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Disturbi alimentari

Come sto? Voglio stare bene, sono stufa di buttare via la mia salute e il mio tempo, di distruggere tutto il bello che mi circonda, ho il terrore di guardare indietro tra qualche anno e scoprire di aver bruciato i miei anni come fossero calorie da consumare. Mi sento come se distruggessi tutte le cose belle della mia vita attuale per poter continuare a crogiolarmi nel dolore, nella sofferenza. E’ come se quella bambina sola che cercava protezione e rassicurazione invano continuasse a cercare qualcuno che si prenda cura di lei. Ma adesso non serve più. E’ da tempo che ormai non serve più...
Ricordo perfettamente il giorno in cui la mia testa si è staccata dal corpo e io ho chiuso per sempre quella porta dentro di me: ho 13 anni e sono nel bagno, mi sono chiusa dentro a chiave, sto piangendo, non ne posso più, voglio crescere per scappare via, sono stufa delle violenze fisiche e psicologiche, della mancanza di fiducia e di libertà, sono stanca delle scenate dei miei…piango e mi taglio le mani e le braccia con una lametta. Sono in piedi davanti al lavabo, lo specchio è rotondo con una cornice dorata. Mi guardo il viso gonfio e arrossato, gli occhi spenti, il sangue che scorre sulla pelle e poi improvvisamente la mia immagine fragile, triste e disperata nello specchio cambia. Lo sguardo umido diventa penetrante, magnetico, crudele, sulle labbra un sorriso…mi faccio quasi paura. E sento le parole uscire dalle mie labbra come se fosse un’altra persona a parlare: “Nessuno potrà mai più 'toccarmi' veramente, nessuno conoscerà mai più la vera me stessa, nessuno potrà mai capire, mostrerò a ciascuno la parte più adatta, quella che vuole, quella che si aspetta da me, quella che mi conviene per ottenere ciò che voglio. Esco dal bagno con un pugno stretto nel petto, un groviglio di rabbia ed energia, di forza, tenacia e follìa…un guscio che nessuno avrebbe mai potuto penetrare e ripeto a me stessa: “Niente e nessuno potrà mai 'toccarmi', nessuno entrerà mai davvero dentro di me”.                         
Oggi mia mamma non vuole ammettere nemmeno a se stessa che io possa avere qualche problema, io devo soltanto essere affascinante, bella, renderla orgogliosa di me, devo solo essere la sua “splendida figlia” per il pubblico. Non posso essere malata, non posso provare dolore, non posso “rompermi”, guastarmi, perché io non ho difetti di fabbrica…sono perfetta perché lei mi ha fatto perfetta, sana, a prova di bomba, costruita per durare, indeformabile, indistruttibile. Non mi ha mai chiesto niente dei disturbi alimentari...semplicemente perchè è impossibile che io li abbia, non è contemplato.
Mia figlia qui, mia figlia là…mia figlia….” Non credo che queste cose le dica a mio beneficio ma a suo; mette come uno scudo davanti a sé le mie doti fisiche, la mia intelligenza, i miei successi in qualunque campo e si protegge dal giudizio degli altri, mette al riparo le sue insicurezze. Io le salvo le apparenze, quelle “apparenze” così importanti, rappresento quello che c’è di bello, insostituibile, importante e ben riuscito della nostra famiglia distraendo l’attenzione dall’aspetto danneggiato, disturbato, difettoso e….NASCOSTO. Non posso stare male, non è possibile…non posso strapparmi la maschera della perfezione e mostrare al pubblico la mia fragilità. Con i suoi continui deliqui sulle doti di sua figlia (che sicuramente ormai starà sulle scatole a tutti) è sempre come se dicesse: “Io sono così, ma guardate cosa sono stata capace di fare…una macchina da guerra!!!” Quale altra impresa ci si potrebbe aspettare?
E io ho sempre cercato di non deluderla a costo di sacrificare me stessa, dovevo sempre essere perfetta, curata, nessuna debolezza, nessun cedimento, essere all’altezza…a quale altezza…non è dato sapere…alla massima altezza comunque.
Fin da ragazzina non sopportavo l’idea di farmi vedere senza trucco, senza la mia corazza, mi truccavo il viso e truccavo me stessa, la mia persona, la mia anima, nascondevo con il fondo tinta insicurezze, paure e dubbi, mettevo rossetto e mascara e disegnavo il profilo di una me stessa vivace, spumeggiante, spesso eccessiva, forte, sicura di sé. E’ stata per tanti anni una performance quotidiana estenuante, senza mai abbassare la guardia… essere la più bella, la più magra, la più brava, quella con i voti migliori, quella più apprezzata dai superiori… la “figlia perfetta”, quella che vuoi tu mamma, quella di cui hai bisogno per riscattare la tua immagine di perdente. E io rincorrendo per tanti anni la tua approvazione, la tua soddisfazione, il tuo amore….ho lasciato che tu mi rovinassi la vita, anzi, mi sono rovinata a vita. Ero solo la figlia da mostrare, la figlia da tenere sul piedistallo e ammirare a distanza, la casa tappezzata dalle mie foto, una specie di soprammobile vivente (e nemmeno tanto vivente, poi…) ero la figlia che vinceva dove tu avevi perso, la figlia da guardare nelle foto di quel tetro mausoleo…ma non sono mai stata la figlia da consolare, da sostenere, da consigliare, da abbracciare, da accarezzare, da ascoltare, la figlia con cui condividere le gioie, i pensieri, magari i dolori.
Fin da piccola mi specchiavo continuamente, nel bagno, in camera, di fronte, di profilo, il viso, il corpo, giocavo con le ante a specchio di un armadio e le inclinavo in modo che moltiplicassero la mia immagine, creavo un caleidoscopio di me stesse. Poi ho cominciato a specchiarmi nelle vetrine dei negozi, su ogni superficie riflettente, lo specchio attrae il mio sguardo come una calamita.
Controllare la mia immagine, controllare la cosa più importante: l’apparenza.
Adesso mi viene da pensare che forse ho sempre ricercato la rassicurazione più importante: “IO CI SONO! Eccomi lì, in quello specchio, in quella pozzanghera, in quella vetrina…allora IO ESISTO!”.
Forse la mia paura più forte e segreta è sempre stata quella di non riuscire ad esistere veramente…in fondo io sono sempre stata quella che qualcun altro voleva che fossi, quello che gli altri si aspettavano, il riflesso dei desideri altrui, non c’era spazio per essere me stessa, per capire chi ero e cosa volevo. Potevo negare ogni mio bisogno, ogni mio desiderio, ogni debolezza….potevo non esserci, potevo evaporare, sparire…chi sono io? Esisto? O sono solo la proiezione di quello che gli altri vogliono vedere in me? A volte ho paura che lo specchio non rimandi la mia immagine….nessuna immagine riflessa...niente di niente, cazzo allora non ci sono!
Per tanti anni, soprattutto dai 20 ai 30, mi sono vestita come piaceva a lei, mi sono comportata come piaceva a lei, io non esistevo, il mio unico scopo era far vivere lei attraverso di me, farle vivere quello che lei non poteva essere, quello che lei non aveva il coraggio di fare, quello che non aveva la capacità di fare.
“Farla vivere attraverso di me”, donarle il mio corpo e la mia mente, sacrificare a lei la mia vita in cambio della sua approvazione, del suo amore, delle sue lodi. “Eccomi, mamma, sono come tu mi vuoi. Sono la figlia perfetta, sono tutto quello che tu avresti voluto essere”. Papà è stato una carogna? E io sono la più carogna delle donne con tutti gli uomini che compariranno all’orizzonte della mia vita, sarò la più cinica, userò e lascerò, fingerò, ingannerò, tradirò…ti vendico io, mamma….Tu non hai mai avuto la capacità di trovarti un lavoro e di essere autonoma economicamente? E io vincerò tutti i concorsi del mondo, farò un lavoro "maschile", indosserò una divisa, porterò una pistola e non basta...tu non sai andare in bicicletta? allora io farò la motociclista, l'unica motociclista donna del mio reparto. Tu hai avuto un solo uomo e per giunta ti ha considerato zero? Io avrò mille cretini che mi sbavano sui piedi e li prenderò in giro, manipolerò, strumentalizzerò, li ridicolizzerò. Tu non sei riuscita a prendere la patente? Non preoccuparti, io la prendo a 18 anni e 1 giorno, da privatista, (a me le lezioni non servono, so già tutto) e prendo anche quella della moto e guido come un camionista ubriaco e se mi danno un carrarmato guido anche quello, non c'è problema. Tu hai paura dell'acqua? E io prendo non uno, ma tre brevetti da sub: immersioni notturne, immersioni di profondità, immersione a shark point in mezzo agli squali...e che cazzo...non lesiniamo.....A te fanno schifo i serpenti? Io li adoro!! Li adoro, dovunque ne trovo uno me lo prendo in braccio, me lo faccio camminare addosso, ho chiesto mille volte a Matteo un boa per Natale da tenere in braccio sul divano mentre guardo la tv! Tu sei sempre stata un pò cicciottella e ti piacciono troppo i dolci? Io sarò magrissima, avrò il controllo totale sul cibo, sul peso, sui bisogni fisici, il mio corpo fa quello che dico IO. Non hai mai fatto sport in vita tua? Io li farò tutti...ma proprio tutti....sci, free climbing, snow board, pattinaggio, jogging, sci nautico, tennis, nuoto, ciclismo, spinning, aerobica, triathlon, danza, yoga, tiro con l'arco, con la pistola, con i mattoni...tutto quello che c'è....forse ad oggi mi è rimasto fuori il bob ma c'è tempo, farò anche quello....come si chiama non importa, se mi piace non importa, lo faccio....
Tra l’altro, mi sono sempre sentita un “bluff”, la mia decantata bellezza è tutta fumo e specchi, è un’illusione che può venir meno in ogni momento, non sono affatto bella, una vera bella salta fuori dal letto fresca e splendida senza bisogno di grandi cose, io dedico tempo e sforzi alla costruzione della mia immagine che poi non è mai come vorrei, l’immagine piacevole che gli altri vedono è solo il prodotto di trucco, creme, estenuanti allenamenti, sedute dall’estetista, chirurgia plastica…La mia capacità nell’ottenere risultati in tutto quello a cui mi applico non è frutto di doti naturali, è frutto della grandissima capacità organizzativa che ho dovuto sviluppare per non soccombere, è frutto di ore, giornate e nottate di studio convulso, di gran lunga superiore al necessario, è frutto di tecniche, di tattiche, stratagemmi…è, come lo chiamo io, “lo studio approfondito del nemico da battere”.
Studio la meta in ogni suo dettaglio, valuto i modi per raggiungerla, perfeziono la mia preparazione, considero ogni possibile variabile impazzita e metto a punto un piano di neutralizzazione per ciascuna di esse, nel caso in cui si dovessero verificare partono in automatico gli antivirus.
Sono come uno scalatore che pianifica il raggiungimento della vetta più alta, sono uno scienziato a pochi passi dalla scoperta a cui ha dedicato la vita, sono un ingegnere della Nasa prima della partenza della navicella spaziale.
Ogni obiettivo dal più piccolo al più grande, mette in moto tutto l’ingranaggio, non c’è una proporzione tra sforzo e obiettivo…è sempre il massimo livello (anche su un obiettivo modesto), massimo obiettivo con massimo sforzo.
Anche il raggiungimento di obiettivi banali dei quali spesso non mi interessa affatto (è solo per apparire o per far contento qualcun altro) mette in funzione un micidiale meccanismo che sviluppa in me competitività assoluta, stress da prestazione, giorni e mesi in preda a flussi di adrenalina che mi permettono di non mangiare, di non dormire, di non sentire stanchezza o dolore per potermi dedicare unicamente allo scopo. Intorno a me non vedo più niente e nessuno, tutte le mie attenzioni, le cure, la dedizione, il tempo, è dedicato allo scopo. E quando è il momento della performance non sono più collegata alla realtà, non ho più la dimensione obiettiva del reale, non ho pietà per nessuno meno che mai per me stessa, godo delle defaillance altrui, sono una macchina. Dopo, ho un calo pazzesco, un momento di vuoto e disorientamento che finisce solo nel momento in cui entra in gioco un altro obiettivo. E non voglio nemmeno immaginare cosa succede quando il risultato ottenuto non è esattamente quello previsto!!
Dietro tutto questo ingranaggio c’è tanta insicurezza, mancanza di autostima, paura, e ho sempre la sensazione di “imbrogliare”, di “ingannare”, di presentare agli altri una torta fantastica realizzata con le buste pronte, di consegnare un tema copiato da un libro….In sostanza dietro al mio apparente narcisismo, al delirio di onnipotenza, non sono convinta di niente di me, mi sembra tutto fasullo, tutto finto, è tutto un grande “bluff”, vorrei essere bella come quella modella e non lo sono, vorrei avere la calma e la fiducia in me stessa dell’insegnante di yoga e non ce l’ho, vorrei avere la forza e le capacità di quel collega e non ce l’ho, vorrei avere la carica sensuale di quell’amica, la sua capacità di gioire, di godere dei piaceri della vita e non ce l’ho…vorrei essere un puzzle composto di tanti tasselli che invece non mi appartengono…sono solo un vuoto che chiede con tutte le forze di essere riempito.

 

Commenti   

 
#1 sara 2008-05-13 23:18
La vera fragilità consiste nel non buttare la maschera, la tua vera forza e il tuo orgoglio è capire che stai male. Devi essere fiera di te stessa perchè la consapevolezza di aver bisogno di aiuto è umana ed è meraviglioso capire come tutti noi siamo tanto fragili quanto forti. Tutte le persone che incontri avranno qualità e pregi che in te non riconosci, ma se fai attenzione la donna bella invidierà un qualcosa di tuo e solamente tuo. é un gioco al rincorrere le nostre incertezze, ma devono essere prese con la giusta obiettività, altrimenti diventano ossessioni di noi stessi. da quello che hai scritto tu non hai assolutamente nulla di cui rimproverarti, devi metterti però davanti a te stessa e credere che tu sei unica, nessuno sarà mai come te, nessuno riuscirà nemmeno a imitarti. questo è il trucco per non prendersi troppo sul serio, io nel mio lavoro devo vivere situazioni bruttissime, incubi a occhi aperti; ma la cosa più bella è riuscire a dare un sorriso, fatto col cuore, a chi soffre, a chi piange, a chi si sente solo. Tu sei forte ricordati.
Ciao
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