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Fecondazione assistita

Stamani sono qui sola e credimi, soffro da morire, nel corpo e nel cuore, mi sento a disagio, sciatta, malata, trasformata, spenta. Sto pensando alle feste di Natale, mi tornano flash di immagini e mi sembra l’ultimo periodo spensierato della mia vita, forse anche il primo, forse anche l’unico veramente spensierato.
Svegliarsi la mattina scherzando e ridendo, lasciarti bigliettini e immagini buffe, andare di nascosto a ordinare la bicicletta più bella per te, coccolare il nostro cagnolino, vestirmi bene, curarmi, andare in ufficio felice e sorridente, parlare di te…e ora come non mai desidero che tutto ritorni e ho tanta nostalgia e ho paura. Ho paura di non ritrovare più quell’allegria acquisita dopo anni di fatica, di cure, di ospedali, di medici, ho paura di non riuscire più a vedermi bella e desiderabile, ho paura perché perdo i capelli e so che a te piacciono lunghi, ho paura di non aver più voglia di indossare un bel vestito per te, di comprarmi finti gioielli al mercato e di esibirli diversi ogni giorno abbinati ai vestiti, di andare in palestra e ridere con le amiche,  ho paura di non avere più voglia di giocare, ho paura di non aver più voglia di fare l’amore dopo tutto quello a cui è stato sottoposto il mio corpo.
Le uniche due volte in cui abbiamo avuto un contatto fisico io e te da Natale, è stato orribile per me. Quel mercoledì, doverlo fare per forza, con la testa che mi scoppiava da tutto il giorno e i dolori delle punture…non riuscivo a dire una parola, ero come congelata dentro, impietrita, era tutto tranne che sesso, tranne che amore, quando tu hai detto le cose che di solito trovavo eccitanti mi è venuto un senso di disgusto. Per non parlare dello squallore di quella stanza di ospedale con le riviste porno sul tavolo, cercavo di scherzare, volevo farti stare tranquillo, sdrammatizzare, ma mi veniva solo da piangere. Adesso al solo pensiero di una mano sul mio corpo mi viene da vomitare. Il mio corpo da poco recuperato dopo anni di dolore inferto da altri e da me stessa, è stato spogliato, esibito davanti a tutti nella sua più profonda intimità, nelle sue funzioni fisiologiche, bucato, abusato, senza rispetto della mia dignità, 15 e più mattine passate in ospedale parlando solo di ovociti, embrioni, inseminazione con le braccia tumefatte e seduta tutta storta per non sentire dolore dopo le punture, spesso sola. Non sopporto più di essere toccata, la mia pelle bucata, il mio sangue aspirato, non sopporto più tutto quell’armeggiare di aghi, di cannule, di tubi, di divaricatori, di lacci, di guanti, di mani estranee intorno al mio corpo che resta lì dolorante e passivo privato di tutta la sua femminilità.
Nessuno che mi avesse chiesto veramente, con la voglia di ascoltare,  cosa mi facevano, cosa avevo provato, dolore, imbarazzo, paura, emozioni?? E via i vestiti, l’orologio, niente trucco, via l’anello, camice sterile, cuffia e calzini, mettermi sul lettino sotto la luce accecante della sala operatoria…così, giorno dopo giorno,  trasfomano una donna che vuole un bambino in una malata bisognosa di cure, sembra quasi una punizione. Dopo giorni e giorni di ormoni, punture, prelievi, il dolore dell’isteroscopia, visite e analisi ormai tutti i giorni o all’ospedale o al centro diagnostico, l’anestesia,  mi sono ritrovata su un lettino con le braccia legate e con un ago lungo 85 cm che ti trapassa la parete vaginale e tu che devi rimanere immobile lì a gambe aperte come del resto tutti i giorni ormai dal 3 gennaio. Dopo un po’ ti prova anche questo, davvero, ti senti la stessa sensualità di un pollo squartato nel bancone del supermercato mentre sei tutti i giorni a gambe aperte e in ultimo addirittura con la padella per fare la pipì in quella posizione e la paura che se non ci riesci finisci all’ospedale con il blocco urinario. E poi il dottore che cerca di incoraggiarti anche se è solo uno, e addirittura ti dicono il voto: 6!! Non credevo che già tra gli embrioni ci fossero i perfetti, i mediocri, gli sfigati….è una bella lotta e inizia ancora prima della vita! E l’unico che mi chiedeva come stavo (veramente, non tanto per dire) e cosa avevo provato dopo ogni visita, eri tu, ma non volevi ascoltare, forse ti faceva male saperlo, era un chiedere d’obbligo, di cortesia e non c’era dialogo ma solo l’immediata volontà da parte tua di sdrammatizzare, di dire ok è andata, basta, ma io avevo bisogno invece di parlarne e  di parlarti di cosa provavo e di sentirmi ascoltata, avevo bisogno dei miei tempi mentre tu volevi solo cancellare tutto il più in fretta possibile e io rimanevo con i miei dolori chiusi dentro. La sera a casa o sabato e lunedi pomeriggio appena tornati dopo quei momenti così provanti per me, avevo bisogno di buttar fuori tutto, di discutere, parlare anche e sopattutto di altre cose, farti leggere una cosa che avevo scritto, una foto su internet, stare un po’ insieme sul divano per recuperare un po’ il contatto e invece tu dormivi, o era ora di mangiare, o di lavorare al tuo pc, di fare la doccia, farsi la barba, o di fumare in piedi al buio in cucina mentre io parlavo urlando da sola da una stanza all’altra e poi… lasciavo perdere. So benissimo che tutte queste attività e l’incapacità di fermarti sederti guardarmi negli occhi e ascoltarmi sono solo un modo di fuggire ma io non ho altri che te come hai ben potuto constatare e rimanevo lì sentendomi sempre più sola con il dolore che cresceva dentro, delusa e anche sentendomi in colpa perché ti disturbavo quando capivo che tu avevi bisogno di sfogare a modo tuo la tensione.
Ecco, avrei voluto qualcuno (non dico solo tu) seduto qui ad ascoltare anche le mie paure senza dover a tutti i costi sdrammatizzare, semplicemente ascoltare, capirmi, lasciarmi liberare, discutere, valutare, dandomi così modo di buttare fuori tutto e recuperare un equilibrio.
Anche la casa che amo tanto e che curo in ogni dettaglio, che sento il nostro nido, in questi giorni è stata solo il posto che tornando dall’ospedale era lì ad attendermi malinconica e rimanevo lì nel divano da sola anche in presenza di altri (pochi devo dire) sentendo intorno soltanto ricordi che non riuscivo a far rivivere.
La sera anche se stavo male, con fatica, stiravo, pulivo ossessivamente il bagno, la doccia, i pavimenti, il fornello…Tu volevi solo vedere la tv in pace, mi criticavi e avevi ragione ma era solo un modo di recuperare il senso di casa, l’amore per il nostro nido, di sentire che ero ancora capace di avere l’energia e l’entusiasmo di  cucinare per te, di fare la spesa, di mettere i fiori sul tavolo, le candele, di accendere gli incensi, di apparecchiare la tavola.
Ho paura che quando sarà finito questo sacrificio, a febbraio,  quando si esaurirà l’impeto emotivo che mi ha spinto, mi troverò ad affrontare conseguenze che forse saranno superiori alle mie forse.
Ho paura che se andrà male non riuscirò a godere i due mesi di riposo perché penserò che dovrò ricominciare tutto da capo perché sono sicura che proverò ancora perché ho sofferto troppo dentro e fuori perché sia inutile. Attese, speranze, dolore, tempo perso negli ospedali, fragilità emotiva…tutto per niente?? NO.
Eppure ho paura che nell’attesa di ricominciare non avrò voglia di recuperare la mia vita perché tanto sarebbe solo per due o tre mesi e poi andrebbe tutto a catafascio di nuovo e allora che senso ha tornare in palestra per due mesi? Riprendere la mie amate lezioni di yoga per due mesi? Recuperare tutto il lavoro rimasto indietro in questi giorni di assenza e confusione mentale se tanto poi in un caso o nell’altro salterà tutto?
Ecco ho paura di aver oltrepassato una porta che non avrei dovuto aprire perché anche se andrà male non riuscirò a tornare indietro.
Mi sono alzata dal pc e sono andata a guardarmi allo specchio, lo so tu come al solito cercherai di sdrammatizzare è il tuo punto di forza e il tuo limite quello di voler vedere gli altri sereni a costo di illuderli e ingannarli, ma nello specchio ho visto il mio viso pallido e smunto, le occhiaie scure, pochi capelli radi e fini appiccicati alla testa, i vestiti sudati che non ho la forza di cambiare, i muscoli di braccia e gambe flaccidi, senza tono, il mio corpo improvvisamente “vecchio”….neanche l’ombra di quella che ero fino a 22 giorni fa  e anche se sono sola e non ho nessuno che abbia voglia di ascoltarmi veramente, lo scrivo: ho paura.

 

Commenti   

 
#6 ornella 2009-01-13 12:15
Spero che questo 2008 sia davvero finito!!! Dopo quello che vi ho raccontato sulla mia esperienza della fecondazione e dopo l'aborto che ne è derivato con tutte le sue conseguenze pensavo fosse finita, invece mancava ancora qualcosa. Stavo per partire per una vacanza, quando il 25 novembre mi sento male di notte e mi portano in ospedale con una paurosa emorragia: un nuovo aborto, ero di tre mesi e non me ne ero accorta a causa di tutti gli sbalzi del ciclo che c'erano stati dopo il primo aborto...poi non mi sarei proprio aspettata di restare incinta spontaneamente! Saranno state tutte le bombe di ormoni che mi avevano fatto per la fecondazione. Comunque anche questa volta è andata male, direi peggio della prima volta, ho dovuto subire un nuovo raschiamento, due giorni di ricovero e persino trasfusioni. Ma sapete cosa ho fatto? Il 28 di novembre mi sono alzata dal letto dell'ospedale, sono andata a casa, ho fatto le valigie e, contro il parere di tutti ma con l'appoggio di mio marito il 1° Dicembre sono partita per le Maldive. I primi due giorni li ho passati sulla spiaggia con mio marito a piangere e parlare poi sono rinata e ora che vada come vada non ci voglio più pensare, voglio ritrovare la serenità e la tranquillità che ci è mancata in questo anno e mi affido al destino..se vorrà mandarmi un figlio bene, se no vivremo felici e senza rimpianti lo stesso, infondo ci ho provato e non si può combattere contro l'impossibile. Grazie dei vostri messaggi. Ornella
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#5 mary 2008-11-25 20:58
ciao sono sempre io mi chiamo mary a volte anche io mi sento come te ho solo 24 anni e già ne ho passate tante io ho una gemella che fa i figli con uno schiocc di dita ed io la prima volta che avevo il mio esito positivo era un extrauterina ed ora a febbraio o marzo dovrò rifare la mia seconda fivet mi sento già male ma grazie a tutte voi o non mi sento sola xchè anche se i nostri mariti ci sono vicini non potranno mai capire tu fatti forza.........e fammi sapere un bacione
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#4 mari 2008-11-24 13:45
io ho solo 24 anni anni e ho fatto una fecondazione andata male ma anche se a volte vorrei non fare piu nessuna fecondazione ma guardo i miei nipoti e li amo piu della mia vita e mi immaggino mille volte il mio spero futuro bambino fatti coraggio che non sei sola........... ........
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#3 francyPA 2008-10-30 19:28
Ho provato tutto, ma proprio tutto quello che tu stai provando. Io però non mi sono arresa ed ho lottato fino alla fine. Dopo sei fecondazioni adesso sono la mamma più felice del mondo perchè nella mia vita che Karol. La mia meravigliosa stellina... Lotta lotta e continua a lottare... non perdere mai la speranza io non l'ho mai persa... la mia piccola adedsso ha 14 mesi ed è spendida anche tu sarai felice se continui a lottare...
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#2 ornella 2008-08-01 14:12
sono ornella, la ragazza che ha scritto la lettera sulla mia esperienza della fecondazione assistita e vorrei rispondere al commento di mariarosa. Stai vicino a tua sorella soprattutto dal punto di vista emotivo, io non ho avuto nessuno veramente vicino e non avevo bisogno tanto di cose pratiche quanto di qualcuno con cui parlare, qualcuno a cui poter raccontare quello che stavo provando. Io alla fine sono rimasta incinta. Tutto bene fino alla fine del terzo mese poi ho perso il bambino.Ma adesso basta, non me la sento più. Comunque Mariarosa, sono contenta che il mio racconto sia servito a qualcuno...in bocca al lupo alla sorella. Ornella
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#1 mariarosa 2008-06-27 13:28
Più che un commento vorrei ringraziare questa donna,ho una sorella che sta passando lo stesso tormento e io ignorando fino ad ora quanto dolore si possa provare, forse non le (senza forse).... sono stata vicina, ma creda chi vive da fuori questa esperienza non immagina il vs trauma,con il suo racconto ho capito molte cose e la ringrazio infinitamente.S pero di essere in grado di affrontare la situazione....g razie ancora, le mando la mia mail se volesse parlare o meglio scrivere io l'ascolterò :
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