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La mia storia: premessa

59 anni. Una vita dedicata al lavoro e alla famiglia. Una moglie unica, tre figli meravigliosi, e una condizione fisico-intellettuale che non ha mai dato problemi particolari, salvo un po’ di acciacchi legati all’età, quegli acciacchi che più o meno tutti gli uomini come me hanno dopo i quaranta, ma tutte cose che non interferivano con l’attività normale: continuo a fare quello che avevo sempre fatto, anzi con l’aumento dell’esperienza ho acquisito una maturità intellettuale che mi dà una certa gratificazione. Posso guardare alla vita rimasta con la serenità di uno che si può considerare soddisfatto di come è andata, e che può pensare che dopo qualche anno dovràcominciare ad organizzare l’uscita. Ma è ancora una cosa lontana, c’è tempo, devono ancora succedere tante cose. Posso fare tutto con calma per non commettere errori, che a questo punto sono irreparabili. Allora, la casa come facciamo a dividerla in tre? Ma cosa vai a pensare! Vedremo poi, chissà quante cose devono ancora succedere, smettila! E vabbè’, ci penseremo con calma al momento opportuno, con concordia tra i figli, magari allietati da qualche nipotino, tanto c’è tempo, con calma, godiamoci questi ultimi anni di
vita piena. C’è tempo, c’è tempo. Il fisico ancora mi regge abbastanza bene, anche grazie al fatto che per tutta la vita sono stato attento a quello che mangiavo, senza bere né fumare. Ho un fisico asciutto, senza particolari muscoli, dato che non ho mai avuto il tempo di praticare qualche sport, ma mi sento a posto. Nuoto bene, so tirare qualche calcio a un pallone, in memoria di partite sfrenate da ragazzo, a ping pong sono un campione e ancora batto i miei figli (ma per demerito loro). Leggo con soddisfazione di scienza e filosofia.
Il lavoro mi dà tante soddisfazioni. Insomma, guardo avanti con serenità, non mi posso lamentare, anzi devo essere contento. Sì, sì, sono contento, continuiamo così. In questo contesto mentale, ad un certo punto, nella primaveradel 2006, nel giro di due mesi mi succedono una serie di fatti che mandano tutto a gambe all’ aria: vengo colpito da un ictus che mi lascia emiplegico, compio 60 anni in ospedale in un fondo di letto con flebo e cateteri infilati da ogni parte, sono costretto ad andare in pensione perché inabile al lavoro, non guido più, se provo a dare un calcio al pallone, perdo l’equilibrio e cado, se nuoto, mi piego tutto a sinistra e bevo, mi guardo allo specchio e vedo un fisico flaccido, cadente.
E poi mi dicono che non mi devo deprimere!

 

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