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La Tosse

Tosse tossetta: "Dottore (di base) che dice? mi senta per favore, non passa mai"
"Signora stia tranquilla, bronchi e polmoni liberi. E' un pò di reflusso esofageo, un pò di irritazione alla trachea. Prenda una compressina di Bentelan per due settimane".
Via a fare una bella camminata nel parco vicino recitando a memoria una poesia di tempi lontani, con un pò di affanno.
Classe 1934, che vuoi di più?
La mia vita non è stata una passeggiata. Figlia e moglie di un pilota militare, traslochi a volontà, radici da trapiantare, temperamento ultra sensibile e ansioso, maggiore di sei fratelli, precocemente responsabilizzata, ho vissuto anche l'abbandono di mio marito dopo 24 anni di matrimonio. Lo so, molti sorrideranno. Sono stati anni lunghi devastanti che hanno inciso sulla mia vita e quella di mia figlia che resta la cosa più bella che mi ha dato luce e coraggio nei dolorosi anni, anche di tribunale. Mio marito è morto nel 2001. Io sono sola dal 1989.
Avanti, avanti la vita ricomincia e quando ricomincia non guarda in faccia nessuno: mia figlia si laurea e poi si sposa e poi arrivano due bimbe e io intrepida cerco di guardare al futuro con fede e speranza.
La carità c'era già!
Ma una brutta polmonite nel novembre 2007 mi inchioda duramente. Poi tutto a posto. Sembrava.
La tosse che continuava a tormentarmi è stata l'annucio di un'altra guerra.
Una mattina tossicchiando sputo un pò di sangue mentre parlo con mia sorella al telefono. Mio cognato, radiologo, sente quello che succede e ordina: "radiografia subito". Sorrido ma obbedisco. Niente. Risposta negativa: "TAC con contrasto".
Vaghi sospetti. Ma di che cosa?
Io vivo a S. centro Italia, mio fratello medico anestesista, vive a N. città del nord, mi chiama subito per eseguire altre indagini.
Piuttosto confusa e preoccupata vado a N. quindi all'ospedale oncologico dove mi fanno la PET.
Ho ricordi strani, un senso di freddo, assenti le emozioni, non una faccia nella memoria se non quella di mio fratello che mi aspetta fuori silenzioso e quella di mia cognata ottimista e solare.
Dopo una settimana circa andiamo a parlare con i medici.
Un chirurgo, gentile e sveglio e un oncologo (ho saputo dopo le specialità) con gli occhialetti, sveglio e stupido.
Mi chiedono insieme se ho lavorato, che studi ho fatto, tanto per gradire una conversazione del piffero e mi dicono: "Signora, lei ha un adenocarcinoma, con carcinosi pleurica e versamento pleurico. Non si può intervenire per rimuovere il tutto. Dopo che sarà stata ricoverata qui da noi per qualche giorno, dovrà fare la chemio".
A bocca asciutta rispondo: "Ma per quanto tempo?". Mi risponde l'oncologo sorridente: "Beh, praticamente finchè vive".
Per poco non gli sputo in faccia. Mio fratello credo fosse di pietra.
Ho buttato giù: "Lei è ancora giovane, dottore, ma impari a trattare con i pazienti. E grazie".
Saluti, sorrisi a metà e fuori.
Volevo piangere e fuggire via.
Avevo già avuto tante batoste, non si invecchia felici e questo era soltanto l'inizio, lo sapevo.
Ho capito, orrore, che non avevo scelte e che mi conveniva pensare a una tazza di tè o alle patate lesse. Era la stessa cosa.
I giorni rotolavano, anche quelli in ospedale. Oddio, la camera operatoria, l'anestesia, le varie biopsie, il talcaggio della pleura, i tubi di drenaggio, l'ora dei pasti con nausea adeguata, i giovani infermieri che credevano di essere socievoli dicendo: "Ma che bella vestaglietta!!!", mentre tu ti domandavi dove diavolo andavi a finire.
Notti nere, senza sonno e seduti.
La squadra in bianco camice che arrivava la mattina con un bel sorriso dicendo: "COME VA?".
Lacrime trattenute. "A quel paese!", tanto uscivano presto sorridenti nella loro indifferenza.
Riuscii a fare arrivare alla cuoca la preghiera di usare meno sale. Mi sono commossa quando mi è arrivato un "grazie, lo farò" inaspettato e sincero.
E il dramma antico del catetere?
Tolto sì e per fotuna subito vittoria ma dopo qualche ora dramma. Dolore e spavento mio con i tubi del drenaggio a fare la pipì per terra!!
Infermiera, lasciamo perdere, mi dà della pazza e dopo un'attesa sconvolgente, arrivano pannolone e pasticca per le vie urinarie. Ecco in compagnia dell'incubo di essere oramai fritta, dipendente anche dal pannolone.
Grazie a Dio e al coraggio insospettato che ho tirato fuori ce l'ho fatta.
E una mattina sono uscita dall'ospedale con mio fratello quasi all'oscuro dell'attimo seguente.
Mai più all'ospedale oncologico di N.
Non so come e che parte abbia avuto io ma dopo un pò di tempo mi ritrovo in treno con mia figlia verso R. cittadina del centro Italia. Ci sono mia sorella e mio cognato, radiologo, che mi accolgono, mentre mia figlia e le nipotine sono anche loro a R. per l'estate.
Comincio la strada per l'ospedale oncologico di R., accompagnata da mio cognato, tutto più a misura di malato.
Sono affidata a un dottore serio, sensibile, giovane anche lui, che si sforza di non lasciarmi scavalcare la scrivania, perchè sente lo stato d'animo di chi ha davanti. Forse pensa alla sua mamma, non so. Dà fiducia, anche se il quadro clinico è cupo.
"Lei saprà che a questo punto l'età è un bene contro il nemico".
Attacco la chemio. Madonna mia, uno strazio infinito: nausea, dolori, fiacca mortale. E tanta buona volontà. L'imperativo è sempre stato: uscire, camminare, scrivere, studiare, cucinare, insomma continuare la vita di tutti i giorni.
Non dimenticherò mai i compagni di viaggio, le improvvise coraggiose risate o risatine, riconoscibili al volo, pallidi, naso consumato, bottigliette appese sotto il pull-over, pelati, o con ciuffetti spennacchiati, pelle mal ridotta, qualcuno piangente, ricordo un giovane papà con recidiva...
Ho scoperto da vicino che la sofferenza regna sovrana e che ci resta veramente e solamente la consapevolezza che l'unica salvezza sia amarsi gli uni con gli altri-tutti-sempre-e non avere più paura. Perchè la tragedia insieme alla speranza è che un uomo può sopportare tutto e andare avanti ora per ora.
Sono qua che racconto un anno dopo.
Anno in cui ho vissuto 15 giorni a S. e 15 a R., spostandomi da sola in treno e ora in Belgio by plane dove vive mia figlia con il marito e le bimbe.
Continuo la chemio per bocca però.
Sono decisamente una malata che ce la fa a combattere contro il nemico. Così ripete il dottore dell'ospedale di R. che continua a seguirmi.
La guerra continua e io sorrido e bacio le mie nipotine. Con tutto il cuore.
Una nonna.

Commenti   

 
#2 Una nonna 2010-09-02 17:16
Cara Alba,
grazie a lei per le sue parole.
Se le fa piacere potremmo anche parlarne di questo dramma.
Per avere i miei recapiti può scrivere (info @fondazionegian carloquarta.it) o telefonare (02 29 51 47 25) alla Fondazione Giancarlo Quarta.
Un caro saluto
F.
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#1 ALBA 2010-08-30 14:05
grazie per la testimonianza anche io vivo un dramma analogo. mi ha colpito la frase: perche' la tragedia insieme alla speranza e' che un uomo puo' sopportare tutto e andare avanti ora per ora...ecco il segreto e' ora per ora e non volgere lo sguardo oltre la siepe..se no arriva la paura. una abbraccio alba
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