, ma.... le bombe chimiche tossiche per una prevenzione che otterrà un incremento di efficacia così basso? Il gioco non vale la candela e chi vivrà vedrà. Un caro saluto.
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#3 fiore 2009-08-24 18:27
ho letto con attenzione la tua storia;io sono stata operata da poco alla mammella , mi hanno tolto un carcinoma circoscritto e linfonodi.I medici mi hanno consigliato di fare la chemio. Io sono alquanto terrorizzata,no n riesco piu' a stare serena ,sono veramente giu' e depressa,sono contraria alla chemio per tanti motivi,e poi sara' stupido, ma mi preoccupa il fatto di perdere i capelli,non vorrei umiliare tanto cosi' il mio corpo. al tempo stesso non ho un'alternativa valida. Se puoi mi fai sapere a chi mi posso rivolgere per avere un parere diverso. Grazie di cuore
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#2 animafragile 2009-01-24 17:45
[carissima ammiro la tua forza che assomiglia un poco alla mia ,io ho
vissuto una esperienza simile alla tua senza però il particolare dello
scavo ascellare, ho avuto la fortuna di non dover dedcidere per la chemio dato che mi è stata proposta una cura di solo radioterapia associata ad arimidex per 5 anni dato che a 53 ero in menopausa.non avrei fatto nmmeno io
la chemio per le ragioni che hai espresso e che condivido sentendole
anche un pò mie la terapia ormonale è pesante ma come dici tu va sopprtata, la depressione nonla conosco perchè ho deciso di superare la malattia ignorandola il più possibile ,altrimenti mi
avrebbe travolta.sono solo all'inizio dato che sono stata operata a marzo 2008 ma spero di farcela a fine febbraio farò la
prima mammografia di controllo tifa per me come io tifo per te ,cerchiamo di dare alla nostra nuova vita i contorni più splendenti e auguriamoci di non conoscere mai la parola recidiva
grazie e ogni bene animaqfragile
Citazione
 
 
#1 ANNAMARIA 2008-06-03 10:33
HO VISSUTO UNA ESPERIENZA SIMILE NEL MESE DI OTTOBRE 2005 SONO STATA OPERATA STO BENE E DA SUBITO HO SENTITO LA VOGLIA DI SCRIVERE LA MIA ESPERIENZA X AIUTARE ALTRE PERSONE E DARE UN SEGNO POSITIVO E DI SPERANZA NELLA VITA CHE MI HA DATO UNA NUOVA OPPORTINITA' BELLO L'ARTICOLO AUGURI ALLA SIGNORA E CHISSA' CHE RIESCA A SCRIVERVI LA MIA STORIA CHE MI HA DATO UNA CARICA NUOVA NELLA VITA CHE ORA HA I COLORI ACCESI E MI HA FATTO COMPRENDERE LA BELLEZZA DELLE PICCOLE COSE SOSTENUTA SEMPRE DALLA FEDE IN DIO. HO VISTO IL SERVIZIO AL TG2 DI SABATO,HO PRESO NOTA DEL SITO STO LEGGENDO LE VARIE STORIE E CHE DIRE COMPLIMENTI A TUTTI PER L'AIUTO A CHI SI TROVA NEL MARE IN TEMPESTA O FINALMENTE E' TORNATO A RIVA......A PRESTO E GRAZIE.ANNAMARI A
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