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Una battaglia persa

Dovrei scrivere un libro per raccogliere tutte le mie vicissitudini negative con i medici, ma l’ultima mia esperienza  merita di essere menzionata soprattutto perchè  si tratta di RADIOTERAPIA.
Lo scorso dicembre ho scoperto di avere un carcinoma duttale in situ della mammella sinistra, e grazie ad una polizza sanitaria che il mio datore di lavoro aveva stipulato per i propri dipendenti, ho potuto farmi operare  nel  giro di una settimana  da un eminente chirurgo senologo, il quale poi gentilmente si è premurato di farmi mettere in lista per effettuare la necessaria radioterapia presso l’ospedale in cui presta la sua opera.  Parliamo di un policlinico universitario da dove vengono sfornati giovani medici che hanno bisogno di acquisire pratica.
Il ciclo di RT previsto per il mio caso consisteva in 33 irradiazioni di cui 28 sull’intera ghiandola mammaria e 5 sul letto tumorale, tramite un acceleratore lineare.
Le informazioni circa eventuali effetti collaterali della RT, riportate su un modulo che ho dovuto sottoscrivere senza leggerlo, mi sono state rappresentate a voce giusto per accelerare i tempi ma sicuramente non  mi sono state esposte in modo approfondito come meriterebbe tale terapia. Si sono limitati soltanto a dirmi che avrei dovuto fare settimanalmente un emocromo e che i possibili effetti collaterali si riducevano ad una tossicità cutanea risolvibile comunque con appropriate creme.  Mi hanno poi spiegato che avrei fatto una TAC di partenza e quindi  sottoposta al cosiddetto “centraggio” consistente in piccoli tatuaggi che delimitavano la zona da irradiare.
Avevo il terrore della radioterapia ma non avendo alternative ho cercato di affrontarla con tanta buona volontà, poi quando mi sono resa conto, col passare dei giorni, che i tecnici non erano mai gli stessi, ho cercato di stare sempre all’erta e controllare, per quanto mi era possibile, che tutte le operazioni necessarie si svolgessero sempre allo stesso modo. E meno male che sono stata attenta perché è capitato un paio di volte che avevano dimenticato di applicare il filtro.
Quando gliel’ho fatto notare e tornavano indietro per inserirlo, si sono pure alterati rispondendomi che dovevo stare tranquilla perché tanto il filtro non serviva a nulla! Strano, mi sono detta se è un filtro deve pur avere la sua funzione di filtro. Il giorno dopo mi dimostro curiosa e chiedo all’ennesimo nuovo tecnico a cosa servisse il filtro. Lui molto gentilmente mi risponde che trattandosi di un acceleratore lineare e che la mammella ha i contorni arrotondati, il filtro espande il raggio su tutta l’area. Ah, ma allora non sono una stupida, gli ho detto, ho fatto bene a non fidarmi! Come mai i suoi colleghi si permettono di dimenticare di applicarlo? Il poverino non ha saputo rispondermi.
Comunque riesco a portare a termine le prime 28 irradiazioni senza grossi problemi, le analisi del sangue erano a posto ed avevo soltanto un leggero rossore della cute.
Quando ho iniziato la prima irradiazione sul letto tumorale, ho notato che il macchinario veniva applicato direttamente sul seno in corrispondenza della cicatrice e mi sono resa conto  anche che i raggi erano più forti.
Il giorno dopo, (7/3/2008) come al solito c’era un nuovo giovane tecnico che quando ha cominciato a posizionare il macchinario ha dimostrato di non capirci proprio nulla. Non riusciva ad individuare la cicatrice nonostante i tatuaggi, e l’ha scambiata con un segno che avevo sul seno lasciatomi dalla piega di un fazzoletto e posizionata oltretutto alla parte opposta alla cicatrice stessa, poi parlava da solo riferendosi alle misure: “101 o 102 bè fa lo stesso”, io con gli occhi fuori dalle orbite gli ho fatto notare che quella a cui stava mirando non era la cicatrice ma lui: “signora tranquilla, l’ho vista” e il macchinario l’ha posizionato diversamente dal giorno precedente.
Che dovevo fare? non potevo insistere in fondo potevo sbagliarmi anch’io, non potevo sapere se quell’ultimo ciclo dovesse seguire il medesimo iter delle precedenti, così l’ho lasciato fare. 
30 secondi di raggi sono stati sufficienti a procurami delle bruciature  molto evidenti, quando sono scesa dal lettino avevo la pelle viola.  A seguito di ciò ho dovuto sospendere la terapia per tossicità cutanea, fin dal giorno dopo mi si sono aperte delle piaghe per le quali ho dovuto assumere antibiotici e sopportare un dolore tremendo per un mese.
Il lunedì di Pasqua mi trovavo a T. (cittadina del Centro Italia), (cioè dopo 17 giorni dall’accaduto) la sera comincio ad accusare un forte dolore pulsante al centro del torace, che pian piano si è esteso alle giugulari e alle spalle fino a togliermi il respiro.
Sono stata portata subito al pronto soccorso dove dopo tre ore di urla soffocate si sono decisi a darmi l’ossigeno ed iniettarmi in vena un TORADOL che ha attutito il dolore e che ha permesso loro di dimettermi rimandando le cure al medico curante. L’effetto dell’antidolorifico è durato poco, la mattina successiva ho telefonato al reparto dove avevo eseguito la radioterapia e mi consigliano di recarmi al loro pronto soccorso. 
Giunta a S. (Capoluogo del Centro Italia) mi ricoverano immediatamente in quanto dalle analisi del sangue risultava che era in atto una forte infezione, avevo  15,50 globuli bianchi e febbre a 38°.
Da ulteriori accertamenti  e dalla TAC al torace è emerso che avevo un versamento pleurico al polmone sinistro e uno al mediastino e aree circoscritte a vetro smerigliato nel segmento anteriore del lobo superiore sinistro.
Ho fatto presente al medico responsabile del reparto quanto era accaduto durante l’ultima terapia effettuata ma ovviamente ha cercato di spostare il discorso e mi ha fatto sottoporre a visita pneumologia.
Il pneumologo è stato di una scorrettezza incredibile, leggendo la mia anamnesi ha tenuto a sottolineare che essendo già affetta da piccola ernia iatale, da moderato enfisema polmonare dovuto a 20 anni di asma allergica e che oltretutto sono fumatrice, è da scartare l’ipotesi che la causa scatenante il dolore fosse dovuto alla radioterapia. Tant’è che nel suo commento indica il dolore a livello epigastrico e non toracico, prescrivendomi medicinali per l’ernia iatale e delle inalazioni di polveri per agevolare la respirazione considerata una broncopatia ostruttiva.
Io ho ribadito con forza che l’ernia iatale non poteva causarmi il versamento pleurico e al mediastino, febbre e innalzamento dei globuli bianchi,  e soprattutto al polmone sinistro, ma non c’è stato nulla da fare. Aveva firmato il suo giudizio e basta.
Tornata al reparto ho parlato con il medico responsabile e ho rappresentato il mio risentimento nei confronti del pneumologo ho detto a chiare note che un paziente non può essere trattato come un deficiente e lei mi ha rassicurata che sarebbe andata a parlargli.
Dopo nove giorni mi dimettono considerandomi in buone condizioni generali, asintomatica e apiretica prescrivendo una terapia antibiotica e cortisonica per tre settimane in considerazione degli esami effettuati il giorno prima (VES: 53 GB: 14.65 NEUTR.: 84.5% PLT: 568 10^9/L  ECG: ritmo sinusale, disturbo di conduzione IV destro) e soltanto a voce mi dicono che la radioterapia può aver influito in minima parte in quanto già affetta da altre malattie respiratorie.
Il giorno successivo mi reco al reparto di radioterapia e mi comunicano dopo quattro ore e mezza di attesa che ritengono opportuno sospendere definitivamente la radioterapia e mi rimandano a visita dall’oncologo per il successivo programma diagnostico terapeutico.
Tornata a casa ho preso subito appuntamento con un oncologo privatamente, gli ho raccontato tutto e fatto esaminare la TAC e la scheda di dimissione.  Ha confermato  i miei dubbi, anzi mi ha chiarito anche molto bene di cosa sono affetta attualmente: fibrosi polmonare dovuta alla radioterapia e per uscirne fuori definitivamente ci impiegherò almeno un paio d’anni, nel frattempo devo stare molto riguardata in quanto rischio di contrarre superinfezioni.
Ecco questa è la mia storia, sono molto arrabbiata ma non mi abbatto perché sono abituata a combattere con le malattie e la malasanità fin da quando ero bambina. 
Spero che quanto sopra possa essere un contributo utile per  altri malati e li invito ad essere sempre lucidi e attenti e ricordarsi che trovare un bravo medico coscienzioso e soprattutto umano è come vincere un terno al lotto. 

Commenti   

 
#3 maria 2011-12-01 09:02
Mio marito, dopo l'operazione riuscita, come dice il chirurgo di Salerno, è deceduto dopo pochi giorni. Non ho parole, mi dovrà dire come è morto, MA E' BATTAPLIA PERSA
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#2 ada 2010-05-17 00:42
la mia mamma se ne è andata per una chemioterapia adiuvante!Aveva un tumore circoscritto e asportato chirurgicamente al seno!i medici non sanno cos'è successo aveva 63 anni
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#1 luisa 2008-06-02 17:14
]nel 2001 mi sono sottoposta ad una radioterapia molto intensa in quanto dopo l'estrazione di tre linfonodi nel collo,non si riusciva a trovare il"primitivo".d a allora io non sento i sapori,non ho più la saliva,mi si stanno sgretolando tutti i denti e la mia pelle ha almeno dieci anni più di me.é vero, ho sconfitto il tumore(ma non ci metterei la mano sul fuoco) ma potevano dirmelo, potevano sostenermi a vari livelli. ti guardano male i medici quando glielo dici. ti dicono:signora, ringrazi il cielo che è viva.ma quando poi esci vivo da una malattia così vorresti trovare comprensione.gl i effetti collaterali di una cura non dovrebbero diventare un disagio pesante e cronico.
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