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Il ricordo di Pepo

(Dalle lettere di Antonella, per 22 anni prima amica, poi compagna e dopo sposa e madre dei suoi 3 figli “i nostri gioielli”).
No, non si è mai preparati e quando i medici ti dicono, in modo più o meno velato o con dura franchezza, che non c'è più nulla da fare, allora tutto ti crolla addosso, non ci vuoi credere, non è possibile! Non importa se madre padre fratello marito o nonno nessuno di noi vorrebbe vedere partire, in che modo poi, tra sofferenze e annullamento della persona, il nostro/a amato/a. Oltre a questa impari  guerra si aggiungono le trasformazioni che subiscono i malati, trasformazioni nell'anima e nel fisico, quasi si stenta a riconoscerli "ma quello sul letto è il mio Pepo? NO, LUI NON E' COSI'" e allora le lacrime scorrono e tu scappi in bagno o fuori per non farti vedere per non trasmettere (ma siamo poi sicuri che loro non si accorgano di niente?) la tua disperazione e guidati  da una forza che non sapevi nemmeno di avere, ti avvicini, lo accarezzi, gli dai un leggero bacio e gli tieni la mano magari lanciando una battutina di spirito (amaro come il fiele), ti siedi al suo fianco e insieme guardiamo la tv e parliamo (almeno parlo io, lui non ne ha la forza), pensiamo al pranzo, a come trascorrere il pomeriggio con i figli (sarà uguale a tutti gli altri sdraiato a letto tra dolori e sonno). Prendo in mano il mio lavoro all'uncinetto (la lana comprata da lui perché voleva tanto una coperta arancione) e lavoro come una matta per fare riquadri su riquadri per finire quella coperta come se fosse una medicina, se riesco a finire la coperta lui guarisce, adesso la coperta è là, non è finita è nell'armadio insieme alle altre cose a cui teneva molto! NO, NON si è MAI preparati.
I ricordi sono dolcezze ma certe volte che fatica stargli al fianco! Non mi lasciava un attimo in stand-bay (credo si scriva così io non so una parola di inglese), aveva sempre qualche lavoretto da fare: potare, tagliare l'erba, sistemare il garage, il suo posto lavoro (allineare cacciaviti, chiavi inglesi, ecc.ecc.) quando brontolavo perchè ero stanca "Bolo, quando mi vedrai sdraiato sul divano fermo ad aspettare vorrà dire che sto male davvero". Non voglio angosciarti ma Pepo ha lavorato fino al 20 novembre (combattendo da solo contro dei dolori terribili che nemmeno 90 gocce al giorno di contromal riuscivano a calmare), sempre di notte dalle 24 alle 12 orario continuato, come diceva lui, a volte pausa su con me in ufficio (avevo messo una brandina per farlo dormire un po’) poi la febbre e il tracollo ...
La festa che amava maggiormente era il Natale a quella non rinunciava, ci siamo sempre riuniti a casa nostra, cena a base di pesce che lui personalmente andava a comperare a Comacchio (FE) e che io cucinavo (dalle 14 alle 21), non doveva mancare l'anguilla (adora l’anguilla), io la cucinavo al forno e a volte, se ero davvero in forma, accendevo il barbecue e la facevo alla comacchiese ai ferri con olio e rosmarino. Con il tempo l'invito si era ristretto solo alla mia famiglia (37 persone erano davvero troppe!) e il 25 andavamo dai suoi genitori per il pranzo tipico napoletano con “struffoli” finali ( ho imparato a farli e li faccio per tutta la famiglia).
Pepo l’altro anno è andato a comperare il pesce a novembre e mi ha chiesto di farglielo prima "Non so se a natale lo mangerò". Quando il declino è iniziato ( rapidamente) aveva un frase che mi ripeteva più volte al giorno "BOLO LA SERA DEL 24 VOGLIO CHE TUTTI SIANO QUA, ANCHE I MIEI E FAI FARE UNA BELLA TORTA DI FRUTTA": HA CHIUSO GLI OCCHI PER SEMPRE IL 24 DICEMBRE ALLE 08,05,  ma noi la sera ci siamo riuniti ugualmente, come lui avrebbe voluto abbiamo, di malavoglia, mangiato pizza e raccontato il Pepo burlone e scherzoso di sempre.
Ho letto la tua lettera e in alcuni punti ho visto Pepo con i figli appena nati, anche lui non osava prenderli in braccio diceva per paura di romperli! Solo ultimamente con il suo nipotino Riccardo (figlio di una mia nipote, più figlia che nipote, ma questa è una storia diversa) nato il 23 maggio 2006 e noi siamo stati i padrini di battesimo. Loro due  avevano un rapporto speciale, quest’estate in campeggio, mia nipote ci ha raggiunto per alcuni giorni, io e Pepo passeggiavamo spingendo la carrozzina e facendo la ruota come pavoni (da noi si dice “stimarsi”) per quel frugoletto che appena sentiva la voce di Pepo abbozzava un sorriso (per me smorfia sarebbe più appropriato) e lui mi diceva “Pensa Bolo ( mi ha sempre chiamata cosi), quando vecchierelli porteremo al mare i nipotini e i figli ci raggiungeranno nel fine settimana”, era  il suo sogno arrivare a comprare una casetta al mare (anche nel ferrarese andava bene) per passarvi la vecchiaia!
Un giorno arriva con il furgone e scarica la spesa, sportine e sportine (per 22 anni ha sempre fatto la spesa lui) corro ad aiutarlo e mi dice “Bolo prendi le sportine che io scarico l'acqua”...mi avvio verso la cucina e inizio a sistemare la mercanzia (sempre esagerato) quando mi chiama  e voilà un triciclo rosso nuovo con ruote gialle e telefono sul retro "E’ per Giovanni quando sarà un po’ più grande". Lo guardo allibita e sconvolta "Ma sei matto, sono incinta di soli 3 mesi e poi porta sfiga comprare prima ..." e lui "Vabbè, tu non capisci , è un investimento, ho risparmiato sai fra un anno quanto sarebbe aumentato?" Prende il triciclo e lo mette in garage al fianco della sua moto: “Così si fanno compagnia!“. Lo guardo incredula e combattuta tra l’essere arrabbiata o sconvolta e gli faccio "Ma chi ti dice poi che sarà maschio? e poi non dovevi dirlo a nessuno.. hai iniziato a dire a tutti che ero incinta prima ancora di saperlo veramente..”. mi risponde con un brontolio di sottofondo e  "Sarà maschio e si chiamerà Giovanni” (come lo zio suo “secondo padre” che purtroppo è morto ). Credo di aver avuto un espressione tra lo stupito (stupida?) e il quasi incazzata, ma mi sono arresa perché lui era troppo tenero!
Nel suo modo di vivere era anticonformista, odiava i regali comandati (non rispettava le scadenze classiche), per lui Natale arrivava i primi di dicembre, san Valentino solo baci perugina, una scatola gigante e così faceva felici tutte le sue donne (moglie, due figlie e una zia per lui come una seconda madre che da 20 vive con noi e adesso ha 85 anni), compleanni, ecc, sempre molti giorni prima ...ma non dimenticava mai le piccole grandi cose come quando alla mattina arrivava in pasticceria, dopo aver lavorato tutta la notte e fatto le consegne (amato furgone ....a volte ero gelosa anche del suo furgone) saliva in ufficio (io lavoro in ufficio) e lanciava un sacchetto a me e uno a sua sorella e noi dovevamo essere molto veloci a scoprire cosa c'era dentro altrimenti se lo riprendeva, c'era quasi sempre un hot dog caldo di quelli speciali, a volte cioccolatini, oppure mi nascondeva le sigarette.. era sì un burlone ma molto responsabile, tanto che anche da malato è mancato al lavoro solo i giorni indispensabili. Ironia della sorte io a lui ho fatto sempre pochissimi regali (non sapevo mai cosa regalargli, poi a lui piaceva fare e non ricevere) e uno dei pochi regali è stato qualche giorno prima di s. Valentino 2005, gli avevo preso un jeans, una felpa e una polo (adorava le polo di tutti i tipi) perchè era dimagrito di 12 kg, quindi i jeans e le vecchie felpe non gli stavano bene. Poi il 14 febbraio 2005 ha fatto la gastroscopia e ci hanno dato il responso "adenocarcinoma gastrico" e lui mi ha semplicemente detto "Bolo non mi fare più regali!".
 Adorava la musica e quando andavamo in giro con il camper o con l'auto cantavamo sempre, i figli si mettevano i tappi nelle orecchie perché eravamo stonati, io lanciavo un canzone ad esempio lulù "alunni del sole” e lui veloce doveva intonarla e poi viceversa. Con i ragazzi non era severo, il giusto, non ha mai alzato la voce e mai li ha picchiati, bastava un suo No deciso e stop. Pochi divieti NIENTE TATUAGGI, PIERCING, ECC ECC.. Diceva sempre “Volete fare le vostre esperienze, fatele quando sarete abbastanza grandi da vivere da soli” ma era gelosissimo delle ragazze!
La prima volta che ho visto Napoli eravamo insieme da un mese, erano le vacanze di agosto e siamo partiti con il suo Diane (che mi ha fatto guidare nonostante le mie proteste). Mi ha portato a Ercolano e Resina al  mercato degli stracci (la roba usata), a Forcella, al rione Sanità insomma in tutti quei bei posti di Napoli. E poi  cercava di parlare napoletano (era a Modena da quando aveva 4 anni, pensa un po’). Ed ancora siamo stati a Paestum ed Agropoli (ci ho lasciato il cuore) insomma 15 giorni da vagabondi sempre in movimento.
Siamo poi stati a Napoli per Natale un paio di volte ma solo di sfuggita, il lavoro ci ha sempre impegnati molto, ma devo dire che di mangiate ne abbiamo fatte tante e a volontà! Riguardo a Pepo, forse  io non sono abbastanza obiettiva perché oltre al sentimento che ci univa c'era anche complicità di vita e adesso che non c’è più come per magia sono spariti i difetti (e ne aveva,come tutti!)  e rimangono solo le note piacevoli (e meno male che sono davvero tante). Oggi con i suoi fratelli e sorelle ( lavoriamo tutti insieme ) formiamo una grandissima famiglia e parliamo spesso di Pepo ma, devi credermi, anche se qualche lacrima scende è con molta serenità, ci vengono in mente le sue malefatte (quando sbagliava strada... spesso) oppure quando ogni primavera iniziava con   “Bolo cambiamo macchina?" e se non era la macchina pensava a cambiare la moto o il camper, insomma in primavera si svegliava sempre la sua voglia di cambiamenti.
Ma le situazioni cambiano, mutano, si trasformano e quelle che solo sei mesi prima o un anno fa erano importanti adesso sono sciocchezze: quando abbiamo saputo del tumore di Pepo la prima cosa che insieme io e lui abbiamo gridato al cielo (uno dei rarissimi sfoghi che si è preso in mia presenza) "RINUNCIO ALLA CASA, ALLA MACCHINA NUOVA, NON VOGLIO IL CAMPER E NON VADO PIÙ IN FERIE, CHI SE NE FREGA DEI VESTITI, DEL CINEMA, DELLA PIZZERIA, MA TI PREGO, SE CI SEI, FAMMI VIVERE!". No, noi non siamo cattivi è la vita che ci trasforma e non possiamo farci niente!
Questo era Pepo, libero, non chiedeva mai, adorava le zingarate come partire senza programmi e senza meta. Quando prendeva una decisione era irremovibile così anche sul lavoro, poche volte faceva pesare la sua autorità ma quando succedeva era davvero fermo tanto che dicevamo e diciamo "NON SI MUOVE FOGLIA CHE PEPO NON VOGLIA". Pepo in realtà si chiama Donato ma il soprannome gli è stato affibbiato da una ragazzino quando erano piccoli e in colonia, perchè a lui piacevano i maccheroni e allora li finiva direttamente dalla pentola, la napoletana  "caccavella" e da lì è nato “Pepo maccherone”, poi con il tempo è caduto maccherone ed è rimasto solo Pepo che tutti adesso conoscono  e se dici Donato nessuno sa chi è! 
Com'è che ci siamo trovati a vivere insieme? Erano solo due mesi (14 luglio 1985 e come voleva dire Pepo “La presa della B…adaloni” (il mio cognome) che io avevo un appartamento in affitto e vivevo da sola. Un giorno mi chiese se poteva portare alcune cose a casa mia  perché da loro c'era poco posto e fra le cose che voleva portare nel mio appartamento c'era tutto l'equipaggiamento della moto (amante motociclista). Presa un po’ alla sprovvista ho acconsentito (dato che ci frequentavamo da poco non me la sentivo di iniziare una convivenza) ma quando sono rientrata a casa, dopo aver lavorato nel mio bar (lui mi portava le paste), ho trovato non solo tutta la sua roba ma anche lui che dormiva beatamente in mutande sul divano e quando l'ho svegliato chiedendo spiegazioni mi ha guardato e con il suo sorriso da malandrino mi ha detto "Perchè portare solo poche cose tanto che c'ero ho portato tutto anche me stesso ma vedrai che non ti darò fastidio.." e cosi è iniziata la nostra vita insieme. Ho lasciato il bar per lavorare con lui e i suoi fratelli nella pasticceria e a gennaio 1988 è nato Giovanni, fortemente cercato e desiderato. Dopo due anni è nata Elisa, ugualmente cercata e nel 1993 Giulia, non proprio cercata ma arrivata e amata come gli altri due. Ci siamo sposati quando Elisa aveva sei mesi perchè i genitori non accettavano molto che i figli fossero nati fuori dal matrimonio, ma noi stavamo benissimo anche senza ....così per quasi 22 anni abbiamo vissuto la nostra storia d'amore. Pepo ha sempre avuto un carattere determinato e forte in ogni decisione e diceva che non bisognava mai rimpiangere le decisioni prese.
Elisa la chiamiamo sbaby, da sbiadita, perché  le piace ricoprire il ruolo di quella che non sempre è in grado di fare le cose (non riesco a inserire il cd nel lettore, Gioppo lo fai tu? come si fa a fare questo? ma dove si trova quel…?) si dice che per non pagare il dazio ....
Sbaby è di una forza unica, mi chiama Roccia ed è autonoma al 100% al contrario degli altri 2 che chiedono sempre i miei consigli e la mia vicinanza, pensa ad aprile andrà 5 giorni a Napoli con la scuola per un progetto MEP (simulazione parlamento europeo) e mi ha detto “andrò a Mergellina, mangerò taralli ,berrò birra e guarderò il cielo così papà potrà rivedere la sua città!”. E’ sempre sorridente, non si abbatte mai, e quando succede mi abbraccia forte per qualche minuto e mi dice ora va tutto bene!
Certo i nostri "proli" sono un dono immenso ed è quello per cui si continua a combattere a vivere e a cercare una nuova dimensione, noi quattro siamo riusciti a creare un 'atmosfera distesa e serena e quando parliamo di Pepo raccontiamo le sua bravate, le sue battute e non vogliamo ricordarci la sua malattia ma la sua immensa voglia di vivere, pensa che dopo una nottata di lavoro era capace al sabato di andare a prendere i ragazzi a casa da scuola e portarci con il camper a scorazzare per l' Italia. Anni fa eravamo a Parigi, sotto la torre Eiffel e mia madre , che era con noi, aveva voglia di pizza..,beh, siamo partiti e andati a Napoli a mangiare la pizza! (Parigi Napoli tutta una tirata alternandoci alla guida ma ne valse la pena la…pizza era ottima!).
            Gioppo è il soprannome di Giovanni (gli è stato dato da un bimbino di 4 anni tanto tempo fa) e 9 è il numero della maglia con cui gioca  a calcio (alternava il 10) ecco perchè in internet usa Gioppo9. La passione del calcio gli è stata trasmessa dal papà un grande giocatore che ad un certo punto, dovendo scegliere cosa fare da grande, ha preferito vivere la vita che stare nelle rigide regole del calcio a livello  professionistico perché aveva i numeri per affermarsi, come gli aveva garantito  un supervisore della squadra del Sassuolo (allora il Sassuolo era molto ambito e militava mi pare in serie D) che lo aveva contattato, a patto però di smettere di fumare ed uscire con le ragazzine. Ed allora il Pepo, senza rimpianti, ha abbandonato lo sport professionista ma ha continuato a giocare  però a livello dilettantistico, quindi sempre calcio calcio e ancora calcio e questo spiega perchè  Elisa decise di giocare a calcio e Giulia, per non essere da meno, calcio anche lei!  Elisa gioca come terzino, il ruolo che è sempre stato del papà ed è davvero mitica tanto che è titolare della under 19  e della under 16: un doppio campionato e doppie partire. Giulia invece dei tre è quella che è negata (tutta sua…madre!), ma ci prova ed è un’ottima…panchinara! Giovanni invece è un attaccante da rapina, come diceva suo padre, porta scompiglio in campo e dai che ci dai  trova quasi sempre un goal (a me ricorda molto Paolo Rossi). Per Giovanni la perdita di Pepo è stata un brutto colpo non ancora assorbito ed ha lasciato, in lui come in noi, un vuoto difficilmente colmabile, ed a lui, più amico che padre, il giorno del suo funerale gli ha indirizzato questa lettera:
“ ATQUE IN PERPETUUM, PATER….”
 
Ho sempre cercato in te l’esempio. E l’ho trovato. E anche se non sarò mai all’altezza del maestro, tutto sommato, credo di poter diventare un buon uomo, un marito affettuoso e un padre generoso, e questo lo devo a te. Ovviamente non solo a te, anche alla mamma che credo sia la migliore fra tutte, ma io da uomo cercavo soprattutto in te una guida. Guida che non mi è mai mancata, è sempre stata tacita, mi bastavano sguardi, gesti, espressioni per capirti. Tra di noi le parole non servivano. Il tuo amore me l’hai sempre dimostrato con i tuoi modi, come ti veniva naturale, come meglio non potevo chiedere. Io pur non credendo in Dio spero che tu possa riposare in paradiso e da lì continuare a guidarci…sai che faccia che farà lo zio Giovanni quando ti abbraccerà?
Quando ti sei ammalato io non ci credevo, non potevo crederci, da quando i supereroi si ammalano? Da quando i supereroi piangono? Da quando i supereroi muoiono? Non è vero. Non è possibile…
Poi ho capito. Capito che il dolore c’è per tutti, la morte c’è per tutti. Anche per te. Anche per il mio supereroe. Comunque andranno le cose, ovunque mi condurrà la mia vita, mai mi dimenticherò di ringraziare te e la mamma per avermi concesso l’onore, il privilegio di essere vostro figlio.
C’è chi è nato per lottare, come te e chi è nato per pensare, come me. E allora mi rivedo fermo a sedere con le mani giunte in un angolo dimenticato al buio, e piango e soffro… mentre tu lottavi e non ti rassegnavi… partire non deve essere stato facile neanche per te questa volta, ma ancora una volta hai voluto dimostrare di avere il pieno controllo della situazione e sei partito quando hai voluto tu, quando ti sentivi pronto, hai preso in mano il tuo destino e hai vinto la morte: l’hai vinta con la vita, l’hai vinta con l’amore,l’hai vinta con il coraggio. Perché come diceva Seneca: “la vita è
come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata”. Beh, credo che l’oscar non te lo possa togliere nessuno papà.”
Io non ho pianto, io non piango mai, tutti mi dicono che “per fortuna che tu sei forte" ma cosa vuole dire? Perchè non crollo a piangere davanti a tutti? Ma che ne sanno dei miei pianti? Perchè cerco di andare avanti? E cosa dovrei fare: stare sul divano tutto il giorno a piangere e lasciare i miei figli a trascinarsi da soli in questo mondo? Certo che sono forte, sono una mamma, ho dei doveri verso i mie ragazzi, ho dei doveri come moglie, Pepo ed io abbiamo costruita la nostra vita insieme ed ora cosa devo fare buttare via tutto? Compatirmi tutto il giorno? Non basta la notte? Ho un lavoro, il nostro lavoro, a cui pensare, insomma uno forte lo diventa per forza anche se ogni tanto è bello lasciarsi andare ad un pianto, non risolutorio ma solo per sfogo ed è bello anche lasciarsi andare a momenti di serenità con i propri cari. Quanto vale quel forte abbraccio di Elisa che mi dice “dai mamma sono qua?” O Giovanni che mi chiede soltanto “tutto ok”? Giulia, poi, è incollata a me (viviamo in simbiosi...): ESSI SONO LA MIA LINFA VITALE.
Quando dico che Pepo è stato un burlone e un forte lo dico davvero e se continuiamo a scriverci ti racconterò tutte le sue malefatte....ne ha combinate di tutti i colori. Brevemente ricordo che aveva iniziato la chemio il 1 marzo 2005 e il secondo ciclo era per il 25 marzo, ebbene lo ha fatto anticipare di 2 giorni per poter andare in Spagna tutti insieme, sempre in camper e con mia mamma e mio papà al seguito. Sette giorni a Salu, vicino a Valencia, Port Adventur, un parco giochi tipo gardaland o eurodisney  e visita a Peniscola dove c'è un castello che da rifugio ai rapaci (falchi, civette, gufi, ecc.) e fanno vedere come li addestrano. Al ritorno sosta alle cinque terre per mangiare gnocchi al pesto, pesce e bere il vino locale. Una strapazzata pazzesca e lui bello e fresco come il sole e appena rientrati progettava già il prossimo viaggio mentre io chiedevo almeno due mesi di sosta. Pepo sempre un movimento continuo e non stava mai fermo, ora non più se non nel nostro dolce-amaro ricordo così come avrebbe voluto lui ma…mi manca.

Commenti   

 
#1 Ferdinando 2008-04-11 21:05
Forse sono troppo coinvolto nella storia per essere obiettivo avendo vissuta la parte finale della storia sul...forum dove (in)post(avamo) anche Antonella ed io, e proprio per questo che, pur non avendolo personalmente conosciuto (soltanto campanilismo con-terroneo?) ho imparato a stimarlo ed a volergli bene soltanto attraverso i resoconti di Antonella (forse anch'io mi sento un pò zingaro e molto napoletano, però del periodo senza "munnezza"!).Ci ao. Ferdinando
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