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L'ultimo caldo abbraccio

Ho perso Vera, mia moglie, circa 6 anni fa, dopo una lunga malattia, e sempre di più sento che la sua mancanza è per me un buco nero, dal quale non riesco ad allontanarmi.
Ma come sarebbe possibile non vivere dolorosamente il vuoto che ha lasciato chi ha condiviso quasi 40 anni di vita, di affetto, di preoccupazioni, di felicità .......

"Felicità"  ............. che strano suono questa parola .........

Recentemente ho letto in una rivista che è stato chiesto a Erri De Luca di ricordare il giorno più felice della sua vita; ha risposto: "ogni primo bacio". 
Quando ho visto l'intervista mi sono posto anch'io subito la domanda e per rispondermi ho dovuto riflettere sul significato di "felicità".
Penso al primo bacio come a un momento di sole nascente, di luce, di gioia che illumina e pervade ogni aspetto della vita. Con il primo bacio non inizia solo un percorso a due di sogno, di speranza, di energia. La grande emozione dell'inizio  fa vedere ogni situazione (familiare, professionale, amicale, ambientale, ecc.) in modo diverso: se ci sono problemi si vedono superabili; se si pensa agli amici si considerano simpatici, intelligenti, cari; se  si guarda il cielo lo si vede stupendo; se ci sono nuvole ci si stupisce di quanto sia affascinante la natura, ecc.

In questo periodo mi è difficile pensare a momenti felici lontani, ma un ricordo di qualche anno fa mi è tornato in mente, con tutta la sua emotività.

Dopo le prime chemioterapie di Vera andai a ritirare i suoi  esami e con infinita gioia lessi che il  "marcatore" della sua patologia era tornato nei limiti della normalità. Ricordo che telefonai subito a mia moglie con un tono di voce che le fece inequivocabilmente capire che per me in quel momento non esisteva più alcun problema.

Dopo quella meravigliosa notizia mi sentivo leggero, forse come sono tutte le persone normali che non vivono l'incubo di un percorso tanto incerto quanto doloroso, ma per me la sensazione era di stare in un quadro di Chagall, "di essere sopra le cose del mondo".

Erano passati pochi mesi dall'inizio del calvario di Vera e vivevo ogni momento con la consapevolezza  di stare  sotto una "cappa di piombo", sotto un carico difficile da sollevare anche di pochi centimetri per poter prendere una rapida boccata d'aria.

No, il terrore della malattia di Vera era una costante, non era superabile neppure per un attimo. 

Se incontravo persone che non conoscevano il mio problema mi era difficile fingere la normalità, ascoltare, sorridere, pensare in positivo: che se solo queste persone avessero conosciuto il mio dramma mi avrebbero compreso, forse consolato.

Tutto era grigio, triste e terribilmente pesante.

Ma quando ritirai l'esito e lessi il valore del marcatore, tutto, ripeto tutto, proprio tutto fu subito diverso: salutavo con piacere, sorridevo, facevo di nuovo progetti di viaggi e di vacanze con Vera. Ero felice. Non l'ho mai pensato prima, ma anche il valore di un marcatore può dare la felicità e posso affermare che quello è stato il giorno più felice della mia vita.

Ha cambiato il senso del mio vivere, mi ha permesso di pensare che il futuro avrebbe potuto essere ancora  come il passato, ricco di problemi non piacevoli ma superabili e di aspetti sereni, gioiosi: avrebbe potuto essere ancora un percorso lungo da fare con Vera.

Quella notizia è stata una luce non solo sul grigio del presente, anche sulla nebbia che avvolgeva tutti i ricordi e tutte le speranze.

Poi .............. i problemi riemersero e Vera se n'è andata e .............  anche la sua terribile sofferenza.

Sono anziano, non penso a nuovi bagliori sulla mia vita.

Nelle separazioni le persone che sono state lasciate hanno il dovere, non solo il diritto, di essere ancora felici, di vivere nuovi rapporti importanti, capaci di dare serenità, comprensione, vigore, passione, amore.

Nel lutto c'è certamente il diritto a una nuova vita, ma tra le due situazioni c'è una grande differenza.

Io ho iniziato la mia vita solitaria dopo un periodo di intenso legame, la malattia aveva

riacceso un bisogno enorme di vicinanza reciproca: sono sempre stato con Vera anche in ogni ricovero, giorno e notte, la sua sofferenza era la mia, mai come in quel periodo mi sono sentito parte di lei e ho sentito lei totalmente abbandonata a me.

Sono anziano e in questi giorni di freddo, in cui tutti sembrano raffreddati e influenzati e anch'io sono stato colto da brividi, grande freddo e febbre alta, ho compreso un nuovo aspetto della mia vita.

Stavo male ma non volevo fermarmi, considerarmi ammalato per così poco, e una sera andando a letto,  ho indossato anche un golf pesante, una sciarpa, ho messo una termo coperta sul letto e ho atteso che con l'antipiretico i brividi si calmassero. Le mie braccia mi stringevano  e a poco a poco ho avvertito il piacevole tepore del mio abbraccio.

E ............. ho capito che anche la febbre ha i suoi lati positivi: per me  è l'ultima occasione per vivere un caldo abbraccio.

Vittorio

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