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La chiamavano ansia

È stata mia moglie a portarmi da Trapani, dove viviamo, in questo ospedale di Milano. Quando sono arrivato non sapevo niente, anche perché non ricordavo, mi smarrivo, fa parte della malattia. Nel mio lavoro magari andavo in un posto per riparare un rubinetto e smontavo l’interruttore della luce… Avevo sempre un fortissimo mal di testa, e poi avevo un senso di paura, un po’ di confusione. In Sicilia la chiamavano ansia. Per loro soffrivo di ansia per cui mi hanno dato delle pillole per curarla. Ma dopo un anno di trattamento, anziché migliorare la situazione peggiorava. Avevo anche degli attacchi epilettici.

Allarmata, mia moglie si è fatta aiutare da mia sorella e da mio cognato, che sono medici. Ho fatto degli esami, elettroencefalogramma, tac, risonanza, ecc.  Mia sorella ha poi inviato la documentazione ad un medico di questo ospedale di Milano, che si è rivelato disponibilissimo.

E così nel 2001 mi sono ritrovato qui seduto in un letto e non sapevo neanche perché.
Mi ricordo però che ero seduto su un lettino e il medico mi spiegava che cosa avrebbero fatto, che avrebbero tagliato questo e quello, dicendomi simpaticamente “non con martello e scalpello come taglia lei che è idraulico!”. Era un modo gentile per alleggerire la situazione. E poi non ricordo più niente.

Il 22 agosto 2001 mia moglie mi ha portato qua, il 24 mi hanno fatto l’intervento, il 27 sono uscito e il 28 ero a casa. Tutto a posto.

Poi hanno controllato quello che hanno tirato fuori e, visto che si trattava di un blastocitoma, ho fatto 10 cicli di chemioterapia.

Trascorsero cinque anni, ma all’ultima risonanza magnetica c’era qualcosa che non andava bene. Ed eccomi qui di nuovo.

Purtroppo adesso so dove sono, e quindi mi preoccupo di più. Inoltre hanno detto che la situazione è più critica dell’altra volta. Mi hanno detto che sul lato sinistro potrei avere dei problemi di movimento.

In questo ospedale i medici sono bravi, mi fanno sentire in famiglia. Altrove sono abbastanza cordiali, ma qui c’è qualcosa di più. Qui il medico ti prende, ti abbraccia, è caloroso, è tutto un altro discorso. Il medico di cui parlo è un direttore. In altri posti invece spesso il primario ti tiene a distanza. Può essere anche più bravo di un altro, ma il fatto di essere tenuto a distanza fa sentire male. Male perché uno pensa a quello che ha addosso, alla sua malattia, a quello che vive, e non si sente capito neanche da un medico, che è l’unico che dovrebbe capire.

Perché la gente non arriva a capire la gravità della malattia, persino i genitori. Non tutti, ma tra i famigliari, c’è chi capisce e chi no. È anche un fatto di ignoranza in materia. Chi non passa per questo tipo di malattia non ci può credere. Magari per sentito dire, ma non è la stessa cosa.

La malattia mi ha cambiato radicalmente la vita. Come idraulico, avevo una società e l’ho dovuta chiudere, per la malattia stessa. L’ho voluta chiudere io perché il mio socio mi aveva proposto di rimanere. Ma personalmente non me la sentivo di pesare sui miei soci. Inoltre, anche il dottore mi diceva che non potevo più salire le scale, che era meglio lasciar perdere… Allora per evitare il peggio ho scelto così.

Però non mi sono mai fermato. Dal 2001 al 2004 mi sono messo a costruire una mia casa, insieme a mia moglie, e certamente lavoravo molto più di prima, per cercare di alleviare il nervoso. Non riuscivo a stare fermo tanto ero nervoso! Perché è stata dura. Penso per me e per tutti. Ma io posso parlare solo per me.

Per fortuna con la mia famiglia, cioè mia moglie e i miei figli, è andata benissimo. Mia moglie si occupa molto di me, quando c’è stato bisogno ha sempre lasciato il suo lavoro per farmi compagnia. E la famiglia vera e propria sono quelli che la sera, quando si chiude la porta, rimangono dentro.

Commenti   

 
#1 Francesca 2008-02-27 20:35
Non sai quanto ti ammiro... spero di riuscire anche io a trovare quel coraggio che hai nella vita...desidero solo un po' di serenità...smet tere di avere paura...degli altri, di me stessa, di perdere il controllo...ma forse a 16 anni si è ancora troppo piccoli per certe cose...non vedo l'ora di crescere.
Comunque grazie...buona fortuna...
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