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Aprile 2006

Nella settimana santa, precisamente mercoledì, un piccolo grumo di cellule ha cambiato la mia vita.
D’incanto sono spariti l’ansia, l’attesa,  il cercare un Dio che non ero capace di incontrare.
E’ lì che ho incontrato Dio: in quel piccolo grumo di cellule ostili chiuse nel mio corpo si è presentata la Vita, non la morte e non mi hanno fatto paura.
Qualcuno era con me mentre con le mie lastre in mano camminavo per il solito viale senza sapere bene cosa fare, e alla fine ho realizzato che, se anche la mia vita non avrebbe più potuto essere quella di sempre, io ero quella di prima, certo con un problema in più da risolvere, anche se provavo una sensazione strana nel camminare in mezzo alla gente, osservando gli altri e pensando: “Sono i sani e io ho il cancro, sono fra quelli che hanno il cancro”.
E allora? allora sono andata al solito bar e mi sono bevuta un bel cappuccino caldo.
Solo pochi minuti prima poche parole avevano cambiato la mia vita: “Dovrebbe fare un ago aspirato”, in tono benevolo e con un fondo di vago inconscio  rimprovero, come quando si riprende un figlio per una marachella che ci causa pensieri, il dottore mi aveva comunicato, prendendola alla lontana, la notizia che già conoscevo e che era in me forse da mesi.
Era nella mia stanchezza indefinita, nelle paure e nelle angosce, nella mia ricerca  di Dio, ricerca di cui io stessa a volte mi chiedevo il perché, come se ciò fosse ubbia di pensionata avanti negli anni, poco impegnata e timorosa  del tempo che trascorreva sempre più rapido.
Il cancro serpeggiava silenzioso nella mia malinconia e nella mia nostalgia, nella mia tristezza, stato d’animo alieno da me,  e del cui perché non mi rendevo conto. 
Il  tumore si è fatto visibile in tutto questo e non solo, prima di rendersi evidente nella mia carne. E davanti alle lastre, davanti alla verità oggettiva di quello che viene definito “un brutto male”, come se ci fossero mali belli, sono rimasta quasi indifferente come se la notizia non mi giungesse nuova, con stupore malcelato di qualche medico: ma come si  può fingere meraviglia, disperazione, ignoranza, davanti a qualcosa che ci è noto?
I tarli dell’anima, le malinconie e le tristezze inconsce  provocate, ora lo so, dalla malattia che silenziosa lavorava in me, mi hanno fatto compagnia per lunghi mesi. 
Dio in tutto questo non mi ha lasciato sola: lo cercavo disperatamente perché il mio cancro sapeva che avevo bisogno di Lui. E tutto si è fatto chiaro e tristezze, dubbi, malinconie, paure, nostalgie, tutto è svanito per incanto davanti  alla lastra di un seno malato. In quel momento Dio era con me ed io con Lui, finalmente insieme, finalmente pacificata e tranquilla. Finiti la ricerca, i perché, i dubbi: come potevo “in quel momento” con Dio che mi teneva la mano, che mi riempiva il cuore e la mente avere la paura nei  miei occhi o nel mio cuore?
C’era in me preoccupazione pratica di come umanamente affrontare le situazioni per me nuove che mi si sarebbero presentate dinanzi. E in questo umanamente sono stata aiutata.
E ora prego Dio perché io non lasci mai la sua mano: non è il cancro che dà angoscia, ma il non riposare sul cuore di Dio.
Non so che cosa mi aspetta, e in fondo non mi interessa molto, nessuno sa se la sua vita sarà lunga o breve o quando una vita può dirsi lunga o breve.
La mia vita è stata piena e qualunque cosa io volessi catturare e chiedessi ancora da essa, ci sarebbe sempre qualcosa di incompiuto, se non avessi con me l’amore di Dio, che solo è compiutezza, guarigione, felicità.
La mia vita con tutti i suoi dolori è stata una bella vita, perché è stata ricca d’amore; Dio mi ha regalato questo quando sono nata: un desiderio forte di armonia e di bellezza: mi ha messo in cuore un desiderio fortissimo di lui, una nostalgia enorme di Lui. E io allora l’ho amato in quelli che ho incontrato sul mio cammino e che hanno ricambiato il mio amore; che cosa ancora potrei chiedere di più? Ho amato Dio nella bellezza della natura,  di un amore sereno e a volte di un amore disperato quando mi sentivo tradita in momenti bui della mia vita, quando ho cercato di cacciarlo via credendo di poter fare a meno di Lui.
Questa è stata la ricerca della felicità nella mia vita: non il denaro, il successo, e neanche la salute, ma l’Amore.
Spesso la ricerca ha preso strade tortuose e sbagliate, ma se io in quei momenti l’ho tradito, Dio non mi ha mai tradito, mi ha sempre aspettata con la porta di casa spalancata ,e la sua casa è ora veramente per me  la casa del Padre, quella a cui nella mia vita ho sempre anelato  di tornare.

 

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