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Una sera degli ultimi mesi della malattia di Olaf, una delle poche sere in cui Olaf riusciva ad uscire a cena, rientrando a casa trovammo un messaggio nella segreteria telefonica. Una signora, che non ha dato il suo nome, anzi ha precisato che anche dopo tanti anni Olaf l’avrebbe riconosciuta, chiedeva a mio marito di essere richiamata, a qualunque ora del giorno e della notte.
Invitai subito mio marito a richiamare, Olaf con un gesto della mano mi fece capire che non ne aveva alcuna intenzione, non l’avrebbe certamente richiamata.
Non ho mai saputo quale fosse stato il rapporto di mio marito con quella persona, ma ricordo ancora cosa ho provato in quella circostanza.
Olaf stava sempre peggio, era sempre più debole ma voleva continuare a lavorare. A causa delle radioterapie aveva difficoltà ad alimentarsi e faceva a casa la nutrizione parenterale. Erano passati circa due anni dalla scoperta del suo tumore e non sapevo più come  aiutarlo, in quale terapia sperare.
Non volevo arrendermi, senza figli per me Olaf era tutto e, non è retorica, da tempo avrei fatto qualunque cosa per  alleviare la sua sofferenza e per fargli vivere una situazione piacevole,  un ricordo gioioso o  un pensiero positivo. Ricordo perfettamente che quella sera e nei giorni seguenti, se la cosa fosse stata di interesse di mio marito, se gli avesse fatto almeno un po’ piacere, sarei andata io stessa a prendere quella signora, l’avrei accompagnata da Olaf e li avrei lasciati soli ..................,sperando che una  tenera rievocazione lo facesse sorridere.
L’amore per mio marito aveva anche un nuovo senso: la completa conoscenza, comprensione, condivisione ..... La sua vita era la mia, la mia era sua: eravamo come un’unica realtà, sia nelle difficoltà e sofferenze , sia nelle soddisfazioni, anche piccole.
Ancora oggi, dopo anni, non so parlare di fine della vita, di morte, riesco solo a dire, come ho fatto all’inizio, “gli ultimi mesi della malattia”, ma  affronto molte situazioni, ora anche piacevoli, sentendomi ancora un’unica realtà con Olaf.
Vera


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