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E' stato dolce ricordare...

Un ricordo dalle vacanze
 
 
Era sera, ma in giugno il sole è generoso e verso le 20 ancora permetteva una piacevole vista delle colline sulla sinistra e sulla destra, a tratti, del mare.
Avevamo raggiunto  Senigallia, ma non eravamo  usciti dall’autostrada.
Venivamo da Pescara dove eravamo stati per lavoro.
Andrea era all’inizio della malattia, conoscevamo la diagnosi ma non era ancora stato operato.
Vivevo i primi problemi di terapia per i quali  ero stata particolarmente in ansia e quindi  poco abile.
 
Ricordo ancora la tensione per le prime iniezioni, con dosaggi da preparare di volta in volta.
La prima volta a casa fu proprio molto difficile misurare la glicemia e preparare l’insulina.
In realtà è semplice usare l’ago a scatto, la striscia e il lettore elettronico.
Anche preparare l’insulina senza l’aiuto delle penne, che sono arrivate dopo, è facile.
Eppure, la prima volta, io tremavo.
Ho fatto e rifatto pasticci.
Era la prima volta e .................. quel giorno avevamo conosciuto la diagnosi: tumore alla testa del pancreas.
Era anche il giorno del compleanno di mio marito: 61 anni. E per la prima volta non era proprio un giorno di festa.
Eravamo usciti tardi dalla clinica, dovevano darci la ricetta  per fare subito la prima insulina, ma la prescrizione non arrivava. Dopo solleciti e solleciti raggiungemmo la farmacia solo un attimo prima della chiusura.
Che ansia, tutto era diventato non solo complesso, proprio complicato e confuso.
Poi imparai a gestire la mia ansia e le sue conseguenze, ma la prima volta  in albergo, a Pescara provai ancora tensione e tanta.
Poi la necessità di aiutare e di non preoccupare mio marito mi permise di arrivare a gestire tutte le terapie fatte a casa, anche la conclusione delle nutrizioni parenterali: togliere le flebo, gli aghi a farfalla, fare l’eparina, ecc.
Quanto dolore soffocato in quei momenti, quanto dolore nel ricordarli!
 
Quando andammo a Pescara,  anche se sapevamo che la malattia sarebbe stata lunga  e rischiosa, il nostro comportamento fu quello di sempre.
Eravamo in giro per lavoro e passando da Senigallia abbiamo tirato diritto, verso Milano, dove il giorno dopo avevamo come al solito impegni di lavoro.
Andrea guardando le sue colline, l’eremo che conosceva bene, ecc. disse con tristezza che forse non sarebbe più tornato lì.
Ricordo che ho subito cercato di sdrammatizzare i suoi pensieri.
 
Poi ..................., per mesi ho continuato a cercare di dargli fiducia, di incoraggiarlo, di dargli speranza senza mentire, sforzandomi di cogliere gli aspetti positivi di ogni contesto.
Sono arrivata ..............  alla numerologia: “guarda che bella targa Andrea, davanti a noi - 139 - vedrai anche oggi la radioterapia non ti darà disturbi e non ci saranno attese”.
Col passare del tempo, anche se disperata, ho affrontato ogni avversità, ho combattuto con medici, infermieri, amici, parenti, ho cercato di risolvere ogni situazione problematica, di proteggere  mio marito, allontanando da miei pensieri la realtà della sua prognosi.
Nei due anni e poco più della malattia, Andrea è sempre stato molto forte, si è sottoposto a tutte le terapie necessarie per tentare prima di far regredire il tumore, di contenerne lo sviluppo dopo.
Ha sempre manifestato un grande controllo delle proprie emozioni, grande dignità, anche se qualche gesto ha tradito la sua inevitabile tensione.
Ricordo un episodio quasi umoristico. In ascensore, andando dal commercialista per un versamento,  Andrea prese dalla tasca il libretto di assegni mentre si stavano aprendo le porte: il libretto cadde e  passò di taglio proprio nella  fessura che separa il pavimento della cabina da quello del pianerottolo, finendo nel vano sotterraneo.
 
Mi è capitato di tornare più volte a Senigallia, senza Andrea, per ristrutturare la casa che avevamo da molti anni e che avevamo sempre  dato in affitto.
Non mi era capitato di rivivere quella particolare emozione di Andrea, il suo congedo dalla sua terra.
Avevo sempre un problema da risolvere sia arrivando, sia rientrando a Milano e quei pensieri mi allontanavano dai miei ricordi.
L’ultima volta che sono partita da Senigallia invece, ero molto stanca, non certo soddisfatta della mia  vacanza, ma senza particolari stimoli esterni.
Ho rivisto davanti a me l’eremo e ho ricordato il saluto di Andrea.
Ho pensato a lui bambino, mentre con gli amici percorreva in bicicletta allegramente le strade sulle colline, vive per la luce e le sue ombre, e mentre camminava lungo il molo, ascoltando i pescatori,  il mare e la sua promessa di infinito.
L’ho rivisto mentre con la lambretta raggiungeva Padre Moretti per portargli una lettera, uno scritto di una persona sofferente perché potesse, come sempre faceva,  comprendere dalla  grafia la situazione della persona bisognosa del suo aiuto.
 
E’ stato un momento di commozione, ma di incontro con Andrea.
Gli ho parlato, gli ho mostrato con i miei occhi le sue dolci colline, le abbiamo riviste insieme...............
E’ stato dolce ricordare. Ora mi capita spesso di rivedere momenti che da tempo avevo rimosso per autodifesa.
Ma è stato anche difficile continuare il viaggio. Dove vado ? Perché vado? Quando arriverò?
 

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