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Sono passati alcuni anni da quando mio marito se n’è andato per sempre.
Ne sta per passare un altro.
Non so questa volta come rivivrò quei terribili giorni della fine della sua malattia.
Quante volte ho cercato di allontanarne il ricordo. Ma tra poco ci risiamo.
Mi devo preparare e percepisco che  qualcosa sta cambiando.
Voglio prepararmi prendendo atto anche della cose piacevoli che ho  cominciato a vivere.
E’ banale, lo so, ma da circa un anno vivo senza pena andare dagli amici da sola. Ora penso: sono sola, costituisco sempre il numero dispari del gruppo ma, se mi invitano, significa che desiderano la compagnia di una “single”. Anzi ora voglio proprio pensare che se mi invitano significa che i miei amici mi vogliono bene.
Sì, ritengo sia importante “pensare positivo”. Si è accesa in me una nuova luce, che mi fa leggere senza sofferenza gli eventi che ho vissuto negli ultimi anni e recentemente.
Anzi rivalutandoli, anche se inizialmente ritenevo proprio insoddisfacente ciò che mi era accaduto.
Non sempre le cose vanno per il verso giusto, anzi devo dire spesso, ma ora ho la voglia e il piacere di dare nuovi significati a ciò che ho vissuto: ai cambiamenti traumatici indesiderati, ai ritardi nelle realizzazioni attese, agli atti mancati degli altri verso di me, ecc., ecc.
I cambiamenti precipitosi capitati mi sono costati fatica e impegno, ma ora devo dire che sono fiera di essermi di nuovo impossessata delle attività che avevo trascurato.
I ritardi spesso mi hanno evitato di commettere errori e devo imparare a dare attenzione agli eventi: quante forzature mi sono state utili?, quante variazioni, potendo, ora vorrei apportare?.
Non solo attenzione a ciò che mi capita, devo dare più ascolto agli altri. Ogni atto mancato ha una sua motivazione. Perché non cercarla? non provare a comprenderla?
Vedo meno “nero”, o come si diceva qualche tempo fa “ mi pare che la luce in fondo al tunnel possa essere la fine del tunnel, non solo un treno che viene in senso contrario”.

Dopo 7 anni, confesso, 7 anni, sono riuscita a tornare nella farmacia vicina a casa, nella quale prendevo tutti i farmaci per mio marito e ordinavo quelli per la terapia del dolore della fase terminale.
Erano gentilissimi come me, sia i medici che i commessi, facevano sempre il possibile per fare arrivare i cerotti rapidamente, per aiutarmi come potevano. Ma io non ce l’ho più fatta ad entrare in quel negozio: quando andavo ringraziavo per le loro cortesie, ma ero disperata e ......  anche quello è  un terribile ricordo.
Qualche giorno fa ci sono riuscita, ho visto dentro visi nuovi e ...... è andata. Ci sono tornata e ho intravisto anche l’anziano medico di allora. Ma .... ormai ho rotto il ghiaccio.
Penso che mio marito abbia piacere di questo mio cambiamento, certamente mi incoraggerebbe a proseguire sul sentiero delle nuove possibilità  e delle nuove interpretazioni

Per tanto tempo ho pensato che quando avrei di nuovo incontrato mio marito avremmo pianto insieme per le sofferenze della sua malattia e le mie sofferenze per lui.
Ora desidero ancora molto incontrarlo presto, ma comincio a ridefinire le modalità del nostro stare di nuovo insieme.
Desidero stare con lui in serenità, non per piangere, per sorriderci ancora. Per iniziare insieme una nuova vita, qualunque essa sia, tenendoci per mano, guardando avanti, non indietro. E perdendoci nella profondità dei nostri sguardi con grande dolcezza e tenerezza.
Sì, ora voglio che sia così, basta dolore, solo speranza di felicità insieme, non ha importanza in quale forma, purché sia possibile.

Donata


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