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Raccontarsi per guarire

Da piccola ho amato sempre leggere e scrivere storie.
I miei temi venivano letti in classe, l’insegnante di lettere del ginnasio disse a mia mamma che sarei diventata una grande scrittrice.
Ma la mia passione era anche un’altra lavorare nel sociale e quest’ultima ha prevalso .
Di tanto in tanto in questi ultimi anni mi sono ritrovata a scrivere per gli altri, brevi articoli, lettere per sponsorizzare iniziative e progetti. Oggi rispolvero la mia antica passione perché…perché oltre al glivec, farmaco che prendo per curare la mia malattia che è la leucemia, mi sono prescritta anche un farmaco per curare il mio spirito, cioè la scrittura.
Stamane ho comprato il settimanale “Tu” lì ho trovato un articolo molto interessante proprio sulla scrittura come mezzo che aiuta a guarire e così ho deciso di riprendere a scrivere  il mio diario iniziato il 17 maggio.
E’ un bel mese maggio, io che sono napoletana amo molto la canzone “era de maggio” perché racchiude un po’ speranze e delusioni che la vita ci riserva.
Era de maggio dunque e mai avrei pensato di dover soffrire così tanto, di dover scoprire proprio a maggio la mia malattia. Forse sembrerà assurdo, un capriccio infantile ma io proprio questo fatto non l’ho digerito.
Mi sembra ancora tutto così assurdo, assurdo che due giorni prima di Natale mi trovi nell’angusto corridoio che funge da sala di attesa dell’ambulatorio di ematologia per praticare i controlli e con me ragazzine di sedici o quindici anni che aspettano il loro turno.
Pensavo ai loro compagni che sicuramente stavano festeggiando la chiusura della scuola per l’imminenza delle festività natalizie, pensavo ai miei colleghi anch’essi già proiettati nell’atmosfera magica del Natale.
Che cattiveria, ce l’ho con il mondo intero non tanto per me ma per quella ragazzina accompagnata dalla madre, di cui ho ancora stampata nella mente l’espressione di dolore,”mater dolorosa” così l’ho soprannominata dentro di me.
La mater dolorosa mi fa qualche domanda, capisco che la figlia è stata anche ricoverata e quasi mi sento in colpa perché per fortuna io questa trafila non l’ho dovuta fare, una tappa del calvario almeno finora mi è stata risparmiata. Poi continua a parlare con mia sorella le confida che Gabriella (questo il nome della ragazza) è nervosa perché deve fare il puntato sternale, altre persone intorno chiedono se la ragazza è consapevole di quello che ha .
Nel frattempo io continuo a rimurginare dentro di me perché non è certo confortevole l’attesa, tra l’altro arrivano di continuo utenti da altri reparti sguarniti di personale infermieristico, per praticare i prelievi.
L’infermiera è ormai allo stremo prega il medico di inviare gli utenti che devono fare solo i prelievi presso il reparto di fronte.
E così si rallenta un po’ la tensione, mi accorgo che fuori goccioline di neve si trasformano nel cadere in una pioggia filiforme quasi dorata.
Vorrei che fosse già tutto finito, arriva così anche il mio turno devo fare il puntato sternale, stringo fra le mani un sacchettino con la reliquia di Santa Maria Francesca la mia santa preferita, le ho chiesto di aiutarmi, nonostante ciò delle lacrime vagabonde mi riempiono gli occhi non per il dolore ma solo per la nostalgia di un natale che quest’anno sarà diverso dagli altri. 

 

Commenti   

 
#2 laura barbalace 2010-01-24 23:44
sei splendida , continua a scrivere ! sarai d'aiuto a tutti noi . grazie ti voglio bene .
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#1 Clara Mantovani 2010-01-11 18:10
abbi fede. fatti forza e non mollare. Io sono già stata operata tre volte ai polmoni in un'estate, quella scorsa, che era torrida. Sognavo un bagno in mare ed invece avevo dolori insopportabili ed il vomito costante...ho pregato tanto mi sono sentita in croce,, poi tutto passa.. Il Signore, quando ci dà una pena la soppesa bene perchè sa che possiamo sopportarla. Un abbraccio Clara
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