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La femminilità ferita

La diagnosi arriva come un colpo di mannaia: sui sogni, sulla capacità progettuale, sulla percezione del proprio corpo come sano bello femminile, sul senso di identità di persona, di donna, forte e vitale. La parola – carcinoma – diventa improvvisamente un ostacolo per ognuna di questa cose, anche se provi ad aggirarlo te lo ritrovi stretto addosso, nei pensieri, nelle emozioni, nelle parole, oltre che nelle ferite che hai sulla pelle, ti hanno tagliato via la magica illusione di immortalità che si annida dentro ciascuno di noi, le cicatrici resteranno lì a ricordarti che da un momento all’altro puoi ritrovarti ancora con questa parolina che cresce da qualche parte nel tuo organismo.
Il seno, simbolo erotico dell’immaginario collettivo, testimone di femminilità e maternità, ora d’un tratto colpito, inciso e ferito, ti precipita con violenza nella consapevolezza della mortalità.
Ti disperi, ti arrabbi, sei incredula, perché hai fatto sempre i controlli, sei precisa e attenta, dunque vorresti il premio della salute a vita; ma non è così, è proprio grazie ai controlli effettuati con costanza e puntualità che hai scoperto in tempo per sconfiggerlo, il tumore che ti abitava; lentamente, sopportando il dolore fisico e fra umori altalenanti, scorgi di nuovo la strada da percorrere, costellata di impegni, lavoro, distrazioni, risate, famiglia, amici, parrucchiere, shopping… inizialmente vivi ad intermittenza, alternando le tue cose di sempre a chiusure al mondo, nelle quali la paura ti inonda e immagini come vivranno gli altri senza di te, ti ritrovi tutte le notti a rivivere ogni momento di questa vicenda, come un film proiettato all’infinito e, nonostante l’affetto degli altri, ti riempie un grande senso di solitudine e certe volte sei preda del terrore.
Poi, col passare dei mesi, ti accorgi che riesci ad accettare che sia capitato proprio a te, scopri che puoi attraversare le terapie e uscirne, convivere con i controlli medici così frequenti e soprattutto che vuoi vivere fino in fondo ogni situazione ogni odore ogni colore, ancora più di prima.
Ti guardi allo specchio e non ti appare più così orribile la tua pelle sfregiata, non ti sembra più insormontabile quell’ostacolo insidioso e subdolo che è il carcinoma: ti concedi momenti di tristezza, di lacrime, di senso di fragilità, ma tiri fuori la tua capacità di ironizzare, di godere di ciò che hai, riprendi a fare programmi, a dedicare tempo a ciò che ti piace, ritrovi i tuoi sogni in attesa, le passioni sospese, ti diverti ad osservare le reazioni di quelli a cui lo dici, qualcuno non osa nominare “quella cosa”, come se non chiamandolo per nome potesse scomparire (magari!), a mano a mano sottrai terreno ai pensieri di morte. Ogni piccolo spazio guadagnato per la fiducia e l’allegria è un passo che ti allontana dal malessere.
Rimetti mano a litigi irrisolti, amicizie perdute, situazioni inconcluse, perché adesso vedi un’altra possibilità e ti accorgi che hanno senso cose che prima non parevano averne, insomma rinnovi il vigore di parti di te tralasciate.
Infine, riesci persino a giocare con i segni chirurgici: fai finta di essere un guerriero ferito in battaglia, pensi che potresti anche arruolarti fra le Amazzoni, perché ora la determinazione a vivere, davvero ti trasforma in guerriero, le cicatrici sono il simbolo della tua capacità di lottare; ti senti una guerriera dell’Anima e forse lo sei, decisa a combattere contro il Male e a difendere la tua vita e quella di chi ami, pronta a chiedere aiuto nei momenti difficili, risoluta a resistere e a non rinunciare alla tenerezza, al sorriso, alla disponibilità, alla sensualità che continua ad accompagnarti, perché il tuo corpo ha sofferto, ma la sua bellezza e la sua forza le ritrovi intatte, con un pizzico di fascino in più, come per ogni persona che è passata in mezzo a una devastazione, uscendone viva. 

 

Commenti   

 
#6 francesca laccetti 2011-06-21 10:50
grazie anche a te Cristina.
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#5 cristina 2011-06-21 10:10
Ciao Francesca, mia mamma è morta anni fa per un tumore al seno poi degenerato. Leggo la tua storia oggi, che devo andare a ritirare l'esito dell'agobiopsia del mio nodulo che, dato l'aspetto mi hanno anticipato potrebbe essere maligno. Pratico il buddismo dal 1995 e mi ha aiutato a crescere in tante occasioni, dopo un periodo di apatia nella pratica da un paio di mesi mi ci sono ridedicata con impegno e adesso arriva questa prova, non è un caso ...
forse ho accumulato la forza per poter combattere ma a te invece volevo dire grazie per averci regalato questi sentimenti e pensieri così belli ed intimi ed unici, hai scritto cose bellissime e anche quest'occasione di leggerti per me non ci sarebbe stata. grazie, un bacio Cristina
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#4 Francesca Laccetti 2009-05-17 19:53
grazie a voi per aver lasciato un commento alla mia storia. un grazie speciale ad Alice. Francesca
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#3 alice 2009-02-10 23:54
operata al seno all'eta di 19.
nuotatrice
dopo un anno ritrovato al polmone
non smetto di lottare
la mia femminilita non sta solo nel seno
riesco a sorridere e a vivere ancora intensamente ogni momento.
le cicatrici? beh una volta ho inventato che mi sn fatta ridurre il seno. noi possiamo combattere se solo lo vogliamo
e allora perche non provarci?
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#2 tiziana 2008-08-05 10:40
Anch'io sono una guerriera dell'Anima e grazie a te riesco a vedere dopo 3 anni le mie cicatrici come simbolo della mia capacità di lottare!
Oggi so godermi ogni piccola cosa
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#1 daniela 2008-06-12 18:55
Hai espresso con poetica lucidità ciò che tutte, credo, abbimo pensato e provato.
grazie
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