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La solitudine dei numeri dispari (due dispari non fanno un pari)

E’ passato molto tempo da quando mia moglie è mancata per un tumore al polmone, ma ricordo tutto, come se l’avessi persa ieri.
Ricordo la sua sofferenza, il mio dolore che mi rendeva cieco, incapace di vedere la realtà, di pensare che tutto avrebbe potuto finire ....
E’ finito tutto con la scomparsa di Giovanna, eppure sono ancora qui, sono vivo, ma in un’altra vita, in un altro mondo.
Continuo a lavorare e mi sento tanto diverso nel continuare a recitare il “personaggio” che sono stato per molti anni.
Giovanna era il mio riferimento per tutto, la mia forza, la mia sicurezza e io sono rimasto lì: ora mi trovo a interpretare un copione, che conosco bene, come un vero attore. Come dice il paradosso di Diderot, non manifesto le emozioni del momento, sono poco spontaneo, e mi accorgo che la mia “performance “ professionale è sempre uguale, come se fossi a teatro.
Non posso farmi guidare da ciò che provo quando gestisco situazioni professionali, sarei ogni volta troppo diverso; mi è utile recitare il copione della “corretta attenzione” professionale verso gli altri e sinceramente non saprei fare di meglio.

Ho cercato di compensare la recita nel rapporto con gli amici: con loro ho spesso espresso sia i tormenti che  sgorgavano  dall’inferno dei ricordi sia i miei bisogni di affetto, di calore. Mi rendo conto che, per farmi volere bene dagli amici che erano molto affezionati a Giovanna e a me, forse sono stato anche un “mendicante di affetto”.
Ho avuto bisogno degli amici da subito, li ho cercati, coccolati, con loro spesso sono andato alla ricerca del mio passato e con piacere posso dire che ho  ricevuto il loro vero affetto.
Ma ....., io sono sempre “dispari”, non mi definisco single o altro, che non riesco neppure a pronunciare. Era diverso con Giovanna, era diverso quando invitavamo gli amici al mare, era diverso quando loro invitavano noi, ecc.
Ora, anche quando gli amici in gruppo puntano all’allegria ................, c’è sempre un “dispari” ........

Un amico che  ha perso la moglie un paio d’anni dopo di me, mi ha detto ciò che prova in compagnia, anche la più allegra, alla quale partecipa con piacere: prima o poi si sente estraneo, diverso, “dispari”.
Forse faremo qualche viaggio insieme invece di accodarci alle coppie degli amici, ma sono certo che si verificherà un altro paradosso: due dispari non faranno mai un pari, in ogni possibile accezione.

In questi lunghi anni sono arrivato a desiderare la “normalità”, cioè la vita senza la sofferenza attuale, ma ho compreso che la normalità non potrà più essere la stessa.
Nella normalità ci sono gli impegni di tutti, a volte non conciliabili con quelli altrui e quindi si ricevono rifiuti, è normale. Ma a volte soffro per questo, pur comprendendo e non mi abituo alla nuova normalità.
Sono passati alcuni anni  e il desiderio della vecchia normalità cresce.
Tutto intorno a me e in me cambia: soprattutto la mia fisicità, sempre più triste e quasi vergognosa, ma anche il mio modo di reggere i cambiamenti esterni, ecc.
Ciò che non cambia, ho notato in me e nei miei coetanei quasi settantenni, sono le convinzioni professionali. Chi ha svolto un percorso con successo è rimasto ancorato al proprio risultato, difficilmente apre al nuovo, migliorativo o semplicemente alternativo. Considera il proprio approccio alle situazioni, o semplicemente le proprie abitudini,  il comportamento migliore ....
Ma  .......... sono stati inventati l’Ipod, l’Ipad e ........ banalmente, il cellulare !!!!!
Noi anziani siamo “rigidi”.

In ogni caso, la relazione con gli amici cari, “dispari” o in coppia, è un “bene”, un bene prezioso, irrinunciabile.
Ma l’unico valore, il vero senso della vita è l’Amore: donare e ricevere amore.
L’amore, come dicevano i latini “a mors - mortis”, è continuità, è legame senza fine ..... , con tutte le possibili trasformazioni fisiche, non dei sentimenti.
E per me, dopo questi anni, l’unico pensiero di felicità è nell’amore, è, e siamo al terzo paradosso, “di là”..........., con lei ........., per sempre.

A.G.

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