Leggi le storie

Cronaca di un giorno di vita quotidiana di un paziente oncologico

Oggi è il mio giorno di soggiorno all'Ospedale Oncologico: le solite visite periodiche di controllo.
Come sempre la paura del traffico, su quella strada maledetta e quindi di arrivare in ritardo, mi fa partire all'alba.
Alle otto sono già in ospedale, largamente in anticipo sugli orari degli appuntamenti e per il ritiro delle ultime analisi.
Mi è capitato un paio di volte, in questi anni, di arrivare all'ultimo momento, così oltre all'ansia delle visite avevo anche l'angoscia e l'agitazione del ritardo e non è la condizione migliore per affrontare ciò che devi fare.
Vista la mia disponibilità di tempo, ne approfitto per fare una seconda colazione presso il Bar, che non ricorda assolutamente di essere  in un ospedale. E poi le brioche alla crema sono squisite, come pure il caffè non è niente male, e diventano la mia gratificazione a ciò che devo affrontare e, alcune volte, a ciò che ho già affrontato.
Nonostante questa pausa godereccia continuo ad essere in anticipo anche per il ritiro degli esami del sangue che dovrò portare in visione.
Mi siedo su uno dei comodi divani dell'accettazione e mi sprofondo nella lettura di due storie di giovani scrittori, che l'ATM distribuisce gratuitamente ai passeggeri. Il mio turno per il ritiro si avvicina e nel mentre squilla il cellulare.
E' l'ospedale, nella persona di una segretaria gentile, che mi informa che il mio appuntamento delle 10 con il chirurgo slitta alle 12/12,30 per impegno imprevisto in sala operatoria.
A questo punto l'attesa si fa ancora più lunga ed inoltre l'appuntamento si va a sovrapporre alle visita con il senologo, prevista per le 12,15.
Mi assale un leggero senso di ansia e comincio a pormi il problema di come risolvere questo imprevisto, indipendente dalla mia volontà.
E' giunto il mio turno e vado a ritirare gli esami, sbrigando velocemente l'operazione con una interlocutrice, come capita quasi sempre, gentile e disponibile.
Mi vengono consegnati in busta chiusa.
Con calma mi siedo di nuovo, al fresco dell'aria condizionata e lentamente comincio ad aprire la busta.
E' l'ultimo della serie di esami, richiesti per i controlli, che dovevo ancora verificare.
Estraggo i due fogli e con gli occhi scorro velocemente le varie voci alla caccia di eventuali asterischi, mentre il mio pensiero dice “fa che vadano bene come sempre”.
Ce ne sono due proprio all'inizio emoglobina e ematrocrito. Sono leggermente bassi rispetto al range di riferimento e non mi agito.
La differenza è minima e non mi resta che sentire il parere dei medici che dovrò incontrare.
Ripongo la busta con tutti gli altri esami e mi avvio verso l'accettazione nell’altra ala dell’Ospedale, posta nell'edificio di fronte, dove ci sono anche i nuovi ambulatori destinati alle visite.
All'accettazione l'attesa non è molto lungo ed una addetta, al suo secondo giorno di lavoro, molto gentile, anche se ancora un po' impacciata nel disbrigo delle pratiche, mi accoglie.
Anche lei mi conferma la sovrapposizione dei 2 appuntamenti e mi prega di tornare più tardi per completare le pratiche di autorizzazione di UNISALUTE che sta sollecitando all'ufficio amministrativo, mi rilascia comunque i fogli di accettazione per poter effettuare le visite con i medici prescelti.
Nonostante tutto, sono ancora, largamente in anticipo e decido per un giro perlustrativo nella nuova struttura alla ricerca degli ambulatori assegnati.
Le indicazioni sono molto chiare e non ho nessuna difficoltà ad individuarli, senologo al piano 0 e chirurgo al 1° piano. Noto con piacere che il numero degli stessi è molto aumentato e penso che finalmente i medici non si contenderanno più gli ambulatori, andando alla caccia disperata di uno libero.
Risolto il problema logistico decido di ritornare nell’altra ala dell’ospedale a fare un giro, tanto per passare il tempo ed eventualmente acquistare una rivista.
E mentre attraverso il cortile che separa i due edifici, vedo comparire davanti a miei occhi la mia insegnante ai corsi di scrittura autobiografica presso la Fondazione Giancarlo Quarta.
Ci salutiamo con affetto e sorpresa e, dopo avere dato una sommaria spiegazione della mia presenza, Luisa mi invita ad accompagnarla nella consegna delle copie del suo ultimo libro, dove si parla anche dell'Ospedale e di alcuni dei suoi collaboratori, al Prof. M., Direttore di Senologia, che troviamo in reparto, e al Prof. Z., che naturalmente non è in Ospedale ed a cui lascia copia in segreteria.
Completiamo l'ultimo omaggio, dando copia alla Signora che gestisce l'edicola all'interno.
La quale è molto felice dell'attenzione di Luisa, con cui è in confidenza, e le chiede anche una dedica.
A questo punto, ci concediamo una sosta al bar e guardando dalle ampie vetrate il giardino, con un po' di fantasia, si può immaginare di essere in vacanza.
Sembra che la fortuna giri dalla mia parte. Al bar incontro il senologo, che mi saluta affettuosamente. Gli spiego velocemente il problema della sovrapposizione delle due visite e lui tranquillizza la mia ansia, dicendomi che anche lui  deve andare in sala operatoria, per cui ritarderà l'inizio dell'ambulatorio.
Sono quasi le 11 quando saluto Luisa, che partirà a breve per le vacanze, dicendole che userò il mio tempo di attesa nell'esercizio della scrittura e lei mi incita nella mia idea.
Mi avvio di nuovo all'accettazione per risolvere il problema delle autorizzazioni. L'addetta sorridente e gentile, come prima, mi conferma che sono arrivate e che possiamo completare la parte burocratica.
Mi sposto con tranquillità all'ambulatorio 35, dove altre persone sono in attesa preoccupate del ritardo del medico ed alle quali spiego il contrattempo.
Alle 12,20, come indicato sul display posto di fianco alla porta dell'ambulatorio, arriva il Dr. P., il mio chirurgo addominale o meglio quello a cui mi sono affidata per i controlli dopo che il precedente, con cui ero in cura e chi mi ha operato al colon, si è trasferito nella sua città natale.
Sono la prima della lista e mi riceve subito, scusandosi per il contrattempo.
Dopo avere consultato gli esami e avermi chiesto come mi sento, in un clima disteso e cordiale, mi dice che va tutto per il meglio ma vuole approfondire due aspetti: la leggera anemia (i due esiti con l'asterisco) a che cosa è dovuta e mi prescrive il ricerca del sangue nelle feci da eseguire a breve. Mentre per il mal di schiena, di cui gli ho spiegato i sintomi, mi prescrive un RX alla colonna vertebrale per escludere eventuali problemi di ernia al disco o di vertebre.
Il clima continua ad essere disteso, ma la mia serenità diminuisce, e nel corso della visita cerco di farmi dire parole tranquillizzanti che arrivano solo a metà o magari sono io che percepisco la cosa in modo esagerato, mentre lui vuole solo prepararmi ad eventualità remote.
Questo primo controllo non è andato proprio come desideravo. Altri accertamenti da fare a breve e dentro di me spero di poterli fare prima della partenza per le vacanze e che il loro esisto mi permetta di passarle con tranquillità, senza il tarlo durante le ferie di chiederti continuamente sarà un tumore come nei 2 precedenti casi.
A volte, mi chiedo se non sarebbe meglio non fare controlli e vivere senza l'ansia di questi continui accertamenti. Probabilmente la qualità della vita ne trarrebbe giovamento da questa incoscienza.
Saluto il chirurgo con l'incertezza, dentro di me, se mi debbo preoccupare o se posso stare veramente tranquilla.
C'è anche un'altra pulce che mi disturba, se il mielolipoma cresce sicuramente è da operare quando giunge a 5 centimetri: probabilità statistica dell'1%.
Se voleva trasmettermi serenità non ci è proprio riuscito.
Mi avvio un po' demoralizzata all'ambulatorio numero 22, quello del senologo. Il display indica che inizierà le visite alle 14,20 e sono solo le 13.
Spero che il premio per questa altra lunga attesa sia ricevere più rassicurazione di quanta  ne abbia avuta dal chirurgo.
Inganno l'attesa cominciando a parlare con una Signora di Vicenza, con la quale ci confrontiamo sugli aspetti della reciproca malattia e su come abbiamo affrontato il cancro. Rimango colpita profondamente, oltre che stupita, quando gli dico della facilità con cui parlavo e continuo a parlare della malattia con i parenti, gli amici, i colleghi e le altre conoscenza e lei mi risponde che nel suo ambiente l'argomento è ancora tabù ed è una cosa di cui non parlare con la gente, se non vuoi finire sulla bocca di tutti ed essere argomento della male lingue e dei relativi pettegolezzi, come se essere ammalati di cancro fosse una colpa od una cosa di cui vergognarsi. Così devi vivere la tua malattia in solitudine o con il solo conforto della famiglia, nascondendola alle persone che fanno parte della tua vita personale e professionale. Su una cosa concordiamo: la famiglia anche se non ti abbandona è più spaventata di te e vive questa malattia quasi fuggendola, mentre tu sai che devi reagire e trovare dentro la forza per affrontarla.
Alle 14,20 come previsto dal display vedo arrivare in corridoio il Dr. C. con la faccia tirata. Il colorito del mattino ha lasciato posto al pallore della stanchezza. Mi saluta cordialmente e si scusa del ritardo. E' appena uscito dalla sala operatoria e ora inizia il giro dello visite. Sono la prima del gruppo in attesa e mi riceve quasi subito. Nonostante la stanchezza, mentre controlla gli esami e l'esito della precedente visita con il chirurgo, quando io gli accenno alla mia situazione lavorativa, per la prima volta in tanti anni, mi esprime un su parere molto duro sulla situazione in generale ed in particolari sui paventati licenziamenti di Telecom. E' la prima volta che parliamo di cose generiche, che esulano dal rapporto medico – paziente.
Dopo avere controllato gli esami passiamo alla visita vera e propria e mi dice che sono praticamente guarita dal tumore al seno, e per il  controllo di gennaio oltre agli esami soliti mi prescrive anche una PET, così se tutto va bene passiamo al controllo annuale anziché semestrale.
La famosa PET, quella che nel 2007 mi ha permesso di scoprire il tumore al colon prima che la malattia intaccasse altri organi o fosse ad uno stadio più avanzato, fatta per puro caso. Una biopsia, per il problema del mielolipoma, risultava troppo invasiva.
In questo clima cordiale e un po' meno distaccato, ho finalmente il coraggio di chiedere esplicitamente, a distanza di quasi cinque anni, se per il tumore al seno era proprio necessaria la mastectomia. Dalla sua risposta ho capito i limiti della chirurgia e umani e quanto sia difficile anche per loro decidere per un intervento drastico, piuttosto che per un intervento meno deturpante quando c'è di mezzo la vita futura di una persona. Parliamo anche della leggera anemia e, non so se perché convinto o per sollevarmi, mi dice che lui non avrebbe prescritto nulla, comunque visto che il Dottor P. lo ha richiesto quell'esame, è meglio farlo. Gli altri pazienti aspettano e il telefono suona, tempo scaduto e ci salutiamo.
Lui è il primo medico che mi ha preso in consegna poco dopo aver saputo che avevo un tumore al seno, so che posso contare su di lui e di lui mi devo fidare.
Saluto i pazienti in attesa e la Signora di Vicenza e mi avvio verso l'uscita. All'esterno un caldo da deserto mi accoglie. Il cuore non è leggero come speravo di avere dopo questa giornata ed il pensiero programma già i prossimi passi di paziente: prenotare medico di famiglia per impegnative, fare gli esami richiesti nell'immediato, prenotare quelli previsti per gennaio, con tutte le difficoltà per averli presso l'Istituto.
Naturalmente l'auto, parcheggiata al sole, è diventata un forno o, a scelta, una sauna. Accendo l'aria condizionata e lascio che si raffreddi un po'. Sono ferma sul ciglio della strada, sotto un sole rovente, le auto sfrecciano velocemente con i loro occupanti. Dentro di me penso chi sa quanti di loro ogni tanto si soffermano a pensare al loro destino, alla propria vita, a dove li porta?
Salgo in auto e mi avvio verso casa: persona qualunque nel caldo traffico di luglio.
Alle 16 finalmente rimetto piedi nel mio guscio protettivo. Squilla il telefono. Mio cugino mi conferma che posso accompagnarlo in officina e ritirare la sua auto ed io, a mio volta, posso lasciare la mia a fare il tagliando e, quindi, tornare con lui.
Concordiamo che passo a prenderlo alle 17.
Guardo l'orologio.
Ho tempo di mangiare un po' di frutta. Non ho più toccato cibo dopo la gustosa colazione in ospedale, solo acqua che trovi a disposizione nei vari spazi d'attesa. Pensandoci è l'unico ospedale, di tutti quelli che ho frequentato, che offre ai pazienti ed accompagnatori questo servizio. E' proprio un albergo a quattro stelle, come lo chiamo io quando soggiorno presso l'Ospedale per gli interventi. Oramai sono arrivata a quota tre.
Tra un frutto e una riflessione, è giunta l'ora. Salto in auto e riparto.
La partita continua, io non sono che una pedina di un gioco senza vincitori, ed i cui giocatori non sono definibili: destino, fortuna, predestinazione, i nostri comportamenti?
La malattia ti fa prendere atto chiaramente dei confini della partita, ma consapevolmente continui a gustarti questo gioco, cercando, a volte, di prendere il meglio e dimenticando tutto il resto.

 

Aggiungi commento


Ultimi commenti

  • Buongiorno, leggere la storia di Mauro dà speranza, ed è fondamentale, è vero. Ho 46 anni e sono entrata da un giorno all'altro in ...

    Leggi tutto...

     
  • Ciao sono un collega medico che sta vivendo il tuo stesso dramma. Stessa sintomatologia e stessa diagnosi. Ho fatto un primo ciclo ...

    Leggi tutto...

     
  • Mia madre ha gli stessi sintomi.... Non riusciamo a trovare la giusta strada il neurologo ha parlato di neuropatia... Gli ha dato ...

    Leggi tutto...