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Rabbia

Quando ho 23 anni mi scoppia l’hiv, per anni pensavo di non avere niente seguivo conferenze di dottori che dicevano che non esisteva, i dottori della truffa dell’aids e il virus inventato.
Dicevano che i farmaci erano dei topicidi l’azt, l’unex un chemioterapico accantonato, che non si trasmette...
Penso a mio marito, in 20 anni non si è beccato niente, io, in ottima forma sportiva biologica mi sentivo una vincente perchè ero riuscita a vincere l’eroina, il fumo, mi sentivo forte.
Avevo detto a pochi cosa avevo.
Dopo 20anni dalla sentenza incomincio ad indebolirmi: avevo una candida in bocca, dimagrivo. Non volevo andare dai dottori: li vedevo come dei nemici.
Mi sono bruciata un sacco di soldi con delle cure alternative, finchè mi hanno tirata di forza all’ospedale, anche se sono entrata con le mie gambe. Mi hanno bombardata di antibiotici, cortisone per la candida, dopo un po’ non riuscivo più a camminare ad alzarmi, non dormivo per niente.
All’inizio sputavo gli antivirali in faccia alle infermiere, da quanto era radicata in me la storia che mi stanno avvelenando. Poi mi arrendo, comincio a prenderli e, piano, inizio a camminare, mangiare.
Esco dall’ospedale faccio un’ora di cyclette, vado in palestra, sto benino, dormo, poco.
C’è sempre il rifiuto dei farmaci, sento un dottore che non cura con i farmaci, ma con dei clisteri per pulire l’intestino e diete allucinanti. Finisco nuovamente all’ospedale e lì mi cambiano i farmaci e, sempre lì, a poco a poco incominciano a fare male le gambe: mi sento imprigionata in un corpo che non era mio, quando guidavo mi si tiravano i nervi.
I dottori dicevano che era il mio sistema nervoso, continuavo a piangere, i dottori mi avevano sconsigliato di leggere i bugiardini, ma io ho letto quello dello zerit, che fra gli effetti collaterali dà dolori alle gambe. Lo pianto lì e perdo forza.
Nel frattempo mia sorella aveva fatto in modo di farmi dare l’accompagnamento.
Un giorno la commissione medica per la mia patente mi dice: “lei signora non potrà più lavorare nè guidare”, io che non ho fatto mai un incidente.
Adesso più mi muovo più sto meglio. Mi sono separata. Sono qui in questo paesino stretto, vado in montagna, 25 km in bici. Volevo lottare per questo, potevo farlo, se non mi separavo, vincere anche.
Ho fatto demolire la macchina e i soldi per la patente dove li prendo? e il lavoro?
Comunque io quando sentivo che in me c’era una grande confusione, avevo chiesto aiuto all’istituto mentale: volevo uno psicologo non uno psichiatra. MI HANNO DETTO NOI NON SIAMO PREPARATI A FARE CASI COME VOI IN UNALTRO ISTITUTO LA RICHIAMIAMO. PIU VISTI!
Tanti eventi non capiti, adesso mi sento castrata, ho male fuori e male nell’anima. cerco di trovare un senso a questa situazione, ho fatto tante vie mi mancava la via della solitudine.

Commenti   

 
#1 daniela 2008-02-29 16:11
Sono rimasta davvero colpita da questa storia. Per questo scrivo, con la consapevolezza di usare solo parole, anche banali, per trasmettere una vicinanza.
Se fossi lì con lei però le direi: fatti vedere, non nasconderti. Non nascondere la tristezza, se è quello che provi. O la rabbia. Fatti forte delle tue debolezze. Dipingi la tua bici di rosso.
Ma forse tutto questo lo sai già.
Io da te, ho imparato.
E ti ringrazio.
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