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La sera prima dell'intervento

Ora è sera. In mattinata sono entrato nella struttura ospedaliera. Domani mi operano. Questi sono i fatti della mia storia.
Non sono preoccupato, anzi, finalmente mi sto rilassando. Ho vissuto queste due ultime settimane come se fossi all’inferno. Certo, ho lavorato, sono un piccolo imprenditore, molto impegnato. Ma anche in ufficio, appena terminavo una telefonata, o non ero “disturbato” da qualche collaboratore, o non avevo qualche documento da controllare, o… nel momento in cui c’era una pausa, una fessura verticale fra gli impegni, il mio pensiero scivolava all’operazione.
Quanti giorni mancano? Quante ore restano?
Ho cercato, in queste sere, di rientrare il più tardi possibile. Un’ora di macchina tra casa e ufficio, guidando piano. Volevo stancarmi, fisicamente, arrivare a casa e crollare nel sonno. Non volevo parlare.
Ma in questa sera, che è quasi notte, sono finalmente in pace, e non ho paura.

Ricordo con precisione, mesi fa, la gastroscopia. Terminato l’esame, il dottore era reticente, riservato, non voleva esprimersi. Allora gli ho detto, in modo scherzoso: “Dottore, che cos’ho, un cancro?”. E lui: ”è sicuramente un tumore, sicuramente non benigno”. “Sicuramente”, che strano suono in quell’occasione. Ha continuato a parlare, ma non sentivo più nulla. Erano le otto di sera, chissà perché lo ricordo così bene. Il mondo mi è scivolato addosso, con tutto la sua terra. Per cinque minuti ho perso l’uso della parola, e mia moglie, muta, con me.

C’erano stati dei segnali, tempo prima. Dolori allo stomaco e al ventre. Ma li avevo associati al mio stile di vita, allo stress. All’alimentazione, fatta di corsa, un panino e via, fra l’autogrill e il bar all’angolo. Pensavo al mio stomaco contratto, forse un’ulcera.

Inoltre, in quel periodo, è mancata mia mamma. Operata di carcinoma al seno nel 1998, sembrava andasse tutto bene. Passati anche i fatidici cinque anni. Poi un giorno compare un dolore alla gamba. Esami.
Cinque metastasi al fegato, non recuperabili. Ho passato l’inverno a vedere mia madre appassire nel fisico, come gli alberi, fuori, in giardino. Non capivo più che cos’era la mia salute. Il dolore per mia madre, la preoccupazione per il lavoro.

Passa il tempo, perché passa, e dopo il banchetto nuziale dei miei parenti, quella bellissima domenica di Giugno, colma di sole, mi sono sentito male. Sembrava un problema cardiologico. E invece no, hanno detto gli esami meticolosi.

Ho fatto i miei cicli di chemioterapia, in preparazione all’intervento. Non è stata una passeggiata, come si dice dopo. Ciascun corpo reagisce in modo diverso alla chemio. Il mio, il mio corpo, certi giorni stava bene. In altri, era come cadere d’improvviso nel vuoto. Nausea infernale, vomito più volte al giorno, da non stare in piedi. Poi improvvise riprese, come quando si torna a galla.

La chemio ha fatto il suo lavoro, riducendo le dimensioni del tumore, fino al punto in cui era pronto per essere asportato chirurgicamente. E questa sera aspetto, finalmente senza timori.

Il rapporto con i medici è stato, complessivamente, buono. Ottimo con il mio chirurgo, il dottor R..
Il dottor R. mi ha informato, con grazia direi, su tutto, senza nascondere o alterare. I problemi, i rischi, le opportunità. Non si è mai imposto, mi ha sempre considerato nelle decisioni da prendere. Come fossi importante.

Proprio l’anno scorso, mia moglie e io, dopo tanto tempo, siamo riusciti ad avere l’adozione. Un bambino meraviglioso di undici anni. Nella testa è più grande. Io, però, lo rallento, desidero che viva la sua infanzia, che la vita non gliela sottragga con destrezza.
Il bimbo sa tutto di me. Oggi gli ho detto tranquillo: “domani non ci sentiamo, perché sarò in sala operatoria”. Così, come fosse normale. E, in fondo, è normale.

Oggi ho anche detto al dottor R.: “mi raccomando, guardi che ho un impegno con mio figlio, il suo compleanno è il 24 Dicembre”.

 

Commenti   

 
#1 anonimo 2008-03-13 19:07
Breve, intensa e bella storia. Grazie!
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