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Avevo fatto un sogno...

La prima mammografia l’ho fatta nel 2000 e mi hanno trovato qualche calcificazione. Poi, nel 2001, ne ho fatta un’altra e hanno notato che erano aumentate: mi avevano detto di fare ulteriori controlli, ma la dottoressa che mi aveva in cura si era messa a ridere dicendo che non era il caso, perchè calcificazioni ne hanno tutte le donne.
Tutta contenta, mi sono detta: “se lei ride, significa che non c’è niente”.
Ma non ero così convinta fino in fondo.
Nel 2002 ho cambiato medico: avevo fatto un sogno... So che può sembrare ridicolo, ma è la verità! Era l’11 di marzo del 2002, ho sognato la mia mamma che mi diceva: “Giusy cambia medico, cambia medico..”. Già, non mi fidavo più di tanto della dottoressa e così il giorno dopo ho fatto il cambio e sono capitata  proprio da un senologo. Mi ha chiesto di portare la mammografia e quando l’ha vista, mi ha guardato con meraviglia e mi ha detto: “signora, ma non si tiene una mammografia nel cassetto!”. Pensava infatti che io non l’avessi mostrata a nessuno. E poi ha aggiunto: “sa signora che lei ha un tumore maligno!”.
Proprio così mi ha detto!.. Non mi sono risentita per il modo, perché, ho visto la sua  meraviglia mentre mi diceva: “come?.. in tutte le mammografie ci sono queste calcificazioni e nessuno gliene ha mai parlato…!?”
Lui credeva che nessuno le avesse viste. Mi ha consigliato di andare in ospedale.
Sono andata, all’Ospedale Oncologico: mi hanno visitata, mi hanno fatto tutte le analisi e mi hanno detto che dovevo fare la “mammotone”; una specie di biopsia in profondità, e dall’esame hanno capito che il tumore era proprio maligno, già esteso a tutto il seno.
L’esito dell’esame ha poi confermato la diagnosi.
Quando sono tornata a casa, mi sono messa a piangere: un mega pianto!
Sono stata presa da una emozione fortissima, pensando che mi avrebbero asportato il seno completamente: era maggio.
Quei giorni sono stati terribili: Claudia, mia figlia, mi ha portata a Venezia per farmi distrarre, ma sul battello, guardando l’acqua, mi nasceva il desiderio di buttarmici dentro. Pensavo: “piuttosto che morire sotto i ferri, meglio che mi butto nel canale!”.
Passati i primi momenti, pensando e ripensando, ho ragionato e mi sono detta: “quanto sei sciocca! Morire per morire…, vale la pena provare ad affrontare....”.
Il fatto era che il solo sentire pronunciare la parola “tumore”, mi aveva messo una paura così forte da perdere il controllo della situazione... Anche perché nella mia famiglia ci sono stati tre casi di donne con il tumore al seno.
I pensieri che mi affollavano la mente erano sempre più brutti, poi è anche subentrata  la paura di stare in casa da sola, così mia figlia si è offerta di dormire nel letto con me. Mi teneva la mano. Spesso rimanevo sveglia la notte, la guardavo mentre me la teneva. Mi ispirava una grande tenerezza.
Per essere operata ho dovuto aspettare fino a luglio.
Quei mesi per me sono stati una tortura!
Nella zona mi conoscono un po’ tutti... Andavo in giro per strada e piangevo da sola e le persone che incontravo mi chiedevano: “ma che cos’ha signora?”..., “Giusy cosa c’è, ma che cosa ti è successo?...”
E io continuavo a piangere. L’idea che mi ero messa in testa era di morire. Il mio pensiero e la mia paura  erano tutti concentrati lì…
A luglio, finalmente mi hanno chiamata e mi hanno operata.
Una cosa che non mi è piaciuta è che durante quei mesi di attesa lunga, non ho avuto mai un contatto con qualcuno dell’ospedale, nessuno che mi abbia chiamato per chiedere qualcosa…
Ho cercato di mettermi in contatto, ma non avevo nominativi di riferimento.
La mia prima visita è avvenuta con un medico in ambulatorio e in quella sede mi è stato prescritto il ricovero, poi ho cercato di avere con quest’ultimo un appuntamento, ma il tempo di attesa era di due mesi, dunque, ho lasciato perdere... e nessuno è stato in grado di dirmi chi mi avrebbe operato.
Quell’attesa mi stava ammazzando!
E in quei mesi sono tornata dal medico che mi ha detto: “signora Giusy lei non può andare avanti così, non può stare male così!”.
In effetti stavo proprio male... Mi ha consigliato di farmi ricoverare alla Salvini, dove opera una dottoressa che conosce.
Ma io ho le mie idee… Se hai un tumore vai all’Ospedale Oncologico! No non voglio andare alla Salvini che si occupa prevalentemente di altro...
Il 2 luglio, era domenica, mi hanno chiamata e mi hanno detto: “signora deve entrare domani mattina per l’intervento.”.
Nel frattempo avevo dovuto rifare tutti gli esami: è la prassi normale.
Andavo la mattina e uscivo la sera. Un giorno ero in ospedale già dal mattino per alcune analisi e alle due del pomeriggio avevo l’appuntamento con l’anestesista: mi ha ricevuto alle cinque e mezza!
Queste attese sono snervanti!
Un giorno mi hanno dato da firmare una carta per l’assenso alla ricostruzione del seno; io sul momento ero d’accordo ed i miei figli erano contenti.
Poi, ci ho ripensato e ho detto “no, non la faccio, perché se poi  succede qualcosa anche alla protesi...”, e così ho firmato per non farla.
Al mattino dell’intervento è venuta a trovarmi una dottoressa che mi è sembrata veramente un angelo, mi ha detto: “Signora, io sono venuta a prenderle le misure”. “Quali misure?” ho risposto, “Guardi che io non voglio la ricostruzione..”.  La dottoressa mi disse: “Ma non vorrà scherzare? E’ ancora giovane. Ma non sa poi quando si guarderà allo specchio...,  è pur sempre una menomazione...”.
Anche mia figlia Monica insisteva che facessi la ricostruzione.
E questa dottoressa! Mi ha talmente convinta con la sua dolcezza che alla fine ho cambiato idea e ho detto: “e va bene prenda le misure!”.
Guardi che le faremo una quarta anziché la quinta”, che era la mia misura, mi disse.
Non sapevano se la pelle sarebbe stata sufficiente per la ricostruzione, così hanno dovuto ridurre anche il seno destro di una misura.
Ora mi sono contenta della scelta che ho fatto anche se non ho capito bene il motivo per cui dovrò cambiare la protesi fra dieci anni. Dover fare un altro intervento non mi va proprio...
Comunque, nonostante tutto, mi reputo fortunata, perchè sono stata seguita da una equipe di sole donne bravissime, pazienti e attente: la senologa che mi ha operato, il chirurgo plastico, l’anestesista. Tutte signore molto, molto gentili.
Ho avuto qualche disagio in ospedale: dopo l’intervento mi sono trovata con due drenaggi, uno per ogni seno, e siccome sono piccolina, facevo fatica a salire e scendere dal letto per andare alla toilette, così, per non disturbare, cercavo di arrangiarmi da sola senza chiamare le infermiere e per due notti ho dormito in poltrona.
Dopo l’intervento mi è stata prescritta una cura di sifene: una pastiglia che dovrò prendere per i prossimi cinque anni. E ogni sei mesi dovrò fare tutti gli esami di controllo: le analisi del sangue, la radiografia ai polmoni, la mammografia dalla parte destra e l’ecografia dalla parte sinistra, dove sono stata operata.
I medici con cui sono rimasta in cura sono le stesse persone che mi hanno seguito durante l’intervento e la degenza.
Le visite purtroppo però sono tutte a pagamento, perchè, se si va in ambulatorio, non si può scegliere il medico e si trova il medico di turno... E’ vero che sono tutti bravi, ma preferisco essere seguita sempre dalle stesse persone, mi sento più tranquilla; ho dei punti di riferimento.
Devo dire che per un po’ di tempo ho nutrito del rancore verso la dottoressa che se la rideva della mia situazione. Avrei voluto solo dirle: “dottoressa guardi come sono ridotta.!...”.
Ma poi ho saputo che le era morta la mamma e un fratello e ho lasciato perdere.
Ogni tanto la incontro, ma giro la testa dall’altra parte… So da una infermiera che lei sa di me.
Forse è stata un po’ troppo superficiale, perché quando aveva letto gli esami che mi erano stati prescritti avrebbe dovuto avere qualche sospetto. Per esempio la CEA, che allora non sapevo che esame fosse, è proprio per accertare tumori. Questa sigla avrebbe dovuto farle venire qualche dubbio.....o no?!
Così ha fatto passare del tempo e la situazione è andata peggiorando.
Se fosse stata più attenta, forse me la sarei cavata con una quadrantectomia!
Nella disgrazia, sono stata ancora fortunata ad avere il linfonodo sentinella negativo, il che significa che non c’erano metastasi e non mi hanno fatto lo scavo ascellare.
Penso che quando una persona, qualsiasi sia l’età, si sente dire che ha un tumore maligno, la reazione è di disperazione. Ma poi, quando in ospedale ho visto alcune giovani spose di 25-30 anni, provavo tanta tenerezza per loro e pensavo: “va be’, io un bel pezzo della mia vita già l’ho vissuta !…”.
I miei figlio Mario e Claudia mi sono stati molto vicini in tutto questo periodo, soprattutto Claudia, forse perché come donna si è immedesimata maggiormente.
Tutte le mattine arrivavano tutti e due, Claudia poi si fermava fino a mezzogiorno. Penso che avere vicino qualcuno, aiuti a reagire meglio alla malattia...
Sono rimasta perplessa per un episodio che si è verificato dopo due giorni dall’intervento. La dottoressa è venuta da me e mi ha chiesto: “Signora, dove abita?”   “A Milano”. In ospedale c’era gente che veniva da tutte le parti del mondo. “E’ comoda a venir qui?”, mi chiese. “Comoda  relativamente", risposi, "quando devo venire, mi accompagna in macchina mio figlio, o una mia amica”. “Va bene”, mi ha risposto.
Dopo dieci minuti torna, avevo ancora due drenaggi, e mi dice: “Guardi signora che lei può andare a casa”.  Ma ho risposto: “A casa in queste condizioni, non posso andare?!”.
E invece, sono dovuta andare... Anche mia figlia è rimasta allibita. Mi sembra che buttar fuori così le persone, sia un po’ eccessivo…
Infatti dopo due o tre giorni sono dovuta ritornare perché alcuni punti avevano fatto  infezione e sono tornata la domenica a togliere i drenaggi.
Forse avevano bisogno di letti…non so, ma non mi è sembrata una decisione adeguata.
Il mio post operatorio non l’ho vissuto malissimo, forse perchè sono sola: non ho un uomo. Quindi non avevo il problema che qualcuno mi vedesse mentre mi spogliavo, altrimenti non so come avrei reagito.
Al mare ho conosciuto una coppia, lei aveva subito il mio stesso intervento e non aveva voluto fare la ricostruzione. Suo marito mi diceva: “Giusy sai che mia moglie non si fa più vedere da me..., non si spoglia più quando ci sono io.." . Ho risposto: “Avrei fatto lo stesso se vivessi con un uomo”.
Mi viene da sorridere perchè il mio seno in ospedale l’hanno visto tutti. L’hanno anche fotografato per poter fare un bel lavoro di ricostruzione. Sento comunque di avere addosso qualcosa di estraneo: non è più il mio.
Quando alcune ragazze dicono che vogliono rifarsi il seno, proprio non le capisco.
Adesso faccio la nonna. Sto riprendendo in mano la mia vita…magari qualche giornata è un po’ meno buona…perché la protesi è quello che è.
Checché dicano, mi dà fastidio, si indurisce e divento nervosa.
Se non avessi fatto la ricostruzione sarebbe stato peggio.
Sono stata fortunata ad aver trovato quella dottoressa che ha insistito, altrimenti chissà...
Anche se adesso devo mettere il reggiseno imbottito perché il seno di destra invecchia, come invecchio io, invece l’altro rimane sempre lì, bello fermo…
Ho notato che se, anche in ospedale, si va a pagamento, si è ascoltati e seguiti subito anche per un foruncoletto, mentre se si con la mutua i tempi di attesa sono veramente lunghi.
Un giorno  avevo l’appuntamento con l’oncologo alle 9.30, mi aveva accompagnato mio figlio, che aveva chiesto la giornata di ferie: all’una e un quarto stavamo ancora aspettando... Mio figlio è andato alla porta e ha detto: “Non vi vergognate? Mia madre è qui dalle 9.30!”. Vedevamo passare tutte le persone venute dopo di noi… Poi abbiamo saputo che le visite a pagamento avevano la precedenza... capito? Questa cosa mi ha un po’ infastidito; in fondo non ho più 20 anni e lasciare una persona in attesa ore, non mi sembra giusto.  Da allora mi sono detta: “Anch’io andrò a pagamento e basta...”
Prima che scoprissero questo tumore, stavo attraversando un periodo di relativa tranquillità; non avevo più obblighi con nessuno, li avevo assolti tutti. Avevo già accudito mia madre, mia suocera, mia zia di Padova, che poi sono mancate.
Ero rimasta sola e potevo finalmente prendermi cura di me. In realtà non l’ho fatto nel modo migliore. Quando il mio medico mi aveva detto “Signora le consiglio una massaggiatrice..., le farebbe bene per la protesi”, non gli ho dato retta, ma aveva ragione lui, perché la protesi col tempo si indurisce e dà dei problemi.
Avrei potuto massaggiarmi da sola, ma non me la sentivo. Non riesco ancora a stare davanti ad uno specchio, anche se c’è soltanto una cicatrice che va pian piano scomparendo.
Il medico della mutua è stato molto gentile. Dopo essere stata dimessa, mi faceva lui tutte le medicazioni; mi ha tolto anche un punto. Anche lui mi aveva consigliato di andare da una massaggiatrice e da uno psicologo, ma con la mia testa, penso sempre di riuscire a fare tutto da sola: è un mio difetto. Non l’ho ascoltato.
Quando mio marito è andato via di casa, avevo 34 anni e sono caduta in depressione. Stavo sempre male, avevo paura anche di uscire. La ditta mi aveva mandato da un neurologo cui avevo raccontato tutti i miei problemi e ridendo mi disse: “Signora io al suo posto mi sarei già ammazzato... Che cura vuole che le dia, con tutti i problemi che ha?"
Così mi sono curata da sola, non sono più andata da nessuno…
No, anzi ho provato ad andare da una  psicologa, mi faceva troppe domande... quando uscivo ero esasperata: non ci sono più andata!
Se dovessi paragonare la mia malattia a qualcuno direi: uno scheletro, con una sensazione di fastidio. Quando penso al mio tumore, mi vedo davanti sempre la morte.  A volte la notte mi sveglio, mi guardo intorno…poi mi dico: "beh! sono ancora qui...”.

 

 

 

Commenti   

 
#1 ANNAMARIA 2008-06-18 17:44
NON PENSARE AL TUMORE. E' STATO AFFRONTATO. HAI COMBATTUTO ED HAI VINTO. LA TUA MAMMA TI HA PROTETTO COME SOLO LE MAMME SANNO FARE. VIVI LA TUA VITA NUOVA, ACCETTA E GUARDA AVANTI SEMPRE VERSO IL SOLE. ANCH'IO HO PASSATO UNA SIMILE ESPERIENZA, HO GIA' SCRITTO NEL 2005 LA MIA STORIA, PER ME, PER RIUSCIRE A VINCERE LA BATTAGLIA. ORA LEGGO QUESTE STORIE E MI ACCORGO DI QUANTE PERSONE FORTI CI SONO. ANCH'IO SCRIVERO' PRIMA O POI A VOI LA MIA ESPERIENZA.SE PUO' SERVIRE A QUALCUNO COME QUESTE AIUTANO ANCHE ME. GRAZIE GIUSY. SEI FORTE.
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