Ho visitato il sito e ho letto varie "storie": tutte genuinamente consone e sorelle della mia. Nei molti giorni da me vissuti negli ospedali e nelle innumerevoli ore passate negli ambulatori ne ho sentite tante di queste storie! Da ciascuna traspare l'elaborazione di un timido ma inedito embrione di filosofia (indispensabile evidentemente per affrontare il nuovo cammino), che mi interessa e mi affascina.
E' curioso constatare come l'originalità di tali concetti non coincida mai col grado di cultura, di censo o, comunque, con le scale dei valori da noi riconosciuti in stato di normalità. Questo, mi pare, ci dice molto sulla falsità e l'inconsistenza del modo di pensare che ci guidano nella vita. La malattia può essere quindi una "maestra di vita"? Dipenderà forse anche da un mio stupido "orgoglio di malato", ma penso davvero di sì. Se comunque ciò fosse vero, dovremmo accettare che la malattia non sia un evento inutile da respingere e da nascondere, ma da rispettare e valorizzare.
Trovo, così, che Ucare con le "storie" sia di grande importanza per tutti. Il problema è che - immagino - esso sarà consultato solo da chi ha a che fare direttamente con la malattia (malati, parenti, medici), dato che il "sano" neanche vuol sentir parlare di cancro. Cieco e stupido! Perché perdere una delle rarissime possibilità di avvicinarsi davvero al reale senso della vita?
Penso all'importanza che potrebbe avere un libro che presentasse al grande pubblico queste storie, almeno quelle in cui fanno capolino questi nuovi, genuini embrioni elaborativi del pensiero!
Un caro saluto
A.
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