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Ma perchè non dovete credermi?

Oggi è scomparsa una sana abitudine che c’era prima, che non è quella del medico tuttologo, ma quella del medico impegnato a capire il paziente e a capire la malattia del paziente. Oggi, appena uno si presenta i medici non gli chiedono quello che ha, gli dicono di fare analisi e accertamenti, spesso inutili e non attinenti con la fenomenologia descritta, e questo per avere un conforto su ciò che non potrebbe essere, non su ciò che è.


Il problema è sorto verso dicembre di un paio di anni fa. Ero andato a prendere i bambini a scuola e, tornando a casa di mio figlio, il cane per farmi le feste mi è saltato addosso e mi ha preso sul ginocchio. Sono caduto a terra con un dolore fortissimo e per tre giorni non ho potuto poggiar la gamba, è stato un disastro. Sembrava un fatto, così, strano e occasionale. Da lì è incominciato qualche problema al rene sinistro.

Avendo un calcolo molto grosso alloggiato in modo da non poter essere espulso sono andato dal mio medico di famiglia. Mi ha fatto fare un’ecografia la quale ha confermato quello che già sapevo di questo calcolo. Però continuavo a camminare zoppo e in più sentivo sempre questo forte dolore ai reni. Questo è durato fino a febbraio. Poi, ai primi di marzo dell’anno scorso, di notte avvertivo un forte dolore al braccio destro. Non sapevo come metterlo, mi giravo, mi voltavo, non trovavo la posizione per appoggiare il braccio e dormire tranquillo.

Sono andato dal medico che mi disse: “Mah, sarà un po’ di artrosi cervicale, si prenda un po’ di vitamina B e qualche altra cosa”.  

L’artrosi senz’altro ce l’ho, tutti l’abbiamo ad un’età come la mia, ma la diagnosi non mi convinceva.
Sono andato dal diabetologo, perché era da tanto che non facevo la visita diabetologica, e questa signora, una dottoressa, mi dice: “Facciamo una serie di accertamenti. Venga al Policlinico a N. (città del Nord Italia), la ricovero per due o tre giorni e vediamo a cosa è dovuto questo fenomeno alla gamba e al braccio. Purtroppo prima di dieci giorni non posso ricoverarla perché devo andare a un convegno. Al mio rientro le faccio sapere”.

Così ho aspettato.

Io, però, cominciavo a non star bene, ad avere formicolii alla mano destra e ad avere sempre più dolore al braccio. Un giorno ho chiamato la mia dottoressa, medico di base, che è venuta a casa e le ho chiesto: ”Forse ho avuto qualche ictus, qualcosa, e magari non me ne sono accorto? Perché ho questa difficoltà al braccio e alla gamba e, aldilà della vecchia caduta, stento proprio ad appoggiarla per terra, mentre fino a qualche giorno fa camminavo normalmente. Ma ho tolto le stampelle da quasi un mese”. Lei mi rispose: “Ma no, cosa dice, lei sta bene”. Mi ha fatto la visita, mi ha fatto camminare, mi ha fatto il controllo della fermezza delle mani, camminare a occhi chiusi e tutti i vari test che si fanno per controllare la coordinazione del movimento concludendo dicendomi: “Lei non ha assolutamente niente, è sano come un pesce, continui a prendere quello che le ho dato per la cervicale”.

Sono rimasto molto perplesso. Pensavo: “Io ho avuto un’ischemia, un ictus, qualcosa”. L’indomani mi alzo in condizioni peggiori rispetto a come mi ero messo a letto la sera, sempre con il braccio e con la gamba che non riuscivo ad appoggiare a terra, quasi fosse paralizzata. A quel punto ho detto a mio figlio: “Fa una cosa: la mia diabetologa non c’è, procurami una camera privata al Policlinico così mi ricovero, faccio tutti gli accertamenti e vediamo”.

Sono stato lì quattro giorni e ho fatto una serie di accertamenti, c’era lì il mio cardiologo personale, quello che mi seguiva sempre da privato. Dalla risonanza magnetica è emerso che avevo avuto un’ischemia ventricolare, ma purtroppo non si poteva sapere se era recente o remota. Nonostante questo la dottoressa ha continuato a darmi addosso.

Quando mia moglie l’ha accompagnata alla porta le ha detto: “No, signora assolutamente non c’è ictus, non c’è ischemia, suo marito forse è depresso”.  Ma dico, vada a quel paese! La depressione non so cosa significhi, grazie a Dio. Per il mestiere che ho fatto, per tutto quello che ho vissuto nella mia vita, non sono mai stato depresso, neanche nei peggiori momenti, mai, non era possibile. Io ho un fortissimo autocontrollo e faccio sì che nulla possa influenzare il mio umore, il mio stato psichico. Sono amorfo da questo punto di vista, sono inattaccabile.

Quindi ho continuato questi esami al Policlinico e ho chiesto io di fare altre visite diabetologiche e dal neurologo.

Tutti mi hanno più o meno confermato questa ischemia. Appena vedevano le lastre mi dicevano che assolutamente era quella la causa e che dovevo incominciare subito la riabilitazione.

Difatti ho cominciato la riabilitazione già al Policlinico e le cose sono andate avanti anche quando sono stato dimesso. Veniva tre volte la settimana una ragazza che mi faceva fisioterapia riabilitativa dell’arto inferiore del lato destro. Sempre lì in clinica, ho fatto presente che oltre al formicolio alla mano destra avevo un inizio di formicolio anche ai polpastrelli delle dita della mano sinistra ma mi risposero: “Non è possibile”. Io allora aggiunsii: ”Ma come non è possibile? Io le sto dicendo che oltre alla destra ho formicolii anche nella mano sinistra e quindi vorrei capire da che dipende, perché se mi dite che l’ischemia ventricolare è a sinistra, e quindi il lato interessato è quello destro, allora perché ho anche il lato sinistro interessato, o per lo meno comincio a sentire qualche cosa?”. Mi sentii nuovamente rispondere: “Ma non c’è niente, adesso facciamo la TAC e vediamo”.

Mi hanno fatto la TAC e non è uscito niente. Però avevo sempre il formicolio. Ma non finisce qui. Ho fatto tutta un’altra serie di accertamenti, radiografie, mi hanno spellato proprio dalla testa ai piedi, mi hanno fatto tutto quello che era possibile e immaginabile, e anche oltre, almeno così mi hanno detto dopo, che molte cose le potevano evitare perché non avevano nessuna attinenza.

Sta di fatto che dopo una settimana, il 20 marzo, sono ritornato lì per parlare con il cardiologo emodinamico che mi stava seguendo insieme al primario, e gli ho chiesto se per caso facendo l’endoscopia mi avessero toccato qualcosa, perché avevo un dolore fisso al torace che non mi consentiva né di respirare, né di tossire, niente, ero praticamente semiparalizzato per una fascia di cinque centimetri alla bocca dello stomaco.
 
Ancora una volta mi risposero:  “No, non è niente ed ho parlato con il medico che ha fatto l’endoscopia e anche per lui assolutamente no, è tutto normale, non c’è niente”.
 
Ho chiesto al mio medico ulteriori accertamenti per capire qualcosa su questa fascia che mi faceva male, e anche per capire se per caso le medicine che mi avevano dato potevano influenzare in qualche modo l’ugola, perché avevo l’ugola un po’ pendula, asserivo io.

Ho fatto due visite specialistiche, sono stato dal primario del San Patrizio a far una terza visita, sono stato all’ospedale di Z. (Cittadina del Nord Italia) per un’altra visita, sono stato al Policlinico di N. per un’altra visita, sono stato a Q. (Capoluogo di Provincia del Nord Italia) sempre per un’atra visita, e ho sentito raccontare una serie di complete bufale. Chi mi voleva operare (mi ha fissato l’appuntamento per il lunedì mattina) per accorciarmi l’ugola, un altro mi ha detto: “No, noi non accorciamo l’ugola ma tagliamo il palato, la tiriamo da sopra”.

Insomma, non sto ad elencare tutto quello che mi hanno detto, oltre i soldi che mi hanno fatto buttare, perché per ogni visita erano 250 euro. 

E così mi sono trovato a dover desistere, per un senso di sfiducia massima nei confronti dei medici, perché mi sono reso conto di quanta ignoranza c’è in giro, sopratutto a livello dei titolari di ospedali. Praticamente il loro interesse è solo di tipo economico. Del paziente non gli interessa assolutamente niente. Non c’è un minimo tentativo di approfondire un attimino la conoscenza del caso, di approfondire attraverso visite e indagini mediche per capire qualcosa in più di quello che il paziente riesce a raccontare. Un “pressapochismo” e una superficialità veramente spaventosi.

Fisicamente avevo sempre il problema dell’ugola che mi dava fastidio di notte, e sopratutto avevo paura e pensavo “se continua a crescere e mi tocca il fondo della lingua e scende giù, io rischio di morire affogato di notte.” Per cui la notte ero sempre molto attento, ma in effetti non era un problema così grave, era solo questione di abituarsi ad un’ugola un po’ più lunga, o comunque un po’ diversa.

Tramite il diabetologo che vedevo tutti i mesi a Q. ho deciso di farmi fare l’intervento alla carotide sinistra, perché una delle cause possibile dell’ischemia cerebrale poteva essere la riduzione della conduzione del sangue nella carotide sinistra che aveva un’ostruzione di circa il 60%. È una cosa che tutti noi abbiamo a una certa età, del 20 o 30%, e in genere fino all’80% non operano neanche. Ma a scanso di equivoci ho pensato che, se questa era la causa, era meglio intervenire onde evitare un’altra ischemia.

Fatto l’intervento tutto era come prima. Mi hanno fatto ripetere un’altra volta la risonanza magnetica, e dopo un mese non c’era assolutamente niente, era tutto come prima. 

Mi hanno rifatto la TAC e un altro ricovero di due giorni, senza risolvere assolutamente niente. Il problema dell’ugola era lì, il problema del formicolio alle mani e alla gamba era lì, e il dolore era lì. E io non ho mai saputo a cosa tutto questo era dovuto, almeno fino alla primavera di quest’anno, ho brancolato completamente nel buio pur avendo girato tutti gli ospedali migliori della zona. Sono stato anche al Fermi a N. (Capoluogo di Provincia del Nord Italia), a N., B. (Capoluogo di Provincia del Nord Italia), Q.…

Una delle cose che più mi ha infastidito è che questo cardiologo, da cui andavo privatamente nel suo studio, una mattina mi ha fatto capire chiaramente che forse era meglio che io andassi da un neurologo per farmi dare qualcosa, anzi mi disse proprio:  “Lei è troppo assillante, vuole sapere cos’ha avuto ma io non sono in grado di dirlo”. Praticamente mi ha liquidato. Ho deciso di non andarci più, dopo che si era fregato un sacco di soldi, sia durante il ricovero sia per le visite nel suo studio. Non mi sarei mai aspettato una frase del genere! La sensazione è proprio quella di chi si sente scaricato perché rappresenta un problema e nessuno è in grado di dare una soluzione. Questa è la cosa più avvilente che secondo me possa capitare.

Tramite un medico di Q. sono andato a B. a farmi visitare, e mi hanno tolto quell’ostruzione che avevo. Non era così traumatica perché era su una deviante dell’aorta, non era sul troncone principale. L’intervento è consistito praticamente nell’aprire l’aorta in senso longitudinale, togliere tre strati interni con tutta l’occlusione, e poi ricucire. È un intervento abbastanza banale dicono loro. Per farlo hanno otto minuti di tempo. Dal momento in cui incidono la carotide hanno otto minuti di tempo per fare tutto e ricucire. Io ho questo segno qui, una trentina di punti, di acciaio.

Fatto questo io speravo di stare meglio, e invece tutto come prima. L’importante, comunque,  secondo me era pensare che non c’erano più le cause perché si ripetesse il fenomeno ischemico che si era presentato la prima volta.

Dopo l’intervento ho continuato a fare i controlli, e andavano sempre bene, e ho continuato a fare le visite dal diabetologo sistematicamente tutti i mesi, senza vedere mai un risultato. Nel frattempo ho continuato a fare la fisioterapia e ho cominciato anche la palestra due volte la settimana, così che per quattro giorni la settimana ero impegnato.

Per i diabetici l’attività fisica è importante perché migliora le condizioni, fa scendere la quantità di zuccheri nel sangue e di conseguenza migliora tutto il circolo, e quindi colesterolemia, glicemia e via dicendo.

Questa è stata la storia fino all’intervento chirurgico, cioè fino a dicembre dello scorso anno. Ho continuato a fare fisioterapia, palestra, il tutto sempre privatamente perché con il servizio sanitario nazionale è praticamente impossibile ottenere quoi que ce soit, come dicono i francesi, è veramente una cosa indegna.

Mi ero abbastanza tranquillizzato perché tutto sommato vedevo che, insistendo molto con l’attività fisica, camminando, muovendomi di più, facendo lavoretti a casa, le mie condizioni generali erano sostanzialmente migliorate. Camminavo normalmente, la gamba non mi faceva più male. L’unica cosa che avevo era un leggero formicolio alle dita del piede destro. E quindi dicevo: “Se anche devo campare così, pazienza, però voglio capire che cosa ho avuto. Devo sapere che cosa ho avuto.”

Sono andato da un neurologo che mi ha detto di prendere una pasticca alla sera per dormire più tranquillamente, che questo mi avrebbe aiutato anche durante il giorno a recuperare fisicamente tutti gli inconvenienti di cui mi lamentavo. Mi ha detto che per lui era un fatto di insensibilità alle piccole fibre, per cui mi ha fatto una biopsia cutanea alla gamba e al braccio, prelevando dei pezzetti di pelle che hanno poi esaminato. Ma non è uscito assolutamente niente. Mi ha fatto ripetere un esame che avevo già fatto al Policlinico di N., l’elettromiografia, per vedere lo stato di conduzione dei nervi fino al cervello. Assolutamente tutto normale.
 
La cosa mi ha fatto incavolare, chiaramente, “è possibile che io non riesca a sapere la causa di questo intorpidimento alle mani!”

Io con le dita non riuscivo a prendere due pillole contemporaneamente, inizialmente non riuscivo neanche a scrivere e a fare la mia firma. Per pagare l’ospedale mi hanno fatto loro l’assegno e io ho fatto uno sgorbio di firma! Poi pian piano questo l’ho recuperato e adesso firmo, scrivo, non ho nessun problema.

Una delle cose che mi avevano detto al Policlinico di N. era che dovevo fare un esame alle gambe per vedere se per caso non avevo una stenosi. Ci siamo, un’altra volta! Altro ricovero, altro esame… Ne ho fatti così tanti! Niente, non c’era niente. E io dico: “Senta, non c’era bisogno di fare tutto questo, bastava prendere la pressione all’altezza della caviglia, o fare un’ecografia, se c’era flusso sanguigno non c’era stenosi”.

Loro addirittura volevano fare una perfusione e quindi mettere uno stent per togliere questa eventuale stenosi. Mi sono rifiutato; assolutamente no. Infatti, quando sono andato a fare la visita di controllo dopo tre mesi mi sono fatto controllare anche le gambe, e non c’era assolutamente niente. Mentre loro mi avrebbero messo direttamente lo stent… una cosa allucinante, semplicemente allucinante!

Poi a marzo di quest’anno mi sono comparse delle extrasistole, delle palpitazioni molto forti. Ho fatto un elettrocardiogramma e mi hanno detto: “Lei ha un blocco di branca sinistra che è un po’ pericoloso, venga in ospedale, le facciamo una visita e vediamo esattamente di che si tratta”.  Questo sempre a M.. Sono stato lì un giorno, sono uscito la mattina dopo. Con un catetere passando dall’inguine sono arrivati al cuore: non è uscito niente.

Ho rifatto un elettrocardiogramma, non c’era più il blocco di branca. Va da sé quello che io possa pensare di questi medici… 

Intanto a me frullava sempre in testa il pensiero: “Devo capire che cosa ho, perché certe cose mi sono capitate”.

Ho fatto ricerche su internet aiutato dai figli, non so quanta roba ho letto e studiato per capire.
 
Una sera ho visto in televisione un professore, il prof. Angelini, ortopedico di S. (Capoluogo di Provincia).

Sono andato da questo medico di cui mi aveva colpito la chiarezza delle risposte e la descrizione di alcune fenomenologie che possono essere causate da un artrosi cervicale nascosta o da ernia del disco.

“Ne ho visti tanti, se ne vedo un altro non succede nulla”, ho pensato. Quindi vado, mi visita e mi dice: “Guardi, io non le dico nulla. Faccia queste due analisi e poi ci rivediamo”.

Una era una radiografia della colonna vertebrale sotto sforzo, o sotto curva (ora non ricordo più perché veramente sto cercando di dimenticare tutto…), e poi mi ha chiesto di fare un accertamento, secondo lui importante, che era un’analisi genetica del sangue, per capire se ci fosse ereditarietà in qualche malformazione, mancanza di geni, cose di questo genere. Risultato: assolutamente niente.

Mi aveva anche detto di fare un altro test da un bravo neurologo di Q., o in qualche buon ospedale tipo il San Patrizio, per esaminare i potenziali vocati, che sono una misurazione della conduttività elettrica dei nervi e dei tendini per vedere come il cervello li avverte e come ritrasmette gli impulsi verso la periferia. Ho fatto quest’analisi e il medico che me l’ha fatta dice: “Guardi, c’è proprio qui oggi il professore titolare della cattedra di Q. che fa queste cose. Per me, a prima vista non c’è niente, ma dato che lui è qui, se vuole approfittarne lo avverto”.

Era libero quindi sono andato. Non ha voluto vedere nessuna carta e mi ha chiesto: “Lei prima mi racconti quello che ha, io le dico il mio punto di vista, poi vediamo le carte e le do la conferma di quello che le ho detto”.

Mi è parso un approccio abbastanza serio, anche se era una visita non frettolosa, ma inizialmente superficiale, basandosi solo sul mio racconto, la sequenza degli eventi, eccetera.

Dopo che gli ho raccontato tutto mi ha risposto: “Senta, ma nessuno le ha mai detto che a seguito di un’ischemia o di un ictus la prima cosa interessata è l’ugola?”, io gli ho risposto: “ No, sono stato da tizio, caio e sempronio, ma nessuno mi ha detto nulla di questo”. E lui: “Strano, è la prima cosa che dovrebbe dirle un neurologo, e questo lo sanno sia i diabetologi, sia i cardiologi, tutti lo sanno, chi ha avuto un’ischemia può presentare questo tipo di inconveniente. Le dirò di più, lei probabilmente lo ha avuto in forma assolutamente leggera, ci sono altri che devono in effetti fare un intervento, ma sono anche interventi che hanno una breve durata nel tempo. Allo stesso modo questo dolore che lei dice di avere al torace, dipende anche quello dall’ischemia. Sono cose assolutamente reversibili, è solo un problema di pazienza, di tempo, ma poi scompaiono. Faccia queste iniezioni e ci vediamo fra due o tre mesi. Si faccia pure le vacanze tranquillo, per me non ha assolutamente niente”.

Così ho preso la palla al balzo e me ne sono andato in vacanza per quasi due mesi al mare.

Inizialmente avevo paura di buttarmi sotto a nuotare, poi ho cominciato a nuotare tranquillamente. L’unico problema che ho ancora è quello di non poter fare lunghe camminate o camminare svelto. Però posso camminare piano. Io ho 67 anni e tanta gente alla mia età cammina col bastone, mi dovrò rassegnare anch’io prima o poi a una cosa del genere, ma non mi crea problemi.

Ogni tanto avverto ancora l’ugola che mi tocca, ma riesco a parlare, e ho pure ripreso a fumare. Al diavolo medici e medicine, non ne voglio saperne più niente!

Oggi è scomparsa una sana abitudine che c’era prima, che non è quella del medico tuttologo, ma quella del medico impegnato a capire il paziente e a capire la malattia del paziente. 

Oggi, appena uno si presenta i medici non gli chiedono quello che ha, gli dicono di fare analisi e accertamenti, spesso inutili e non attinenti con la fenomenologia descritta, e questo per avere un conforto su ciò che non potrebbe essere, non su ciò che è. Questa è la cosa molto grave dei medici di oggi.

Il medico di una volta, venti o trent’anni fa, veramente viveva con il paziente la fenomenologia, si poneva una serie di questioni, lo si appurava dal tipo di domande che faceva. Questi non chiedono mai niente! Ascoltano quello che il paziente è in grado di dire, ed essendo una persona non analfabeta, parlando per me stesso, posso desumere di essere in grado di descrivere in maniera chiara e sequenziale la fenomenologia che mi interessa in quel momento, e per loro è sufficiente quello. Ma secondo me non può e non deve essere così. Un minimo dubbio che io possa aver distorto o omesso qualcosa nel mio racconto se lo dovrebbero porre e quindi intervenire facendo domande, o avanzando supposizioni ad alta voce, ma qui non si sbilancia nessuno. A cominciare dal mio medico di base, che quando le ho detto: “Io sono certo di aver avuto un’ischemia o un ictus”, mi ha risposto: “Ma lei è pazzo, come fa ad affermare certe cose?”. Ed io insistevo: “Ma io ce l’ho! Vede che non riesco a poggiare il piede per terra e che non so dove appoggiare questo braccio di notte per dormire. Non può essere artrosi cervicale curato con la vitamina B”., e lui: “Si metta la pomata di Voltaren”.

E poi è tutto facile. L’otorino-laringoiatra che vedo in ospedale per l’ugola mi dice: “No, è tutto a posto, tutto normale”. Allora vado anche privatamente, perché forse in ospedale dice una cosa e invece in studio parlando dice un’altra, e infatti alla fine mi dice: “Venga lunedì mattina, se lei si vuole togliere l’ugola gliela tolgo”.
 
Quindi fiducia nei medici no. C’è un’ignoranza spaventosa! E c’è un interesse economico palese. Non solo nel mio caso, l’ho notato anche sentendo altri pazienti.

In famiglia, inizialmente mia moglie era molto preoccupata,  teneva molto a che io facessi l’intervento, perché capiva l’importanza di non correre altri rischi, di un’altra forma  ischemica o di ictus, magari più grave. Anche i figli mi sono stati tutti vicino, molto.

Dopo l’intervento, io continuavo a lamentarmi dell’ugola, della gola, non riuscivo a tossire, a soffiarmi il naso, non riuscivo a parlare più di trenta secondi perché non avevo fiato, e avevo sempre questo dolore al torace. E allora m’incavolavo quando mia moglie mi diceva che dovevo camminare, fare, che poi sarebbe passato… Le dicevo: “Ma tu non stai capendo che io giorno dopo giorno sto peggiorando e arrivo alla morte, e non so perché vado a morire!”.

È pazzesco! è una condizione che io non auguro a nessuno, soprattutto quando si è coscienti di aver fatto tutto il possibile e l’immaginabile per cercare di capire e di sapere. 

A tutti io chiedevo: “Io voglio sapere. Non m’importa quanto mi chiedete come onorario, se mi chiedete di fare questo o quell’altro accertamento. Io voglio capire che cosa ho, se è curabile, se non è curabile. Ma prima voglio sapere che cosa ho”. Per cui quando mia moglie mi diceva “ti passa”, io le dicevo “ma ti rendi conto che io sto peggiorando giorno dopo giorno?!” Ero arrivato al punto di non riuscire a prendere una pillola con le dita da sopra il tavolo! È una cosa indescrivibile quello che si prova. Ho anche avuto una crisi di pianto, proprio mi sono arrabbiato. Una mattina la fisioterapista è venuta a casa e le ho detto: “Senta, smettiamola, non facciamo più niente perché tutto quello che sto facendo non serve a nulla, perché se io non so che cosa ho e che cosa sto curando, mi dice cosa ci vediamo a fare?”. Lei mi è venuta addosso, e anche mia moglie: “Ma no, lei deve continuare!”.  Mi è venuta una crisi di nervi, ma non potevo pigliarla a schiaffi, né a lei né a mia moglie! E quindi, come spesso succede quando uno non si può sfogare, mi sono sfogato con il pianto, l’unica volta in vita mia. Una reazione emotiva molto profonda che io non avevo mai provato. Io avrei spaccato il mondo in quel momento! E dico: “Ma perché non dovete credermi? Se io vi dico che sento queste cose?!”

Io ho visto tanti, ma tanti professori universitari. A nessuno è venuto in mente di collegare a il fatto ischemico a questa fenomenologia che io denunciavo. L’unico è stato questo neurologo di Q. che mi dicono essere uno dei migliori in Europa. Ha ascoltato attentamente le cose che gli ho detto e ha voluto trovare riscontro. La visita è durata tre ore, mi ha esaminato praticamente tutto, dall’unghia del piede, com’era tagliata, se c’era infezione sotto, e durante questa fase di riscontro, prima ancora di vedere tutti gli accertamenti, mi ha descritto ogni pezzetto di corpo che lui ascoltava e palpava, mi ha descritto quello che lui sentiva e vedeva, tutte cose che poi hanno trovato riscontro negli accertamenti che avevo fatto. Quando poi infatti abbiamo letto gli accertamenti lui mi ha fatto vedere, che a proposito del piede c’è questo, a proposito del braccio c’è quest’altro, a proposito della mano c’è quello. E quindi lui sostiene, contrariamente a quello che pensano sia i medici del Fermi che gli altri medici, che io ho una neuropatia diabetica.

Io trovo nei dottori una sorta di timore se trovano un paziente, uno che reputano un po’ rompiscatole, ma il mio non è essere rompiscatole, il mio è un voler sapere, “io voglio sapere, voglio capire, non accetto che mi si dicano cose che non abbiano una logica”. Se mi dicono che mi sono spezzato il dito che mi fa male, mi sta bene, ma se non mi dicono che il dito è spezzato e mi fa male, non mi sta bene, voglio capire cosa ho dentro il dito che mi causa il male.

Questa è la cosa più drammatica che mi potesse capitare, perché io sono una persona razionale, molto logica. È  anche una deformazione professionale perché dal ‘58 mi sono occupato di calcolatori, i primi corsi in Europa li ho fatti io, ho inventato dei sistemi informatici importanti, quindi ho avuto questa matrice tecnica che mi ha condizionato la vita e inquadrato nella vita professionale. Poi da lì sono passato all’organizzazione, fino  alla dirigenza e alla gestione d’impresa.

Ho avuto una vita abbastanza variegata con esperienze che sono state tutte sequenziali l’una all’altra, proprio come se fosse un ragionamento logico. Quindi per me tutta questa storia è veramente sconcertante,  avvilente.

Si capisce solamente una cosa: quello che a loro interessa è il business, basta. Stando ricoverato in clinica a pagamento, in una stanza che costa sugli 800 euro al giorno, pagando tutto, il medico che viene si affaccia alla porta e dice: “Come va stasera? Va bene?”, gli si risponede: “Sì, tutto ok” e dunque lui conclude con: “Grazie ci vediamo domani mattina”. Poi ripassa l’indomani mattina, e lui sul conto segna due visite! Una la sera e una al mattino, fatte sotto l’arco della porta! È una cosa allucinante! E meno male che me lo sono potuto permettere! In tutto ho speso più di 100.000 euro!

Se una persona si trova in questa situazione senza soldi si spara! È una cosa che non farei mai perché amo troppo vivere, per cui non oserei mai farmi del male da solo, però veramente mi immedesimo in quelle persone che non hanno questa possibilità, o quelle persone con un livello intellettivo “condizionato”, che accettano tutto ciò che viene loro detto senza discernere ciò che è giusto, ciò che è logico e razionale da frottole che gli raccontano per avere al fine della visita una parcella. Tutto qua.
 
È una cosa allucinante. Io pensavo molto male degli avvocati prima, e lo penso tuttora, perché costruiscono delle verità e il giudizio del tribunale viene dato su una verità giudiziaria, non su quella vera. Perché esistono due verità, quella vera e quella giudiziaria. E questo mi ha sempre offuscato la figura dell’avvocato. Come si fa, per esempio, a difendere un delinquente che ha ucciso un bambino, e si trovano mille alibi per fargli avere il minimo della pena, se non addirittura l’assoluzione? Ci vuole una forza che io personalmente non ho, e se l’avessi non la metterei mai a disposizione di una cosa del genere. Oggi penso dei medici peggio di quello che penso degli avvocati. Sono tutti così, non si salva nessuno, se non poche rare eccezioni, come quello di Q.. Ma il mio è un caso estremo e paradossale…

Commenti   

 
#10 antonio 2016-02-14 01:01
ciao
so che è un forum vecchio, ma per favore e vi prego di darmi il contatto del dottor. Q per andare da lui e capire che cosa ho.....

grazie.....
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#9 Emiliano 2015-06-22 14:32
Anch'io sto vivendo la stessa situazione!
Come posso mettermi in contatto con questo neurologo di Q. ?

Grazie
Citazione
 
 
#8 Mara 2015-02-23 15:50
Salve.. Anch'io da circa un anno sto vivendo un calvario che mi sta facendo impazzire.... Provo dolore continui in tutti i movimenti che faccio... Gambe.. Braccia.. Spalle ecc.. Continuo ad andare a vari controlli ma non trovo soluzioni.. Mi continuano a dire che sono depressa e ci può stare ma sfido chiunque a non sentirsi depressa se da tempo non si dorme mai e se mai crollo dalla stanchezza lo faccio su una poltrona.. Non ho soldi per continuare a fare qualcosa.. Chiedo quindi se qualcuno conosce un medico o una struttura dove potermi recare per avere la certezza che non matta ma sono sola stanca.... Aiuto grazie
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#7 Alessandro 2014-08-14 22:04
Anch'io sto vivendo la stessa situazione... è ho solo 24 anni !
Come posso mettermi in contatto con questo neurologo di Q. ?
Citazione
 
 
#6 Tina 2012-03-24 01:15
Guardi...io molti anni fa sono incappata in un episodio di malasanità...no n sto a dirle i risvolti, non è importante, però ho cercato e cerco di sapere il più possibile se capita qualche disturbo ,spesso i migliori medici siamo noi stessi, però mi sento anche di dire che ci sono bravi medici, io penso che alcune volte anche loro purtroppo brancolino nel buio. Detto questo le auguro buona vita. p.s.= al signor Fabio vorrei dirle che visto che sono otto mesi che ha un forte dolore al braccio sua moglie potrebbe essere qualcosa di assolutamente curabile anche se doloroso...se non riesce a venirne a capo andando dal medico o dove l'ha portata provi a chiedere un consulto in rete (ci sono dei bravi e preparati medici ) clicchi su google la salute è ok
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#5 fabio 2012-03-20 12:35
sono preoccupato per mia moglie , e da quasi otto mesi che a un forte dolore al braccio destro che gli aumenta la notte , e persiste tutta la notte tanto che non può dormire , che cosa può essere? gli ho fatto fare dei raggi ma non e risultato niente di anormale , ma intanto il dolore continua ed io non posso vedere mia moglie che piange dal dolore , al pronto soccorso non mi hanno detto niente , allora che cosa può essere? qualcuno sa indirizzarmi il motivo reale del dolore? grazie per la collaborazione.
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#4 franci 2011-06-21 10:06
Sono stato colpito anch'io dall'ictus e purtroppo non ho recuperato, mi dispiace perchè da un luogo come il S. M. di roma mi sarei forse atteso di meglio, non un massaggetto di mezzora in mezzo a infermieri che sghignazzano fra loro.
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#3 Cricchio 2011-06-21 09:45
Ammirevole, per coraggio, determinazione e forza, spero e mi auguro che questa sua saggezza sia di insegnamento a QUALCUNO
Citazione
 
 
#2 aldo mantovani 2009-08-06 12:11
ho letto con attenzione la sua lunga relazione ed e' per me un ammonimento in quanto sto assistendo in qualita' di unico figlio mia madre novantenne seriamente ammalata e per la quale i medici mi dicono....e' l'eta^..!!!!!!! !...
Citazione
 
 
#1 giulia 2008-12-19 23:00
Sto vivendo qualcosa di simile perciò La capisco PERFETTAMENTE! Aspetto di trovare il medico giusto prima di dovermi laureare per capirci qualcosa...

Mentre leggevo il suo scritto m\'è venuta in mente una cosa: quanti laureati anche specializzati ma imbecilli ho conosciuto? Molti....

Mio padre diceva che il medico o l\'insegnante non sono professioni ma \'missioni\', e forse allora si esagerava...
ma non giustifica il pressapochismo, la faciloneria e l\'INCAPACITA\' di chi oggi si fregia di un titolo che NON merita... così non sono i titoli che fanno di un imbecille un UOMO... non è una laurea nozionistica a fare un MEDICO...ma può sempre usarla per entrare alle Poste!

La saluto e complimenti per l\'energia...
penso a mia madre: se va alla Asl da sola la trattano male perchè anziana! Qualcuno di famiglia deve accompagnarla.. .
Citazione
 

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